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Ospedale dei “Benfratelli” di San Giovanni di Dio all’Albergheria

Da ricovero per poveri ammalati all'odierno Liceo Scientifico Benedetto Croce

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L’origine dell’Ospedale dei “Benfratelli” risale a San Giovanni di Dio, al secolo il portoghese Joáo Ciudada, che nel 1539 nella città di Granada, prese in affitto una casa in cui andò a vivere con i poveri infermi e malati che raccoglieva per strada, fondando quello che sarebbe stato l’Ordine religioso degli Ospedalieri, detti “Fatebenefratelli” per la tradizionale usanza di ripetere, durante la questua il ritornello: “Fate del bene a voi stessi! Fate bene fratelli!”            

La storia del Santo e del primo ospedale dei “Benfratelli”

San Giovanni di Dio - Ospedale dei Benfratelli

Joáo Ciudada, in gioventù, fu un personaggio stravagante ed estroverso, prima di trovare la fede, infatti, aveva condotto una vita avventurosa. Era stato pastore, contadino, mercenario, muratore, venditore ambulante di libri, sempre in viaggio tra Spagna e Portogallo, senza radici, senza fissa dimora. Nel 1538 si trovava nella città di Granada, quando, dopo avere ascoltato una predica di padre Giovanni d’Avila al Romitorio dei Martiri, fu preso da un grande fervore religioso che lo spinse a dedicare la propria vita agli altri, agli ultimi, ai poveri sofferenti e bisognosi.

La sua improvvisa conversione e il suo straordinario impegno a favore dei derelitti e degli emarginati rifiutati dalla società, inizialmente non fu compreso, infatti, preso per pazzo, venne rinchiuso nell’ospedale Reale di Granada, un ricovero per malati mentali, dove ricevette un gran numero di frustate che all’epoca erano il modo di “ammorbidire i violenti”. I maltrattamenti che ricevevano i poveri malati furono per Giovanni un’esperienza terribile che non fece altro che rinforzare la sua fede e determinazione a mettersi al servizio dei poveri e degli infermi. Nacque così in lui il forte desiderio di fondare un ospedale dove potere accogliere e curare con umanità e tenerezza i sofferenti.

Secondo il famoso accademico italiano Cesare Lombroso, a lui va il merito di aver creato i primi ospedali moderni, dove i pazienti, attuando nuove metodiche, sono divisi in base alle malattie e alle loro necessità.

Alla morte del Santo, avvenuta l’8 marzo del 1550, la sua iniziativa fu proseguita dai suoi seguaci che sostenuti da un gruppo di fedeli laici ne raccolsero l’eredità seguitando nell’opera di assistenza ai malati da lui iniziata.
Nel 1586, col Breve “Etsi pro debito” papa Pio VI concesse alla Pia Opera, che nel frattempo si era diffusa in altre nazioni, l’elevazione ad ordine religioso. Nel 1597 un altro “Breve” di Papa Clemente VIII riduceva l’ordine a semplice congregazione, ma questo non bastò a fermare l’opera dei confratelli. Infine, nel 1617, l’istituzione fu nuovamente elevata ad ordine religioso.

Nel 1586 anche a Palermo fu eretto, con il beneplacito del Senato cittadino, un ospedale-convento dei Fatebenefratelli.
Fondatore fu Sebastiano Ordonez che, inviato dai suoi superiori a Palermo, sede del vicereame, diede subito inizio alla costruzione di una “casa” nel quartiere “Albergaria” non distante dall’Ospedale Grande di palazzo Sclafani fondato dall’abate Giuliano Majali nel 1435. La “casa-ospedale” fu dedicata a San Pietro in Vincoli, per la chiesetta attigua intitolata al santo, edificata nel 1533 dalla confraternita di San Mercurio.
Successivamente avviò nuove fondazioni. Altre nove ne fece impiantare nell’isola e, col tempo, si aggiunsero altre sei fondazioni che portarono a 15 gli ospedali gestiti dall’ordine in Sicilia.

L’ospedale dei “Benfratelli” a Palermo

Nonostante le scarse fonti documentarie, sappiamo che l’edificio originario palermitano presentava una lunga e severa facciata in grossi conci di calcarenite in stile tardo-rinascimentale, in parte ancora leggibile. Attualmente le superfici esterne, tranne qualche cornice attorno alle finestre superstiti, appaiono piatte perché prive di aggetti rilevanti.

Ospedale dei "Benfratelli" logo
Logo dei Benfratelli

La costruzione si sviluppava attorno ad un vasto porticato ancora identificabile nelle sue strutture fondamentali. Al centro del chiostro faceva bella mostra di sé una pregevole fontana in pietra di Billiemi che recava, alla sommità, il logo dell’ordine Fatebenefratelli (una melagrana sormontata da una croce).

L’ospedale presentava un ingresso con ampio portale a cui era adiacente la notissima farmacia o “Spezieria” come veniva chiamata in Sicilia sin dall’epoca basso-medievale, che costituiva parte integrante dell’ospedale (nella spezieria dei Benfratelli il pubblico veniva servito dai religiosi con funzioni di aromatario, attraverso un balconcino esterno chiuso da una grata).

Dalla cosiddetta “portiera”, il portale in pietra da intaglio riccamente adorno, si passava in un ampio cortile e da qui, attraverso un elegante scalone, si accedeva agli alloggi conventuali, alle officine e alla splendida “Sala delle degenze”. L’ampia sala (circa 300 metri quadrati di superficie), di particolare magnificenza, presenta ancora, nelle pareti lunghe, una serie di straordinari affreschi attribuiti al grande pittore monrealese Pietro Novelli, che illustrano episodi della vita di San Giovanni di Dio.
Nelle pareti corte presenta, invece, una serie di pregevolissime pitture realizzate a “trompe l’oeil” (una tecnica particolare che simulava prospettive architettoniche).

