La fontana del garraffo, storia di un monumento senza riposo

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Se vogliamo ammirare questo splendido monumento, dobbiamo recarci a piazza Marina, dove è collocato leggermente in disparte. Ma fino al 1865, la fontana del Garraffo si trovava alla Vucciria, nella piazzetta che da lei prende il nome. Inserita in un contesto ricco di significato, la fontana non ha avuto mai riposo: spostata, danneggiata, deturpata, abbandonata… eppure le sue acque fresche e limpide dissetarono per diversi secoli tutto il quartiere e non solo per finire dov’è adesso con un circuito idrico artificiale e semplicemente coreografico.
Ma andiamo a conoscere la sua storia a partire da una fonte nella piazza dell’antichissimo quartiere della Loggia.

La piazzetta del Garraffo nel cuore della Vucciria

L’organizzazione originaria di questa piazzetta risale al 1483, quando per volontà dei mercanti amalfitani, pisani, genovesi e catalani residenti a Palermo, venne fatta costruire nella parete laterale destra della piazzetta, una fontana muraria per adornare il sagrato della chiesa sant’Eulalia dei Catalani: il borgo del  Garraffo. Il termine di origine araba, indicava un luogo dove si poteva attingere acqua. La fontana, infatti, sostituiva un garraffu trecentesco ubicato nella ruga Catalanorum dinanzi la prima loggia della Nazione catalana. Era sormontata da una nicchia dove stava collocato il Genio di Palermo, ribattezzato  Palermu u granni, e aveva cinque cannoli di bronzo da cui sgorgava abbondante un’acqua purissima; in basso, attraverso un grosso cannone, l’acqua si riversava dentro un abbeveratoio.  

Nel 1663, come indicato sulla targa posta sopra, la parete del Genio fu abbellita con una cornice marmorea e arricchita da un basamento con gli stemmi dei quattro quartieri della città ed al centro un’aquila reale. Ai lati del genio, due nicchie più piccole ospitavano due sante vergini protettrici della città. 

Nel 1698, forse a causa dell’umidità che danneggiava la parete dei bottegai limitrofi, la vasca venne abolita, e l’acqua fu convogliata in un nuovo monumento costruito al centro della piazza: la fontana del Garraffo, eseguita da Gioacchino Vitagliano su disegno di Paolo Amato.

La Fontana del Garraffo

L’opera fu realizzata, con l’assistenza dello stesso Amato e del capomastro della città, Agostino Lo Neo, in marmo bianco statuario e marmo grigio di Billiemi, prelevato da una particolare cava. Lo stile barocco, ricco di elementi simbolici e allegorici che facciamo descrivere al contemporaneo Antonino Mongitore che nei suoi Diari così descrive:
Negli ultimi di aprile (1698) si perfezionò il nuovo fonte del Garraffo… in alta più nobil forma, di scelti marmi in menzo a quel picciolo spazio… stimolato il Senato anche a ciò dal gradimento del viceré duca di Veraguas in ciò mostrava molto gusto. …Si collocò sopra la sommità del fonte la statua della Felicità, scolpita di bianco marmo con delicato lavoro, che nella destra tiene il caduceo attribuito a Mercurio, simbolo della pace, e nella sinistra una cornucopia piena di frutti, simbolo dell’abbondanza. …è la detta statua portata sul dorso di un’aquila con le ali aperte, antica insegna della città di Palermo, che preme con l’artigli un’idra di sette teste  in cui viene espressa la turba de’ vizi, versando dalle sue sette bocche non dannosi veleni, ma salutevoli ruscelli d’acqua limpidissima…… Sono le acque versate dalle bocche dell’idra, ricevute da quattro bellissime conche marine, dalle quali anche si mandano ad altre quattro simili conche di sotto, che posano sopra le teste di quattro bizzarri delfini, che posano sopra quattro zoccoli di marmo pardiglio, essendo tutto il già descritto di bianco marmo. …Versano detti delfini dalla bocca larghi rivi di acque freschissime nella più bassa e gran conca ottangolare di bianco marmo, che posa sopra una base di marmo pardiglio, che serve anche di scalino. Le suddette conche, e delfini, sono appoggiate ad una machinetta di vago fregio di marmo pardiglio che forma la parte interiore della fontana… producendo il tutto un armonico suono che unito alla visione del ripercuotersi indefinito di instabili curve… che animano il monumento di bianco marmo.”

La fontana nella vecchia collocazione in piazzetta del Garraffo

Certamente per quella piazzetta, l’opera poteva apparire un po’ ingombrante, tuttavia chiusa da un lato da una cancellata in ferro e una porta, creava una sorta di “recinto sacro” ricco di simboli allegorici che il Senato palermitano, fiero della collocazione, l’anno seguente arricchì ponendo sulla parte opposta a quella del Genio, una lapide commemorativa degli stessi artefici della fonte. In stile decisamente barocca, la cornice sormontata dall’aquila e lo stemma reale, a sinistra lo scudo del viceré Pedro Colon de Veraguas e, a destra, in basso e al centro un’apoteosi di aquile distintive della città di Palermo. 

