annunciata-thumb

Palazzo Abatellis sorge nell’antico quartiere della Kalsa, lungo una delle strade più antiche e rappresentative della città, la medievale “Ruga nova de Alamannorum” (strada dei tedeschi), attuale via Alloro, citata in una pergamena del Tabulario della Magione dell’anno 1293, destinata nel tempo a diventare centro nevralgico del quartiere e luogo insediativo scelto da alcune fra le famiglie più importanti della città che vi realizzarono una serie di magnifici e opulenti palazzi.

La Storia

A partire dal 1490, il “Magnificus” Francesco Abatellis, Mastro Portulano del Regno di Sicilia e la consorte Eleonora Soler fecero erigere, nell’ambito del rinnovamento urbanistico della città di Palermo promosso da Ferdinando il Cattolico, la loro magnifica Domus Magna, uno dei più alti e coerenti esempi dell’architettura palaziale del quattrocento siciliano. Un palazzo-fortezza dove l’architettura gotico-catalana, nella sua espressione più raffinata, si fonde, in mirabile unità con i criteri estetico-formali della nuova arte rinascimentale, anche se, del tutto diversa da quella trionfante contemporaneamente in Toscana.

Le vicende costruttive

Le vicende costruttive di Palazzo Abatellis cominciano alla fine del 1489, quando il maggiore e geniale architetto dell’epoca, il netino Matteo Carnalivari, uno dei personaggi-chiave dell’architettura siciliana del quattrocento, fu chiamato nella capitale isolana dal ricco banchiere e uomo d’affari d’origine pisana Guglielmo Ajutamicristo. Il grande “archimagistro” si era accordato con il ricco banchiere per occuparsi del restauro e l’ampliamento del suo castello di Misilmeri e, soprattutto, per la progettazione di una sontuosa residenza cittadina in grado di rappresentare il prestigio e la consolidata posizione socio-economica conseguita dalla sua famiglia.
Ma anche il potente Mastro Portulano vagheggiava la costruzione di un grande palazzo che potesse rispecchiare la sua autorevolezza e il suo prestigio, quindi non poteva certo lasciarsi sfuggire l’opportunità di approfittare della presenza in città del famoso architetto e avvalersi del suo talento progettuale.
L’Ajutamicristo intanto aveva qualche difficoltà con le opere preparatorie delle fondamenta della sua nuova casa nella Ruga di “Porta Thermarum”, cosicchè, l’Abatellis grazie anche a questo contrattempo, il 16 gennaio 1490 stipulava con il Carnalivari un contratto d’opera che lo impegnava per la costruzione della sua nuova dimora. Non è un azzardo pensare che nelle aspettative del Portulano vi era un manifesto desiderio di magnificenza e soprattutto una volontà di competizione allargata ai vari aspetti del potere in città.
Il Carnalivari iniziò i lavori immediatamente (come si evince dagli atti di commissione della costruzione) nel tentativo, risultato vano, di portare a compimento l’opera prima che l’Ajutamicristo facesse valere il diritto di prelazione acquisito. Una settimana dopo la stipula del contratto, il Carnalivari, che risulta come “caput magistrum Fabrice”, si affiancò in qualità di socio nella gestione del cantiere con il console della corporazione dei maestri muratori palermitani, Niccolò Grisafi capomastro di talento e notevoli capacità tecniche. Fatto di certo non trascurabile è che il nostro architetto stava seguendo contemporaneamente più cantieri (anche in altre città dell’isola), e quindi, per la direzione dei lavori, aveva la necessità di appoggiarsi ad un maestro capace. Inoltre, visto che manteneva la cittadinanza di Noto, non apparteneva alla suddetta corporazione. Per accelerare i lavori l’architetto era coadiuvato da una fitta schiera di collaboratori, alcuni provenienti dalla sua città natale. La dimensione del cantiere era considerevole: vi lavoravano dodici capisquadra (fabbricatores), a sua volta collaborati da numerosi sottoposti, maestri lapicidi, murifabri, manovali e aiutanti, più un numero imprecisato di schiavi. Valenti artisti e scultori furono coinvolti nella costruzione della sontuosa dimora, tra cui il majorchino Juan de Casada e il sardo Antioco de Cara a cui vanno attribuite, tra le altre opere decorative, le eleganti finestre “ad duas columnas” cioè trifore, del piano superiore.
Ma ciò che si temeva puntualmente si verificò, Guglielmo Ajutamicristo completate rapidamente le opere di fondamenta del suo palazzo reclamò i servizi del grande architetto facendo valere il suo diritto di priorità. Fu così che nel gennaio del 1491 il Carnalivari, sebbene a malincuore, fu costretto ad abbandonare il cantiere di palazzo Abatellis per passare a quello di palazzo Ajutamicristo dove operò fino al 1493. E’ facile immaginare che ciò guastò i rapporti fra il Portulano e l’architetto che, d’altronde, non aveva alternative.
A quel tempo del palazzo Abatellis era stata eseguita quasi tutta la fabbrica fino alla cornice marcapiano, erano già definiti il portale esterno, quello nel lato sud del cortile e il pianterreno con l’elegantissimo loggiato interno. Il prestigioso edificio fu ultimato con l’intervento di altri maestri, il luganese Bernardo da Fossato e Domenico Raimondi i quali si impegnarono a completare la fabbrica iniziata dal Carnalivari: nel 1495 la fabbrica del palazzo poté finalmente considerarsi ultimata.

