L’Oratorio dell’Olivella, lunga storia di musica

"Nel cuore del centro storico di Palermo, fu dimora di musicisti"

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Facciata dell’Oratorio di san Filippo all’Olivella: foto by Stendhal55 wikipedia

La facciata è composta da pietra ad intaglio suddivisa in sezioni da pilastri sormontati da capitelli corinzi. Sopra la cornice orizzontale un grande timpano ad arco è arricchito dalla splendida scultura dell’angelo col putto ad opera di Filippo Pennino. Sue anche le due statue in gesso ai lati del cornicione del primo ordine.
Nel secondo ordine una finestra a lunettone è chiusa da un timpano triangolare con lo stemma della congregazione. Alla base degli spioventi del timpano quattro vasi fiammati all’apice un basamento decorato su cui spicca la croce apicale in ferro battuto.

In piazza Olivella a Palermo, guardando la chiesa sulla destra, si apprezza la facciata di un oratorio. È il terzo e ultimo pezzo aggiuntosi al complesso dei padri filippini, inaugurato il giorno di Pasqua, 26 marzo 1769, dedicandolo a San Filippo Neri.
Completato in cinque anni di costruzione, sappiamo costò “onze 6.125,14 tarì – pari a lire 78.099,70” (di fine Ottocento).

L’Oratorio: l’architettura

Misura 36 metri su 15 di larghezza. La progettazione si deve all’architetto palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia, che volle dotarlo di vestibolo, cantorie e deambulatorio.
La struttura testimonia il passaggio dal rococò al neoclassicismo. Le otto colonne di pietra bigia in marmo di Billiemi, configurano nella forma le tre navate della tipica pianta latina.
La decorazione artistica si deve allo scultore Filippo Pennino per la facciata e i capitelli, di Ignazio Marabitti sono gli angeli di marmo, facenti cornice alla tela del pittore Gioacchino Martorana.
Di primo acchito, catalizza lo sguardo proprio il dipinto sostenuto da una “Gloria di angeli”, raffigurante la SS. Vergine che porge il bambino Gesù a San Filippo. Si tratta di un’immagine unica e tuttavia riprodotta nel primo Novecento, in seguito all’incendio dell’originale.
L’altare ornato di pietre semipreziose e bronzi dorati a fuoco, custodisce le reliquie del martire San Feliciano (patrono dell’Oratorio Secolare).
La volta a botte riquadrata da cassettoni classicheggianti resta in attesa di restauro.
Infine non trascurabile all’orecchio più fine, è l’ottima acustica che diffonde il suono all’interno e isola dall’esterno.

Quest’ultimo aspetto viene così descritto da un assiduo frequentatore dell’oratorio musicale: «Di sera, all’oratorio di S. Filippo Neri all’Olivella, dove fu eseguito un oratorio di Lomelli ed un eccellente concerto per violino e violoncello. L’auditorio ha un ottima sonorità, e la musica si diffonde con ottimi effetti; l’architettura di questo grazioso monumento è di gradevole effetto sia con luce naturale sia con illuminazione» (Dufourny,“Diario di un giacobino a Palermo 1789-1793”); era l’oratorio serotino che riuniva chierici e laici in orario libero dal lavoro.

Un oratorio semplice ma utile

Il pregio artistico è inferiore ad altri oratori di Palermo, non ci sono sedie o panche sul perimetro, non ci sono stucchi o affreschi sulle superfici; è una creazione architettonica originale perché la bellezza dell’Oratorio si concepì nella sua utilità. L’assetto dell’aula liturgica, utilizzabile anche in modo ludico, è funzionale alle attività dell’Oratorio filippino.

Sappiamo che gli oratori nascano nel medioevo come luoghi di ritrovo delle confraternite, per riunioni e incontri diversi dalla liturgia. Negli oratori si svolgevano forme di preghiera nella lingua parlata, alternative alla Messa in latino; divennero laboratori e fucine di spiritualità per le comunità di laici.
Nell’epoca moderna si riconosce in San Filippo Neri il più importante impulso di rinnovamento dell’apostolato di oratorio. Il metodo che vide la sua genesi tra pochi figli spirituali di padre Filippo, col tempo andò strutturandosi fino ai più articolati esercizi dell’Oratorio. La cosiddetta lauda filippina era da principio un motivo musicale semplice e cantabile da tutti, che Pippo Buono apprese a Firenze e che poi usò per chiudere in allegria i suoi incontri. Quando si svilupparono i sermoni e i ragionamenti sopra il libro anche il livello musicale crebbe, grazie agli stessi musicisti che frequentavano, tra i quali spiccano Animuccia e Palestrina.

