Santa Maria dello Spasimo

Lo Spasimo a cielo apertoLa storia: i committenti

Il  complesso conventuale intitolato a Santa Maria dello Spasimo fu voluto nei primi anni del XVI secolo da Jacopo de Basilicò, un ricco Giureconsulto di origini messinesi, volle rispettare le volontà testamentarie della moglie Ilaria Resolmini, nobildonna di origini pisane, desiderosa  di innalzare una chiesa dedicata al dolore immenso di Maria, che soffre dinanzi al figlio che crolla sotto il peso della Croce sulla via del Calvario. Il de Basilicò, esimio uomo di legge, reduce da un viaggio in Terra Santa, dona ai padri Olivetani di Santa Maria del Bosco, “un tenimento di case, vigne e giardino di sua proprietà ai margini del quartiere della Kalsa, per l’edificazione di una Chiesa con annesso convento”.
Aveva scoperto che quel terreno di sua proprietà si trovava a 60 passi da Porta dei Greci (nella sua prima collocazione cinquecentesca), esattamente come la chiesa dedicata a Nostra Signora dello Spasimo di Gerusalemme, che era a 60 passi dalla Porta Giudicaria (scenario della settima stazione della “Via Crucis” con la seconda caduta di Cristo).
Il 21 maggio del 1509 una Bolla di Papa Giulio II autorizzava la donazione del de Basilicò per l’edificazione di una chiesa con “campanile, campana, cimitero, chiostri, refettorio, dormitorio, orti, orticelli e varie officine per la necessità dell’ordine”. Secondo le volontà della testatrice la chiesa doveva essere terminata entro sei anni, e infatti attorno al 1516 il de Basilicò per celebrarla degnamente, commissiona al grande Raffaello da Urbino, un dipinto raffigurante “L’andata al Calvario“, da tutti conosciuto come lo “Spasimo di Sicilia“, e ad Antonello Gagini un magnifico altare marmoreo destinato a incorniciarlo.
Il progetto dei Padri Olivetani era grandioso e richiedeva ingenti risorse, cosi che i soli capitali messi a disposizione dal de Basilicò (egli costituì una rendita di cento onze annuali sui propri beni), risultarono insufficienti per portare a termine l’imponente opera edilizia. Così nel maggio del 1509 a Siena l’abate generale dell’ordine di Monte Oliveto, frate Tommaso Pallavicino autorizza il monastero di Santa Maria del Bosco a concedere in enfiteusi l’antica “gancìa” di Santa Barbara, di proprietà dell’ordine, per un canone minimo di cento ducati annui, nell’intento di garantire ulteriore copertura finanziaria al progetto edificatorio del complesso. Anche i terreni donati dal de Basilicò, che all’inizio sembravano sufficienti, risultarono invece incapaci di contenere nei loro confini il grandioso progetto previsto da Padri Olivetani, rendendosi necessaria l’acquisizione di nuovi spazi. Nel marzo del 1517 donna Eleonora del Tocco concede ai monaci alcuni suoi terreni adiacenti all’erigendo monastero che si sommarono ai terreni donati dal Basilicò.

SpasimoLa costruzione

Le vicende che riguardano l’edificazione del complesso  conventuale dello Spasimo furono molto travagliate: sopraggiunsero delle difficoltà di vario genere che ne allungarono i tempi di esecuzione e ne alterarono il progetto originario.
Capomastro della fabbrica di S. Maria dello Spasimo fin dal suo avvio fu Antonio Belguardo, personaggio ad oggi poco noto ma certamente uno dei protagonisti dell’architettura palermitana del primo cinquecento, che si impegnò nella realizzazione degli elementi strutturali principali della chiesa, nella quale i caratteri architettonici rappresentano quasi un unicum nel panorama costruttivo siciliano, per la tipica concezione dell’architettura di gusto gotico-settentrionale, con influssi di importazione iberica che ancora oggi possiamo ammirare.
Ma il progetto iniziale, peraltro molto ambizioso, non fu mai portato a termine, lasciando la sontuosa opera incompiuta. Le vicende che riguardano la fabbrica del complesso dello Spasimo sono strettamente connesse con le opere di fortificazione che si realizzarono a Palermo a partire dal 1537, volute dal vicerè don Ferrante Gonzaga per proteggere i punti più sensibili della città. Infatti il progetto della nuova cinta bastionata redatto dall’architetto bergamasco Antonio Ferramolino, prevedeva tra gli altri, la realizzazione di uno dei bastioni appunto nell’area del convento dello Spasimo, la cui realizzazione provocò seri danni all’edificio monastico e cambiò il destino del complesso. Furono abbattuti infatti, parte del campanile della chiesa, i chiostri e le stanze dei monaci che stravolsero la configurazione dell’intera struttura. I danneggiamenti subiti dal convento dello Spasimo erano talmente importanti da indurre i padri a chiedere di essere ricoverati nella vicina chiesa della Magione per potere espletare momentaneamente le loro funzioni, in quanto i monaci inizialmente non avevano intenzione di abbandonare il loro  monastero, ma la richiesta non ebbe seguito.

