Sant’Ignazio all’Olivella, una chiesa sempre più bella

Storia dell'evoluzione architettonica della chiesa, coi rifacimenti susseguitesi in quattro secoli

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Il turismo di massa è caratterizzato da visite piuttosto panoramiche e, pure quando “guidate”, con uno sguardo che abbraccia insieme più monumenti. I tanti visitatori che apprezzano la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella restano per lo più ignari della storia del sito, sottovalutando un aspetto: gli ideatori dell’edificio e quanti poi misero mano all’edificazione non potevano immaginare la chiesa come la vediamo noi oggi. Al giorno d’oggi possiamo ammirare il risultato di una fabbrica andata avanti per quattro secoli di lavori, susseguitisi con rifacimenti al mutare degli stili artistici e arricchimenti nelle decorazioni.

Le classiche fonti di finanziamento della fabbrica consistevano in apporti (in denaro e in natura) degli stessi padri nobili (nel ‘600 spiccano Guarrasi, Pallavicino, Gambacurta, Sclafani), doti di rampolli che entravano in Congregazione, lasciti testamentari di benefattori laici e “legati di Messa”, donazioni pubbliche e private, lo ius patronato delle cappelle di famiglie nobili per tumulazione e Messe perpetue, le sepolture terragne, l’amministrazione del patrimonio fruttifero. Da fine ‘500 a oggi il patrimonio artistico è stato messo insieme “a costo” di tanta generosità e sacrifici economici.

Le vicissitudini al principio dell’istituto sono già state trattate nell’articolo su San Filippo Neri a Palermo, nel presente articolo è riassunto lo sviluppo del cantiere edile e i rimaneggiamenti posteriori. Grazie alle ricerche in fonti archivistiche, gli studi hanno ricostruito la successione di interventi artistici e architettonici riassunti di seguito.

La prima costruzione fu la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella

Il primo pezzo del complesso oratoriano di Palermo fu la chiesa (Sant’Ignazio m. all’Olivella), cui seguì la casa (oggi museo A.Salinas) e poi l’oratorio (al lato della chiesa). Mentre i padri diedero inizio nel 1593 alla vita comunitaria abitando presso la chiesa di San Pietro martire alla Cala, l’anno seguente l’erezione canonica della Congregazione (con bolla pontificia 1597), si diede avvio al cantiere con la cerimonia di posa della prima pietra il 7 novembre 1598. Antonio Muttone diresse i lavori, dando forma al disegno dell’architetto Pietro Catena, uno dei primi padri fondatori. Per la pianta si scelse la forma basilicale scandita da colonne e croce latina.

Chiesa sant'Ignazio all'Olivella

A maggio 1599 si gettano le fondamenta del braccio sinistro e a luglio si commissionano quattro colonne di marmo bigio, altre otto saranno richieste nel 1611 a Billiemi. Nel 1606 si costruisce il corpo di fabbrica della sacrestia in uno spazio acquistato tre anni prima. Nel 1617 può certificarsi completa la copertura dell’edificio, se il marmoraro Ceresola comincia la costruzione degli altari dai transetti e si assegnano gli ius patronati per l’edificazione delle cappelle. Nell’anno 1620 si avvia la realizzazione della cappella di San Filippo Neri (allo scultore G.B. Ragusa succederà F. Ferrigno e poi G. Pennino); l’anno seguente sarà la volta del SS. Crocifisso che, entro fine secolo, ebbe cancellata, reliquie e decorazioni infisse, ma non ancora la scenografia interna all’altare (1733).

Per poter completare l’edificio con l’ala destra, nel 1623 si viene ad accordi con la confinante confraternita di S. Caterina. Due anni dopo si amplia l’area edile acquistando altri due isolati di case nella parte retrostante e nel 1626 il senato concederà anche le due vie inglobate. Frattanto la contabilità registrata attesta costantemente all’opera una schiera di artigiani marmorari che, assieme agli altari, realizzavano balaustre, rivestimenti delle pareti e il magnifico pavimento policromo. La loro attività andò avanti continuativamente, al punto che è accertato l’impianto in casa di un opificio di pietre dure, notevole peculiarità che impreziosisce il barocco romano della chiesa.

Mentre “la casa” prende forma…

Chiesa sant'Ignazio all'Olivella - altare maggiore

Mentre “la casa” prende forma in diversi ambienti (chiostri e parlatori, refettorio e cucine, biblioteca…), va avanti il cantiere della chiesa già aperta al pubblico e regolarmente ufficiata. Nel 1656 la famiglia fiorentina Zati finanzia il rivestimento intarsiato a marmi “mischi e tramischi” della cappella dedicata al Battista. Tre anni dopo, sopra il refettorio, si avvia la costruzione del “cuarto Zati”, ovvero l’appartamento dell’omonimo nipote del marchese Simone Zati (con loggiato su Via Roma). Nel 1689 l’autorità civica dà il permesso per la costruzione di un passaggio sopraelevato che consentisse l’ampliamento della casa oltre Via Bara, ma i padri lasciarono perdere del tutto l’idea nel 1726, continuando comunque ad acquistare immobili nel quartiere.

