In un’antichissima strada dello storico quartiere della Kalsa, via Merlo, proprio di fronte alla chiesa di origine trecentesca di San Nicolò lo Reale (ricostruita nel Settecento) e contiguo a palazzo Mirto, si trova quel che resta di uno dei teatri più antichi della città: “Il Real Teatro Umberto I“.
“Spostiamo le lancette del tempo ai primi anni dell’Ottocento e vi raccontiamo la sua “singolare” storia”.
Alla fine del XVIII secolo, uno degli uomini più facoltosi di Palermo era un certo Antonio Carini, ambizioso ed ardito personaggio dotato di particolare ingegno, che era proprietario in città di alcuni bordelli. Nonostante la sua agiatezza, data dal suo fiorente “business“, non godeva di buona reputazione e non era ben accetto dalla buona società palermitana. Naturalmente Antonio Carini dì questo un po’ se ne rammaricava e quindi avvertiva la necessità, che non era solo economica, di convertire in attività più “decorose” almeno una parte delle sue redditizie imprese.
Proprio per tale intendimento, quando nel 1798 la corte borbonica, sotto la minaccia delle armi francesi, fu costretta a trasferirsi a Palermo, il Carini, contando sul fatto che la regina Carolina era grande amante del teatro e nella convinzione che ciò avrebbe dato un impulso all’arte teatrale in città, decise di trasformare in teatro uno dei suoi bordelli della Kalsa: un fabbricato posto in un terreno adiacente il giardino di pertinenza del palazzo del Principe di Resuttano che egli deteneva in affitto.

L’incarico di redigere il progetto per la trasformazione dell’edificio, che prevedeva l’accorpamento di altre antiche fabbriche, fu affidato all’architetto Antonio Cariglini, che realizzò un teatro “all’italiana” di buona struttura, portando a compimento i lavori nel 1801. Nello stesso anno il teatro venne inaugurato ufficialmente col nome di “Teatro Nazionale“. Diverse fonti storiche dell’epoca descrivono il teatro dal punto di vista compositivo e ne descrivono l’ottima acustica e il pregevole apparato decorativo.
Così lo ricorda Gaspare Palermo, nella sua celebre “Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni” compilata nel 1816 specifica brevemente che il Teatro: “Va composto esso di quattro ordini di palchi, leggiadramente dipinto, e nella chiave dell’arco del palcoscenico è un orologio per comodo degli spettatori”.
Impreziosiva il palcoscenico il grande sipario dipinto dal pittore palermitano Vincenzo Riolo. La scena rappresentata era ispirata al tema del “trionfo della virtù sui vizi”, inequivocabile metafora del cambio di funzione dell’edificio.
È interessante notare che il nostro Antonio Carini riuscì a coinvolgere nella nuova impresa molte delle sue “collaboratrici” che si improvvisarono attrici e ballerine. Così il teatro, dove principalmente si mettevano in scena spettacoli leggeri, operette, commedie popolari di vario genere, tra cui le cosiddette “vastasate” (rappresentazioni comiche molto in voga allora), ben presto divenne uno dei luoghi più frequentati (anche dietro le quinte) dal pubblico palermitano di tutti i ceti sociali – più che altro maschile – che regolarmente affollava il teatro. Narrano le cronache che lo stesso re Ferdinando, nonostante le difficoltà di comprensione del dialetto palermitano, alcune volte frequentò il teatro.
Poco dopo, il teatro, in onore del sovrano Borbone, venne ribattezzato “Teatro San Ferdinando“.
Dopo i primi successi, la famiglia Carini chiese al re il “privilegio” di aggiungere al nome San Ferdinando l’appellativo di “Reale“, ma appena dopo qualche anno, in un momento storico caratterizzato da un clima non proprio benevolo nei confronti della dinastia Borbonica (l’Ottocento non andò bene per i Borbone), prese il nome di “Teatro Nazionale San Ferdinando“.
Con l’annessione al regno dei Savoia il teatro venne intitolato al principe Umberto e successivamente, dopo la morte di Re Vittorio Emanuele II avvenuta nel 1878, l’edificio, in onore del nuovo Re d’Italia, prese definitivamente la denominazione di “Real Teatro Umberto I”.

Negli ultimi decenni del XIX secolo, come gli altri tre teatri stabili allora esistenti a Palermo (il Santa Cecilia, il Real Teatro Carolino già Santa Lucia e poi Bellini e il Sant’Anna), anche il teatro Umberto I, nonostante l’adozione di vari espedienti per richiamare il pubblico, venne travolto dalla concorrenza del nuovo teatro Politeama. Così, dopo un lento declino, il Real Teatro Umberto I fu costretto, ahimè, a chiudere i battenti.
Successivamente, dopo un periodo abbastanza lungo di incuria e abbandono, il teatro, a cavallo tra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, poté riaprire, essendo stato acquisito e ristrutturato dal Dopolavoro Postelegrafonico. La direzione dell’Ente portò al teatro Umberto I la Filodrammatica Stabile Postelegrafonica, ma, purtroppo, solo per poco tempo. Infatti la seconda guerra mondiale era alle porte e, nel 1943, in una delle tante incursioni aeree alleate l’edificio fu colpito da una bomba che lo distrusse quasi interamente. Dopo quasi un secolo e mezzo di vita si abbassava definitivamente il sipario dello storico teatro.
Oggi tutto è dimenticato, tutto è irrimediabilmente perduto. Nell’immediato dopoguerra, dalle sue ceneri, è sorto un anonimo condominio con diverse unità abitative, e negli anni più recenti vi è nato un bed and breakfast che prende il nome dell’antico teatro.
L’unica cosa che ha resistito fino ai nostri giorni è l’insegna che campeggia a coronamento dell’arco del portale d’ingresso, unico elemento architettonico superstite.
Nicola Stanzione
Potrei sapere da quale fonte ha attinto tali notizie? A me risulta altro. Mio nonno mi ha detto che il teatro apparteneva alla nostra famiglia, se fosse vero che era un ex-casa di tolleranza non me l’avrebbe mai detto. Il giorno in cui l’avessi scoperto che figura ci faceva? Quindi non è vero. Inoltre ho altre notizie sull’edificio che però non sono sicure e quindi non faccio ne cenno.
E’ bellissimo conoscere la storia palermitana,i suoi usi e costumi di un tempo florido.si studia tanto la storia di paesi lontani,e nessuno (compresa io)conosce quella di casa nostra.grazie Nicola.