Il Palazzo

Palazzo Abatellis fu progettato adottando elementi innovativi per la cultura architettonica siciliana del tempo. Sappiamo che il committente chiese esplicitamente all’architetto la realizzazione di alcuni ambienti secondo modelli presenti nel palazzo (allora ancora in costruzione) di un’altro eminente personaggio dell’epoca, il mercante di origini catalane Gaspare Bonet, amico dell’Abatellis, che dista poche centinaia di metri dal nostro palazzo, esattamente in piazza Croce dei Vespri un tempo chiamato “piano della Misericordia”.
L’imponente edificio si presenta come un blocco compatto di volume quadrangolare con il fronte principale coronato da merlature e delimitato a destra e a sinistra da due torrioni che le conferiscono un carattere tipicamente guerriero.

La facciata

Palermo-Palazzo-Abatellis facciataLa facciata, equilibrata e razionale, è ingentilita dalla raffinatezza del magnifico portale, l’elemento che più di ogni altro caratterizza stilisticamente la maestosa dimora, pare addirittura importato per intero dalla Spagna e inserito successivamente (il contratto di allogazione del 1490 citava espressamente che doveva essere simile a quello di palazzo Muxaro ad Agrigento). Ricchissimo ed elaborato è costituito da una composizione di telai e bastoni, che ripetuti in fuga prospettica, sono inquadrati da quello più esterno legato saldamente dal cordone francescano intrecciato, ciò fa pensare che probabilmente gli Abatellis avevano assunto un atteggiamento di favore nei confronti dei francescani Frati Minori Osservanti (l’ordine che stava costruendo il limitrofo complesso religioso della Gancia).

Il portale

Il portale è sormontato da tre stemmi, inglobati dentro rombi in pietra, di cui quello centrale finemente scolpito, presenta lo stemma nobiliare dell’Abatellis: “Grifo rampante, aquila e cimiero”. Murate ai lati del portale due lapidi in marmo celebrano le imprese del fondatore.
Nel secondo ordine l’ariosità delle cinque finestre trifore rettangolari, impreziosite da tre archetti ogivali traforati che poggiano su eleganti colonnine, di straordinario effetto decorativo, contrastano con la severità del paramento murario realizzato in conci di pietra a vista ben squadrati.

L’Atrio e il Loggiato

Varcato il portone d’ingresso si accede ad un atrio di grandi dimensioni, e da questo si arriva all’ampia ed elegante corte interna (da notare la concezione plano-volumetrica tipicamente rinascimentale che gli conferisce grande spazialità), sul cui lato occidentale prospetta un arioso loggiato sovrapposto sorretto da esili colonne con archi ribassati al piano terra e a tutto sesto al piano superiore.
In posizione laterale, contiguo al loggiato, si trova una solida scala esterna “escuberta” in pietra intagliata di chiara matrice catalana, opera del maestro lapicida termitano Antonio de Amato, uno degli elementi architettonici della costruzione originaria particolarmente apprezzabili. Da essa si raggiungono le sale del piano superiore.

L’Interno del Palazzo

Per quanto riguarda gli interni del palazzo, gli innumerevoli cambiamenti di destinazione verificatesi nel tempo ne hanno trasformato radicalmente l’assetto architettonico originario, pertanto sono arrivati a noi in una veste assolutamente diversa da quella quattrocentesca e lo stato di fatto non ci permette di fare una descrizione esatta sulla sua conformazione originale.
Il grande piano nobile, in origine, era composto da numerosi ambienti di varie dimensioni, sia di rappresentanza che destinati alla residenza dei proprietari. Comunicavano fra loro tramite eleganti e raffinati portali in pietra ed erano illuminati da finestre dotate di panche lapidee ricavate dallo spessore delle murature: magnifici soffitti lignei con raffinate decorazioni ornavano tutti gli ambienti del piano. Inoltre il palazzo era stato concepito per offrire all’esigente padrone di casa e alla sua consorte, lusso e comfort, infatti, sebbene l’opera fosse stata compiuta in tempi brevissimi, nulla di più moderno poteva immaginarsi a quei tempi.
Verosimilmente esisteva anche una piccola cappella per le funzioni religiose.