Nel 1709 si realizza il primo altare maggiore sul disegno dell’architetto Andrea Palma; solo sei anni dopo si commissiona all’architetto Filippo Juvara un nuovo progetto. Intanto dietro l’altare maggiore, nel 1716, si realizzò una cripta sepolcrale per i padri. Non ancora soddisfatti, i padri perseverarono e nel 1741 a Roma interpellarono altri architetti; in questa occasione venne commissionata a Sebastiano Conca la tela della SS.Trinità (nella parete absidale) che giunse a Palermo assieme a un nuovo modellino per l’altare maggiore. Lo stesso pittore realizzò la tela nella cappella di San Filippo (1740), in sostituzione di Guido Reni conservato in sacrestia.

In sintesi, fino al 1787 l’altare maggiore aveva un tabernacolo con ciborio di legno dorato, ed i muri del presbiterio erano ornati da vari quadri. Nel 1787 fu costruito il presente altare di pietra forte su disegno del Marvuglia ed eseguito dai fratelli Vincenzo e Salvatore Todaro. Tutto l’altare è ornato di fascette di rame dorato opera di Antonio Barillà, che fece pure i bassorilievi di angeli con al centro la cena di Emmaus.

I prospetti e la cupola della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella

Foto storica della Chiesa Sant'Ignazio all'Olivella

Relativamente al prospetto frontale della chiesa, su piazza Olivella, comincia la strutturazione nel 1651 quando si aggiungono gli ornamenti del pinnacolo e due finestroni. Nel 1692 si realizzano i tre portali marmorei che guardano a ponente, nel 1689 l’altorilievo del cuore con la scritta “Jesus” fra due leoni (simbolo di Sant’Ignazio martire).
La scalinata in pietra di Billiemi è del 1695, mentre la cancellata in ferro è del 1772. Le statue di stucco poste sul secondo ordine furono nel 1651 San Filippo Neri e Santa Rosalia, nel 1751 Sant’Ignazio di Antiochia e San Francesco di Sales. Nei tre anni seguenti (1752-55) si edifica a destra il secondo campanile (con cinque campane) e vengono resi “gemelli” con la torre dell’orologio già presente da un secolo. Si aggiunge altresì la finestra centrale e, nel timpano al di sopra, un tondo con la Madonna della Vallicella.

Solo nel 1730 l’architetto Ferdinando Fuga disegna la cupola, edificata nel 1732 e bombardata nel 1943, quando si persero gli affreschi di Guglielmo Borremans nella stessa cupola, in presbiterio e sacrestia. Fu costruita la prima volta coi denari del p. Antonio Suannesi, al posto del soffitto disegnato dall’abate Michele Blasco; in un primo tempo fu coperta di piombo, poi per infiltrazioni d’acqua fu rivestita nel 1750 con rame pitturato in verde da Giacomo Aragona.

L’anno 1760 vede all’Olivella l’esordio palermitano di Giuseppe Venanzio Marvuglia che iniziacol redigere un nuovo progetto per l’area presbiterale, realizzato in forma effimera come allestimento per le Quarant’Ore. Nel 1764 su progetto di Marvuglia prendono avvio i lavori per la costruzione dell’oratorio in stile neoclassico adiacente la chiesa, inaugurato cinque anni dopo. Nel 1774 i padri compongono una commissione per la realizzazione del progetto di “ammodernamento” della chiesa elaborato da Marvuglia, i cui lavori inizieranno nel 1786 e andranno avanti in tempi diversi per quasi quarant’anni, con la conclusione di Nicola Puglia discepolo di Marvuglia. È l’ultimo e più importante arricchimento della chiesa con decorazioni plastiche su pareti e volte, pitture negli archi, angeli di stucco nei 25 finestroni, “Gloria” che attornia il sacro tetragramma (JHWH).

Nel 1788 Ignazio Marabitti scolpisce le statue marmoree di SS. Pietro e Paolo in presbiterio, essendo già rappresentati nelle vele della cupola i quattro profeti maggiori. L’anno seguente fu sicuramente Filippo Pennino ad aggiungere le statue in stucco dei quattro evangelisti, mentre Antonio Manno, dopo due anni di lavoro, termina di dipingere le scene bibliche in 33 riquadri sulla volta a botte.

Corrado Sedda d.O.

Fonti di riferimento:

  • Ciro D’Arpa, Architettura e arte religiosa a Palermo: il complesso degli oratoriani all’Olivella, Ed. Caracol, Palermo 2012
  • Antonio Pesce d.O., Storia e arte della chiesa di Sant’Ignazio M. all’Olivella, pro-manuscripto

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Corrado Sedda
Corrado Sedda
Religioso della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri con sede nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella

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