Molto suggestiva la descrizione del Mongitore sul significato di una dell’aquila rappresentata al centro nell’atto di tuffarsi nell’acqua secondo il pensiero dell’erudito Vincenzo Auria:. 

“[…]si volle additare nobilmente nella proprietà dell’aquila la rinnovazione di questo fonte; poiché scrivono dell’aquila, che quando aggravata dal peso degli anni si vede vicina a finire la vita, si tuffa nelle fonti, dove cadendole le vecchie penne ringiovanisce

Così, la fontana ormai invecchiata, grazie alla volontà della città, ringiovanisce in una nuova e ancora più bella. Così ben rappresentata dall’opera stessa secondo la lettura teologica dello stesso monsignore: l’aquila che ghermisce l’idra, non è forse la potenza di Cristo che neutralizza il veleno dei vizi capitali rappresentati dalle sette teste dell’animale mitologico, trasformandolo in pura acqua di fonte che rigenera? Non a caso le conche sottostanti fanno pensare ai fonti battesimali.  

La fontana del Garraffo rimase a dispensare una fresca acqua di sorgente, capace di mantenersi incorrotta a lungo, tanto che pare che, raccolta in barili,  se ne approviggionassero le flotte che dovevano fare lunghe traversate.

Lo spostamento della Fontana del Garraffo in Piazza Marina

Circa un secolo e mezzo dopo, nel 1860, si parlò di spostare la fontana dal suo luogo originario, ritenuto troppo angusto, ma il pretore duca di Verdura si oppose, sostenendo che “quel fonte ed i suoi accessori formano un monumento degno di essere conservato, ed al quale anzi bisognava dare la veduta e la decorazione che gli appartengono”.
Ma nel 1865, il sindaco Antonio Starrabba di Rudinì diede l’incarico a G.B. Filippo Basile  di spostare la fontana del Garraffo, “al fine di abbellire il piano di piazza Marina”. Purtroppo la collocazione risultò infelice: adiacente al corso Vittorio Emanuele, quindi piuttosto decentrata, privata della sua funzione e relegata a semplice monumento, perse tutto il suo significato e ben presto fu ignorata e abbandonata a se stessa. 

I bombardamenti del 1943 che rasero al suolo gran parte di quella zona, un pilastro di porta Felice e quasi del tutto il loggiato di san Bartolomeo, non risparmiarono la nostra fontana che venne pesantemente danneggiata e molti pezzi andarono perduti. 

Nel 1958 finalmente la fontana venne restaurata: la struttura rimasta inclinata fu rimessa in asse e vennero ripristinate tutte le parti mancanti e danneggiate dalle bombe. A quanto pare, fu un restauro piuttosto approssimativo che non rispettava la fattura originale e addirittura alcuni pezzi mancanti furono realizzati in cemento. In ogni modo, durò poco, infatti pochi mesi dopo, un ragazzino fece una bravata e salì sulla sommità del monumento facendo cadere la statua dell’Abbondanza che rovinando giù danneggiò altri elementi e la fontana, ormai secca e mutilata diventò come altre fontane all’epoca, un ricettacolo di rifiuti.

Oggi, finalmente la fontana del Garraffo è tornata al suo splendore, sebbene nella nuova collocazione. I restauri sono stati eseguiti con il giusto criterio e professionalità. Il monumento è stato circondato da un tappeto erboso, una inferriata protettiva ma non invasiva e una cortina di alti alberi che lo isolano dalle attività commerciali adiacenti. Certo di più non si poteva fare, speriamo che almeno noi cittadini impariamo ad ammirarla e rispettarla come patrimonio non solo monumentale, ma anche morale per tutti gli “sfregi” che ha subito.  

Saverio Schirò

Fonti:

  • R. La Duca, Le fontane di Palermo, Sciascia editore, Caltanissetta-Roma 2018
  • Pietro Gulotta, La Fontana del Garraffo Un progetto estetico e iconologico di Paolo Amato da restituire alla città, in academia.edu
  • V. Di Giovanni, Del Palermo restaurato, in «Biblioteca Storica e Letteraria di Sicilia», a cura di G. Di Marzo, Pedone Lauriel, Palermo 1872, Opere storiche, vol. i, pp. 254-255
  • F.M. Emanuele e Gaetani,Marchese di Villabianca, Palermo d’oggigiorno, in «Biblioteca Storica e Letteraria di Sicilia», a cura di G, Dí Marzo, Pedone Lauriel, Palermo 1873, vol. xiv, p. 243
  • A. Mongitore, Diario palermitano [. . .] dall’anno 1680, in «Biblioteca Storica e Letteraria di Sicilia», a cura di G. Di Marzo, Pedone Lauriel, Palermo 1871, vol. VII, pp. 176-177
  • Immagini by EffemsFabio P.CC BY-SA 4.0, via Wikimedia CommonsCC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
40 anni di esperienza in ambito sanitario come infermiere di cardiologia e tecnico di pacemaker e ICD. Appassionato di Arte, Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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