Passeggiando attorno alle mura di Palermo antica, tra le porte che collegavano l’interno della città con le campagne circostanti, Porta Montalto è una di quelle che non esiste più. La sua storia è strettamente legata alla più antica Porta Mazzara, che fortunatamente possiamo ancora ammirare in via dei Benedettini, non lontano dalla chiesa di San Giovanni degli Eremiti.
Dove si trovava la porta Montalto?
Dal momento che non esiste più, cerchiamo di capire esattamente dove si trovava questa antica porta fino alla fine del 1800, quando è stata abbattuta. Per scoprirlo, lasciamoci guidare dalla toponomastica e vediamo che esiste la via Mura Porta Montalto dove effettivamente è rimasto un pezzo della cortina muraria che si collegava con Porta Sant’Agata. Ci troviamo nella parallela di corso Tukory nello spiazzo antistante l’Ospedale dei Bambini. Porta Montalto si trovava proprio qui! Nella continuazione delle mura rimanenti.

Storia della nascita di Porta Montalto
Per comprendere appieno la nascita e la scomparsa di Porta Montalto, dobbiamo fare un salto nel XVII secolo. In questo periodo, Palermo sentiva ancora l’esigenza di rafforzare le proprie difese, anche a fronte dell’evoluzione delle tecniche militari e dell’introduzione delle armi da fuoco. Proprio in questo contesto si inserisce la figura del viceré di Sicilia Don Luigi Guglielmo I Moncada, duca di Montalto, da cui la porta prese il suo nuovo nome.
La costruzione di Porta Montalto nel 1637 fu una diretta conseguenza della trasformazione difensiva dell’area circostante. La più antica Porta Mazzara, una delle più vetuste della città, citata addirittura dal viaggiatore arabo Ibn Hawqal nel X secolo con il nome di Ma’skar, era stata progressivamente inglobata nelle nuove strutture difensive. Già nel XVI secolo, con l’avvento dei cannoni, si era reso necessario costruire robusti bastioni in sostituzione delle fragili mura medievali. Uno di questi baluardi, iniziato nel 1533 dall’ingegnere militare Antonio Ferramolino, venne costruito accanto a Porta Mazzara. Successivamente, nel 1569, il viceré Francesco Ferdinando Avalos, marchese di Pescara, ordinò la costruzione di un secondo baluardo, ancora più grande, proprio sopra Porta Mazzara, di fatto ostruendola e inglobandola nella nuova costruzione. Questo nuovo baluardo prese il nome di bastione di Pescara.
La costruzione di Porta Montalto nel 1637 rispondeva quindi all’esigenza di creare un nuovo varco che potesse sostituire la ormai inaccessibile Porta Mazzara. La sua ubicazione, accanto alla vecchia porta, aveva anche lo scopo di consentire il passaggio tra il quartiere dell’Albergheria e il corso Tukory. Questo nuovo asse viario era importante per la fluidità del traffico cittadino e rifletteva una visione più moderna dell’urbanistica.
L’aspetto di Porta Montalto secondo le descrizioni dell’epoca

Le dimensioni della porta erano imponenti: circa 12 metri di altezza per 10 metri di larghezza, con un vano centrale alto 5 metri e largo 3 metri. Queste misure ci danno un’idea della sua monumentalità e della sua importanza come ingresso principale alla città. Era decorata con un’aquila marmorea coronata e con le ali spiegate, un simbolo di potere e prestigio.
Ai lati del varco principale si trovavano due scudi, recanti rispettivamente le armi della famiglia Moncada e le armi della città di Palermo. Questi elementi araldici sottolineavano il legame tra la famiglia regnante e la comunità locale.
Al centro della porta era posta un’iscrizione, e un’altra si trovava internamente, lateralmente. Queste iscrizioni probabilmente celebravano la costruzione della porta e il ruolo del viceré.
I cambiamenti fino alla demolizione
Porta Montalto non rimase immutata nel tempo. Nel XVIII secolo, con la progressiva smilitarizzazione della cinta difensiva di Palermo, i bastioni e le mura iniziarono ad essere concessi a privati per usi diversi. Nel 1791, il bastione di Montalto venne concesso a Giuseppe Carcamo, un ex senatore della città, che vi impiantò un giardino e ampliò la propria abitazione. Questo segnò un ulteriore cambiamento nella destinazione d’uso dell’area, trasformandola da elemento difensivo a proprietà privata.
Arriviamo così al tardo Ottocento, un periodo di grandi trasformazioni urbanistiche per Palermo. Il piano di risanamento del vecchio centro storico prevedeva la demolizione delle mura e dei bastioni, considerati un ostacolo al collegamento con le nuove aree urbane al di fuori delle antiche fortificazioni. Fu in questo contesto che, tra il 1885 e il 1888, si decise l’abbattimento del bastione di Pescara e, di conseguenza, la distruzione di Porta Montalto.

La demolizione del bastione portò alla riscoperta della più antica Porta Mazzara, che rimase isolata. Secondo le intenzioni comunali anche questa porta doveva essere abbattuta ma l’opposizione di Antonino Salinas, Direttore del Museo Nazionale ne impose il mantenimento durante i lavori di risanamento.
La scomparsa di Porta Montalto e delle altre porte abbattute, rappresenta la perdita di importanti manufatti storici e artistici. La loro storia ci insegnano come le città siano organismi in continua evoluzione, dove le esigenze difensive, urbanistiche e sociali plasmano il paesaggio urbano, a volte portando alla scomparsa di elementi che un tempo erano centrali.
I resti del passato, le descrizioni di ciò che non c’è più, per quanto possano sembrare un vago memoriale, possono stimolare la nostra immaginazione e aiutarci a comprendere meglio il contesto in cui viviamo, dando ragione anche ad una toponomastica che altrimento resterebbe parola senza significato.
Saverio Schirò