Ospedale dei "Benfratelli" il tetto

Particolarmente suggestivo è ancora oggi il grande soffitto a cassettoni policromi decorato a motivi floreali (foglie e fiori di melograno, simboli dell’ordine frequentemente ricorrenti).

In fondo alla sala si trovava l’altare dove giornalmente si celebravano le funzioni religiose, sormontato dalla tela raffigurante “San Pietro in Vincoli liberato dal carcere” dello stesso Novelli, attualmente conservata presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.

Ciò che colpisce della grande sala è l’amore e la cura per il dettaglio, fattore che dimostra come i fratelli ospedalieri assegnavano all’arte un valore anche “terapeutico”. E tutto ciò, nonostante l’ordine allora non disponesse di grandi risorse economiche, anzi, era quasi sempre indebitato, e continuamente in cerca di generosi benefattori. Ma, malgrado le difficoltà, i frati ricoveravano tutti quei pazienti che, per motivi diversi, venivano rifiutati dagli altri ospedali. Inoltre, nelle loro strutture ospedaliere, i membri dell’ordine non soltanto assistevano gli infermi e si occupavano dell’insegnamento della dottrina cattolica, ma studiavano medicina, chirurgia e anatomia in apposite scuole annesse agli ospedali.

Al di sotto dell’antico ospedale palermitano è presente una vasta cripta sepolcrale con tanto di locale dei colatoi, per la sepoltura dei frati dell’ordine e, in qualche caso, dei degenti dell’Ospedale (da notare che in passato, soprattutto per i meno abbienti, una degna sepoltura non era una cosa proprio scontata).
Il complesso ospedaliero aveva anche due cappelle, una all’interno dell’edificio, di cui rimane solo l’elegante portale, ed una esterna, nella parte rivolta verso via porta di Castro: la chiesa di San Pietro in Vincoli, chiamata dagli abitanti del quartiere “chiesa di San Giuvannuzzu di Dio”.

L’edificio religioso, riedificato in forme barocche nel 1697 per volontà del viceré Pedro Manuel Colòn duca di Veragua, nell’area della chiesetta preesistente, fu completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, e il terremoto del 1968 gli diede il colpo di grazia (oggi l’area dove insisteva la chiesa ad angolo tra via Benfratelli e via Porta di Castro, dopo un lungo periodo di abbandono e degrado è stata riqualificata con piante e panchine dagli abitanti del quartiere che l’hanno ribattezzata “Piazzetta Mediterraneo“).

L’attività farmaceutica dei Fatebenefratelli

L’arte farmaceutica era una delle attività principali per i confratelli dell’ordine. La Spezieria dei Padri Benfratelli palermitani, infatti, divenne ben presto molto rinomata per l’ottima qualità dei medicamenti che ivi si producevano.
Bisogna sottolineare che anticamente i principali “rimedi” derivavano dal regno vegetale, secondo il proverbio medievale “Herbis, non verbis, fiunt medicamenta vitae” (con le erbe, non con le parole si fanno i medicamenti della vita). Gli stessi confratelli si procuravano direttamente le piante medicinali (i cosiddetti “semplici”) nei boschi dell’isola e addirittura alcune erbe venivano coltivate personalmente dagli speziali dell’ordine. Vi erano anche medicine tratte dal mondo animale e dalle materie organiche ed inorganiche della scienza chimica che, però, ancora nel Settecento in Sicilia (ma non solo) si muoveva tra vecchi miti e suggestive alchimie, pur nella continua ricerca di nuovi rimedi terapeutici.

Molti aromatari ed erbaioli provenienti anche da altre regioni, frequentavano l’ospedale palermitano dei monaci ospedalieri per imparare il “mestiere”.
Uno speziale mancato fu il famoso Giuseppe Balsamo meglio noto come il “Conte di Cagliostro”, infatti la sua casa natale era a pochi passi, quasi di fronte all’antico ospedale, ed egli, attratto com’era dai misteri dell’alchimia, tutte le volte che ne aveva occasione, osservava con interesse i frati che preparavano infusi, unguenti, pozioni ed empiastri vari.
Di lui scrive Roberto Gervaso, dopo aver accennato all’infanzia da scavezzacollo trascorsa nei vicoli della Ballarò, che i “familiari l’affidarono al generale dei Fatebenefratelli, di passaggio per Palermo, che su una mula se lo portò a Caltagirone dove l’ordine aveva un convento e qui fu messo in farmacia a dare una mano allo speziale”. Ma il suo tirocinio di speziale in mezzo a mortai, alambicchi e bilance a causa delle sue continue “marachelle” non durò a lungo. Tuttavia, questa esperienza, al furbissimo Cagliostro, sarebbe servita per le sue future “attività”.

L’ospedale oggi: il Liceo Scientifico Benedetto Croce

Oggi dell’antico “Spedale dei Benfratelli” palermitano che operò fino al 1872, rimane ben poco. Dopo il 1866 una legge dello stato Sabaudo ordinò la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei loro beni. L’importante istituzione ospedaliera quindi, dopo tre lunghi secoli di storia, venne soppressa e i suoi locali trasformati in caserma e poi, dopo il 1887, destinati a scuola.
Dopo varie vicissitudini, attualmente il seicentesco edificio, ormai dall’aspetto assai dimesso (vi sono stati aggiunti anche corpi di fabbrica moderni), sito all’interno del Mandamento Palazzo Reale, nel quartiere Albergheria, è sede del Liceo Scientifico Statale Benedetto Croce.

Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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