San Filippo Neri a Palermo

"Tutto il mondo e ciò che ha, ogni cosa è vanità" San Filippo Neri

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Era il 1581 quando un giovane nobile palermitano faceva ingresso all’Oratorio romano della Vallicella, avendo conosciuto personalmente il padre Filippo Neri. Il giovane godeva buona fama, come attesta Giovanni Marciano, citando Francesco M. Tarugi: «Pietro Pozzo buon Maestro di campo, cioè buono à piedi, e à cavallo, buono à comandare, e ubbidire». Passando per Napoli, a settembre 1592 fece ritorno alla sua città natale per stare vicino alla famiglia, in seguito alla morte del fratello. Allora incontrò a Palermo dei sacerdoti desiderosi di ritrarsi dal mondo, riunitisi a fare vita comunitaria presso la chiesa di San Pietro Martire (attigua a Santa Maria in Valverde), poi distrutta dai bombardamenti del 1943.
Pietro Pozzo seppe illuminare quei preti sulla vera natura della loro vocazione, illustrando loro la forma di vita iniziata da p. Filippo Neri a Roma. Contagiatosi nell’assistenza ai malati, morì di peste il 30 luglio 1624, dopo aver avviato un istituto di lungo corso nella città di Palermo.

Nel 1593 i primi sette padri diedero principio alla Congregazione dell’Oratorio in Palermo, eretta canonicamente quattro anni dopo con bolla pontificia di Papa Clemente VIII (10 ottobre 1597). L’anno successivo, il 7 novembre 1598, la posa della prima pietra della chiesa, alla presenza del Grande Ammiraglio di Sicilia don Carlo Aragona e Marinis, principe di Castelvetrano e duca di Terranova.
L’edificazione della chiesa fu la prima grande opera, inaugurata nel 1622, anno di canonizzazione di Filippo Neri; allora il Senato palermitano volle subito iscrivere San Filippo nel novero dei suoi compatroni. Oltre ai patrimoni personali dei padri nobili, la pubblica carità della cittadinanza sovvenne al fabbisogno finanziario, mentre contemporaneamente si realizzava la costruzione della casa.

I padri vollero aspettare che il tempio si fosse conchiuso, prima della dedicazione il 21 novembre 1711, per mano di Monsignor Bartolomeo Castelli, vescovo di Mazara.
La difficile scelta del Santo cui intitolare la chiesa, fece esperire per l’estrazione a sorte, sicché per tre volte di seguito la sorte cadde sul Padre della Chiesa Sant’Ignazio martire, vescovo di Antiochia. L’attuale complesso dei padri filippini all’Olivella, venne a completarsi con l’aggiunta dell’ultimo pezzo, il giorno di Pasqua 26 marzo 1769, quando veniva inaugurato l’oratorio adiacente la chiesa su piazza Olivella.

Se bene il primo pensiero di quei Religiosissimi Padri fosse di provvedere d’una quanto più si potesse degna casa all’Altissimo, pure nō trascurarono di pēsare all’habitatione de’Padri, che ne doveano esser ministri. Riuscì questa vaga insieme, e magnifica, onde è stimata una delle più nobili frà le case Religiose, che si ammirano in Palermo: d’essa non è l’ultimo pregio l’accogliere frà le sue mura una numerosissima, & assai scelta libreria. Fu questa lasciata in testamento alla Congregatione di Palermo da D.Francesco Sclafani (…) Poscia ricevè il suo compimento con essere accresciuta di molto maggior numero di sceltissimi libri dal Padre Antonio Guerrasi (…) onde è una delle Biblioteche migliori non solo di Palermo, mà d’Italia.

(Giovanni Marciano, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Napoli 1693, p. 401)

La capitale panormita si arricchiva in tal modo di un monumento in stile barocco, sede non solo del culto pubblico, perché l’edificazione del complesso fece spazio allo svolgimento di più attività apostoliche.
L’ufficiatura solenne della propria chiesa era affiancata dalla predicazione pubblica dei sermoni nell’oratorio grande, l’apostolato di formazione cristiana e assistenza spirituale dell’oratorio piccolo (detto “secolare”), le attività ludiche e di catechismo alla Villa filippina, il lavoro di formazione spirituale presso il seminario degli italo-albanesi, la confraternita del Signoruzzo, la biblioteca di casa aperta al pubblico.
I padri svolgevano il proprio ministero celebrando nelle rettorie limitrofe, ad esempio San Matteo al Cassaro (detta “piccola Olivella” per la sua pianta), assumevano poi incarichi diversi a servizio di istituti religiosi femminili. L’Oratorio dei padri filippini era un punto di riferimento in città per la musica da camera e per quella sinfonica nella liturgia, testimoniata dal corposo “archivio musicale dell’Olivella”. Nell’apostolato rientrava pure l’amministrazione dei lasciti testamentari in beneficienza di diverse opere pie.

Mà più che la vaghezza degli ornamenti, e la Maestà delle cerimonie tira con dolce violenza la gente divota, più che la calamita il ferro, l’esemplarità di quei Padri, che zelantissimi dell’Istituto fino dalla loro prima fondatione hanno sempre procurato di custodire la purità del medesimo, e di praticare quelle virtù, che sono proprie di esso, onde concorrendo colle sue soavi, ma potenti forze il Cielo sono dolcemente tirati i popoli a partecipare della loro divotione, e della loro pietà. (…) Grande particolarmente è il concorso del popolo, e della nobiltà a gli Oratorii vespertini,e grande il frutto, che se ricava, poiche nell’inverno restano spopolati i profani teatri, quando nell’Olivella vi è Oratorio (…)

(Giovanni Marciano, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Napoli 1693, p. 400)

Il corso storico e artistico sviluppatosi nel tempo, ha portato all’esemplare monumento che ammiriamo tra chiesa, oratorio e odierno museo archeologico. L’opera subì una lunga battuta d’arresto nel periodo delle soppressioni sabaude, per riprendere fino al dopoguerra tra chiesa (culto e predicazione), oratorio (catechismo e cultura), villa filippina (carità e ricreazione).
In seguito gli oratoriani promossero la pastorale di tre parrocchie del centro storico (San Giacomo la marina, S. Maria del lume, Sant’Antonio abate), divenendo centro di attività nella zona per tanti bambini alla scuola di “Pippo Buono”.
Le generazioni del secolo scorso raccontano la devozione sentita per il “santo della gioia”, festeggiato il 26 maggio con partecipazione del rione Olivella e dei quartieri limitrofi.

Oggigiorno l’Oratorio di San Filippo Neri si colloca nel centro storico, frequentato di giorno dai turisti e animato di sera dalla movida. Nei tempi recenti l’assetto urbano si è evoluto, ma la chiesa rimane apprezzata per eventi musicali, matrimoni e confessioni, l’eucarestia domenicale. Il mutato contesto sociale rappresenta un nuovo campo d’azione per chi crede nei santi e per chi crede in qualcosa di più che le vanità del mondo.

Tutto il mondo e ciò che ha, ogni cosa è vanità
San Filippo Neri

Corrado Sedda

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