Il commesso marmoreo degli oratoriani a Palermo

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Il marmo è un elemento caratteristico dello stile architettonico barocco. Nel barocco “romano” il marmo policromo è il materiale principe per il rivestimento delle superfici. Tra le chiese del centro storico di Palermo in cui si apprezza maggiormente la profusione di marmi policromi compare Sant’Ignazio m. all’Olivella, edificata all’inizio del XVII secolo. Dopo la posa della prima pietra il 7 novembre 1598, l’edificio di culto fu inaugurato nel 1622 (anno di canonizzazione di San Filippo Neri).

I padri oratoriani scelsero lo stile barocco come attesta il p. Antonio Pesce da Salerno che, prima dei bombardamenti della 2^ guerra mondiale, si dedicò alla redazione di una guida della chiesa (pro-manuscripto): Tutte le chiese filippine sorte nei secoli XVI e XVII in piena attuazione del barocco hanno una caratteristica speciale di semplicità ed austerità, rifuggente da ogni bizzarria di ornamenti minuti ed affastellati. È lo spirito di S. Filippo Neri che aleggia in tutte le costruzioni filippine. Abbracciandola in uno sguardo d’insieme, pur barocca la chiesa risulta piuttosto sobria: non c’è l’horror vacui che riempie e sovrappone tanti elementi; i marmi sono impiegati in ampie superfici di colore nel rispetto di un impaginato architettonico chiaro, perché non confuso dalla esuberante decorazione scultorea. Le forme dell’architettura di Sant’Ignazio m. all’Olivella hanno dei lineamenti piuttosto classicheggianti, che anzi anticipano il successivo stile neoclassico.

Marmi Chiesa S. Ignazio all'Olivella

A Palermo l’introduzione del commesso marmoreo policromo è documentato dall’ultimo ventennio del ‘500 con la produzione di monumenti funerari e lapidi sepolcrali. La sua rapida diffusione è strettamente connessa all’importazione di materiali litici di pregio, provenienti in massima parte da Genova. Le potenti e nobili famiglie di mercanti e armatori genovesi avevano istituito una ben organizzata rete di filiali commerciali nei maggiori porti del Mediterraneo, compresa Palermo dove, da tempo ormai, risiedeva una colonia numerosa. Ricordiamo fosse genovese lo stesso cardinale Giannettino Doria, senza dimenticare il padre Camillo Pallavicino che entrò nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Palermo, fondando un monte di pietà e divenendo un esimio benefattore.

Inoltre a Palermo gli Oratoriani si servirono di un materiale locale per arricchire lo stile del barocco romano: l’elemento decorativo delle pietre dure. Recenti studi hanno messo in luce il legame che venne a stabilirsi già dal ‘500 tra il laboratorio fiorentino aperto dalla famiglia Medici, la nobiltà fiorentina benefattrice dell’Oratorio romano e la fabbrica della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella. Nel ‘600 i padri filippini di Palermo riunirono in comunità gli artigiani orafi e marmorari (lombardi, genovesi, fiorentini presenti in città) che lavoravano al cantiere della chiesa, impiantando un opificio in casa propria.

Nella seconda metà degli anni venti del Seicento il commesso passa da una fase tardo manieristica, contraddistinta da semplici intarsi geometrici colorati, ad una prima formulazione barocca autonoma caratterizzata da una più accentuata complicazione di inserti decorativi policromi, anche a rilievo. La cappella di San Filippo Neri (prima ad essere completata) e quella del Santissimo Crocifisso (seconda) documentano a Palermo le potenzialità di una committenza particolarmente raffinata e munifica, capace di indirizzare le maestranze verso risultati di altissima qualità tecnica ed artistica.

Cappella Zati
Cappella Zati con le splendide decorazioni marmoree

Quindi mentre all’Olivella si arricchiva il barocco romano con ornamento di pietre preziose, dalla lavorazione delle pietre dure, di cui era ricca l’isola, si sviluppò il barocco palermitano. Infatti a partire dagli anni trenta del secolo XVII, i Gesuiti di Casa Professa fanno propria questa nuova tendenza che emancipa l’ornato a commesso, a prestigiosa decorazione architettonica da utilizzare su vaste superfici. La chiesa di Sant’Ignazio martire, tra le prime a Palermo, recepisce il mutato gusto artistico promuovendo le elaborate decorazioni a marmi intarsiati nella cappella Zati (1656-1659). Il multiforme apparato decorativo a marmi “mischi e tramischi” in tale cappella, annovera la gamma completa dei tipici motivi ornamentali poi implementati nelle successive costruzioni in città.

Bibliografia di riferimento:

· Ciro D’Arpa, Architettura religiosa a Palermo: il complesso degli Oratoriani all’Olivella, Caracol, Palermo, 2012

· Ciro D’Arpa, “Gli opifici di pietre dure a Palermo e la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri”, in Daniela Esposito e Valeria Montanari (a cura di), Quaderni dell’Istituto di storia dell’architettura, numero speciale 2019 (Realtà dell’architettura fra materia e immagine. Per Giovanni Carbonara: studi e ricerche), ed. «L’Erma» di Bretschneider, 2020, vol. I, pp. 539-545

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Corrado Sedda
Corrado Sedda
Religioso della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri con sede nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella

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