Cambio di destinazione
Qualche anno dopo il vicerè conte di Castro si interessa per far concedere ai frati la chiesa di S. Maria della Pinta ma anche questa volta senza esito. Tutte le altre soluzioni prospettate dal senato cittadino e dal vicerè non soddisfarono i padri Olivetani, che dopo tante vicissitudini nel 1772 furono costretti ad abbandonare il complesso abbaziale della Kalsa, già di proprietà del senato che lo aveva definitivamente acquistato nel novembre dell’anno precedente, per la somma di 4000 once, e a trasferirsi definitivamente nell’abbazia normanna di Santo Spirito.
Successivamente al trasferimento dei padri olivetani tutto il complesso viene  utilizzato dal senato per usi profani, e nel 1582 nella chiesa ormai sconsacrata, il vicerè Marcantonio Colonna, vi fece rappresentare l’Aminta di Torquato Tasso divenendo così il primo “teatro pubblico” della città. In seguito alla grande epidemia di peste del 1624 che colpì la città, in mancanza di strutture ospedaliere adeguate, il convento dello Spasimo fu adibito a “lazzaretto”ed ancora a magazzino senatoriale per la conservazione delle riserve cerealicole della città. Dal 1835 divenne ospizio di mendicità e successivamente nel 1855 l’ospedale meretricio che era aggregato all’ospedale grande di palazzo Sclafani viene trasferito nei locali dello Spasimo (ospedale dello Spasimo, sopravvissuto fino al 1985). Alla fine del secondo conflitto mondiale, la chiesa venne utilizzata come deposito di materiale artistico proveniente da palazzi e chiese della città danneggiate dai bombardamenti, poi per anni cadde nell’oblio rimanendo praticamente abbandonata fino al 1988, anno in cui si incominciò un vasto lavoro di restauro e di ripristino dell’intero complesso, che vide restituire alla pubblica fruizione nel 1995, il magnifico complesso abbaziale.

Oggi la chiesa con la sua navata a cielo aperto, è un luogo suggestivo adibito a spazio culturale che ospita eventi di vario genere, un’incantevole scenario per manifestazioni teatrali e musicali.

Lo spasimo di Sicilia di RaffaelloIl dipinto di Raffaello
La storia di questo meraviglioso monumento è stata sempre legata al famoso dipinto di Raffaello “lo Spasimo di Sicilia“, che ha una storia a dir poco affascinante. L’opera, commissionata al grande pittore urbinate dal de Basilicò nel 1516 per adornare la cappella funeraria che si era riservato nella chiesa, subì nel corso del tempo varie traversie.
Secondo quanto ci dice il Vasari, il quadro partì per Palermo via mare, ma a causa di una violenta tempesta che affondò la nave, equipaggio e carico finirono in mare. Si perse tutto tranne il dipinto, chiuso in una cassa bene imballata che la corrente trasportò fino a Genova. Il ritrovamento ebbe grande rilevanza e apparve come un miracolo, alla notizia del ritrovamento i frati dello Spasimo chiesero l’intercessione di Papa Leone X per riavere l’inestimabile dipinto, riuscendo alla fine, a portare l’opera a Palermo.
Nel 1661  il vicerè conte Fernando D’Ayala riuscì ad ottenere il dipinto dall’abbate Clemente Staropoli a cui concesse privilegi e una rendita annuale (anche se fu pagata solo in parte). Questi ne fece dono al Re filippo IV di Spagna che lo volle collocare nella sua Real Cappella a Madrid adornandolo con preziosi arredi. Oggi se vogliamo ammirarlo dobbiamo andare al museo del Prado di Madrid. Pazienza!

Nicola Stanzione     

 

 

                                                                                                        

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