Non deve parere strano, se nell’Oratorio frequentemente si odano musicali Strumenti, Canzoni divote, sacre Armonie. Questo fu un ritrovato ingegnoso dell’accorto zelo di S.Filippo non sazio di acquistar Anime a Dio; valersi degli stessi divertimenti, per rendere piacevole ed amabile la Vita Divota, che da’ seguaci del Mondo viene considerata per malinconica ed austera. Lo spirito umano è di natura sua incostante, e difficilmente si arrende a quella Pietà, che abbia solo del serio, del rigoroso, ed a cui niente si tramischi di giocondo e di sollazzevole. Quindi è, che lo Spirito Santo nell’Ecclesiastico dà per consiglio agli uomini maturi, che, dopo aver istruiti i circostanti con opportune dottrine, permettano l’onesto sollievo della Musica, che ha forza di raddolcire le Passioni, e di rendere gli animi più pronti ad abbracciare l’arduo della Virtù. (“Pregi della Congregazione dell’Oratorio”, Ed. A. Santini & figlio, Venezia 1826, Tomo II, Appendice IV, p. 312)

L’Oratorio dell’Olivella e la musica sacra

I padri dell’Oratorio di Palermo coltivarono l’aspetto musicale ben prima di avere l’apposito locale dell’oratorio. Scorrendo i legati testamentari si trovano «per il mantenimento della musica che si fa ordinariamente» espliciti lasciti nel 1622 (fam. Garsia e Ajutamicristo) e nel 1660 (p. Simone Zati). Con richiesta di essere ricordati nella Messa, famiglie facoltose lasciavano in eredità denaro da spendere in musicisti nelle solennità dell’anno liturgico.
Indicando in testamento precisi giorni di santi o feste, si disponevano «messa cantata cum sua musica, et trattenimento di musica» (1636), oppure «quattro messe cantate una per il suo giorno anniversario e le restanti tre in musica nelle ricorrenze dell’Annunziazione, Visitazione e Presentazione di Maria» (1652). Nel XVIII secolo si aggiunge ai testamenti una nuova dizione in riferimento alla «musica degli oratori solenni» (1735) e «messa solenne con musica» (1782).
All’Oratorio di San Filippo si investiva nella musica, commissionando opere ai migliori compositori in circolazione, ad esempio Rossini, Verdi, Donizetti. Io non credo, che diletto più intero abbiano mai avuto i nostri avi, che allora che i Filippini, secondo il proprio istituto, vi fecero eseguire gli oratori dall’aurea scuola. Ai nomi di Metastasio e dé maestri di musica di quell’età il nome quivi univasi di Giuseppe Marvuglia (Bozzo, “Le odi de’ più illustri siciliani …”, 1851).
Oltre a pittori, scultori, marmorari, tornieri, si ricercavano artisti anche in ambito musicale. Si intuisce pertanto che, assieme ai compositori, ruotasse attorno all’Oratorio dell’Olivella un buon numero di strumentisti.

La Congregatione sin dal principio della sua fundazione per tutto la presente giornata (1694) ha mantenuto la loro chiesa con splendore non ordinario così per la quantità delle messe che in essa si celebrano giornalmente non solo dalli med(esi)mi Padri ma anche da diversi Sacerdoti forasteri, e per le quantità dell’operaij che in essa travagliano alla coltura delle anime de fedeli coll’esercizj delli sermoni spirituali con la quantità delli confessori pronti ad ogni hora per qualsivoglia necessità spirituale delle Anime, ma anco per haver fatto tutte, le loro feste solenni con musica e luminaria necessaria, e tutti l’oratori che sono il suo principale istituto nobilitati e del splendore dell’uditorio, e dell’eccellenza, e nobiltà della musica deviandosi i fedeli per questa strada dalle conversazioni illecite, il tutto a maggior gloria della Maestà Divina (ASP, Guarrasi, vol. 9, cc. 699r-701r)

Un patrimonio musicale manoscritto

Parte dell’“Archivio musicale dell’Olivella” è oggi visionabile alla biblioteca centrale in Corso Vittorio Emanuele, ove è conservato in voluminosi faldoni il materiale accumulatosi in quasi tre secoli, contando fogli di partiture e spartiti nell’ordine delle migliaia, tutti rigorosamente scritti a mano. Un vero e proprio patrimonio immateriale nel quale si ritrovano fondamentalmente due generi, anzitutto la musica liturgica in forma sinfonica, suonata dal vivo durante le Messe, con composizioni per “piena orchestra”, “mezza orchestra”, “grande orchestra”, vespri e compiete, salmi vari, Tantum ergo, Te Deum.
Il secondo importante genere musicale è quello dell’oratorio sacro, più lirico e meno cultuale, seppure di tema religioso, svolto più facilmente in Oratorio che in chiesa, come musica da camera suonata in ensemble. Gli eventi musicali trattavano la stessa fede cristiana, avendo ad oggetto misteri, santi, ricorrenze che contestualmente si celebravano nella liturgia.

Pianoforte e spartito

Col melodramma sacro la Chiesa si fece interprete della drammaturgia che prese piede nello stile barocco dell’epoca. All’Oratorio di San Filippo Neri, più che nei teatri di Palermo, si tenevano rappresentazioni di alto livello artistico con la recitazione o il canto di testi poetici, accompagnati dalla musica. L’arte, della recitazione e della musica, comunica il contenuto in modo coinvolgente per l’uditorio, con un’esperienza che coniuga arte e formazione cristiana, alla maniera propria dell’Oratorio che ama la bellezza e cura la vita spirituale.
Le opere musicali racchiuse nel “tesoro” di quell’antico archivio aspettano di essere riscoperte e riportate in vita da appassionati musicisti, capaci di far apprezzare a tutti il valore della cultura musicale.

Corrado Sedda d.O.

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Corrado Sedda
Religioso della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri con sede nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella

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