La discendenza

Ma l’Abatellis non visse felice nella sua magnifica dimora. Egli sognava una numerosa discendenza per perpetuare nel tempo il nome e il prestigio del suo casato, ma il destino aveva disposto diversamente. Infatti la prima amata moglie Eleonora Soler veniva a mancare nel fiore degli anni senza figli e la speranza di assicurare continuità al casato svaniva quando, anche con la seconda moglie, la palermitana Maria Tocco non arrivarono eredi. Francesco Abatellis moriva nel 1508 dopo avere disposto (atto rogato dal notaio Domenico Di Leo il 31 luglio 1509) che alla morte di lui e della moglie, il palazzo venisse destinato a monastero di clausura.

Dal Palazzo al Monastero 

Alla morte della moglie avvenuta il 24 gennaio del 1526, il grande palazzo, per sua disposizione fu destinato alle suore dell’Ordine Domenicano di Santa Caterina che mantennero la proprietà del monastero (in deroga alle leggi del 1866-67), fino alla seconda guerra mondiale. Da questo momento in poi, la vita della prestigiosa domus magna tra trasformazioni, aggiunte e riadattamenti, va avanti per oltre quattro secoli fino a quando, nel 1943, seguendo la sorte di molti altri palazzi della via Alloro, venne gravemente danneggiato dalle bombe americane che hanno colpito con particolare violenza questo quartiere prossimo al porto, e quindi importante obiettivo militare.

La notte fra il 16 e il 17 aprile 1943 una bomba dirompente “centrava” il complesso in corrispondenza della sua ala destra, provocando il crollo di un ampio tratto del prospetto laterale, del loggiato interno, che risultava completamente distrutto, e del contiguo muro del torrione di destra. La deflagrazione causava anche danni consistenti ai tetti del primo piano, ai prospetti del cortile interno e lesioni diffuse su tutta la struttura che ne minacciavano la stabilità.

Il Restauro

Alla fine del conflitto si attuarono i primi lavori di pronto intervento e, dopo un breve periodo si intraprese una delicata opera di ricostruzione voluta dalla Soprintendenza ai Monumenti diretti dal soprintendente Mario Guiotto prima, e successivamente, dall’architetto Armando Dillon.
Nell’anno 1950 le opere di restauro del palazzo si potevano ritenere praticamente compiute.
Nel 1953, il quattrocentesco edificio viene assegnato alla Soprintendenza alle Gallerie con l’intento di destinarlo a sede museale. Il progetto per l’allestimento della nuova galleria, grazie al direttore dell’epoca Giorgio Vigni, fu affidato all’architetto veneto Carlo Scarpa, considerato uno dei massimi architetti italiani del tempo. Il risultato fu “un capolavoro museologico”, così lo definì il grande architetto tedesco Walter Adolph Gropius.
Il giorno 23 giugno del 1954 la Galleria d’arte Medievale e Moderna della Sicilia (così si chiamava allora) viene inaugurata.
Al maestro veneziano, nel 1962, per l’intervento su palazzo Abatellis, verrà conferito il premio “In/Arch” per la conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico nazionale.

Il Museo

Oggi la Galleria Regionale di palazzo Abatellis è uno dei più prestigiosi musei italiani e al suo interno sono custodite preziose opere dal valore immenso. Il palazzo ospita capolavori che da soli valgono un viaggio a Palermo: nelle spaziose sale del museo vi sono esposte opere di artisti siciliani medioevali e dei secoli XVI, XVII e XVIII.

Alcune meritano un cenno particolare: il grande murale del Maestro del “Trionfo della Morte”, opera immensa che ispirò Pablo Picasso per uno dei suoi capolavori la “Guernica” (impossibile non notare la somiglianza tra il cavallo del dipinto del maestro spagnolo e quello del nostro affresco), il busto-ritratto marmoreo di Eleonora d’Aragona realizzato da Francesco Laurana, e infine la celeberrima “Annunziata” di Antonello da Messina, capolavoro universale, una delle opere pittoriche più conosciute al mondo.

Nicola Stanzione



LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.