Timoleonte, il supereroe greco che combatté per la Sicilia

Nella Sicilia del IV secolo a.C., la città di Siracusa minacciata dalle lotte interne tra i tiranni e le pressioni degli eserciti cartaginesi, decise di chiamare un supereroe greco in suo soccorso.

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Al GAM di Palermo è esposto un grande e splendido dipinto intitolato “I funerali di Timoleonte”, opera del pittore siciliano Giuseppe Sciuti. Il quadro rappresenta una folla oceanica intenta a rendere omaggio ad un grande personaggio nella Siracusa del IV secolo a.C.

Ma chi era questo Timoleonte in grado di causare la commozione di un così grande pubblico?
Ecco la sua storia.

Timoleonte il corinzio

Timoleonte
Timoleonte – G. Patania

La situazione geopolitica siciliana nel 345 a.C. era piuttosto ingarbugliata. Le città Siceliote (ovvero le poleis greche di Sicilia), erano governate da tiranni continuamente in guerra tra loro. Il principale centro militare ed economico dell’isola, Siracusa, era stata teatro di omicidi, esili e colpi di stato, che avevano messo al potere il malvagio Dionisio il Giovane, accentuando il clima di instabilità già in atto.

Per di più un enorme esercito di cartaginesi stava preparando una massiva azione militare con lo scopo di conquistare e saccheggiare l’intera Sicilia.

Giustamente preoccupati da queste minacce esterne ed interne, che rischiavano di mettere fine alle civiltà greche di Sicilia, un gruppo di siracusani decise di inviare una delegazione in cerca di aiuto. La prima scelta ricadde su Sparta, la più grande potenza militare del mondo greco e vecchia alleata di Siracusa. Tuttavia apprendendo la gravità della situazione, gli spartani ritennero inutile intervenire, in quanto reputarono impossibile riuscire a salvare le sorti della Sicilia da una minaccia così imponente e contro un esercito cartaginese numeroso e temibile.

Incassato il rifiuto di Sparta, i siracusani si rivolsero allora a Corinto, non la più potente delle polis, ma considerata la madre patria di Siracusa, essendo stata fondata, quest’ultima, proprio da coloni corinzi.

Si trattava di un vero e proprio suicidio, era chiaro, ma Corinto decise comunque di intervenire in qualche modo, anche solo per salvare la faccia. Radunò una decina di navi e circa 700 militari (quasi tutti mercenari), sotto la guida di una vecchia gloria dell’esercito corinzio, il quasi settantenne generale Timoleonte.
La compagine era sacrificabile e pronta ad affrontare la disfatta prevista, tuttavia il vecchio ed esperto Timoleonte era di tutt’altre vedute. E si imbarcò convinto di poter riuscire nella sua missione impossibile.

Lo scontro con i tiranni

Teatro Greco di Siracusa – fotovideomike from Italia (Michele Ponzio, @michele_ponzio), CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons

Il piccolo esercito di Timoleonte non era sufficiente a vincere battaglie con la forza, anzi, le flotte Cartaginesi che sorvegliavano le coste sicule non gli avrebbero nemmeno permesso di attraccare, perciò decise di ricorrere all’astuzia.
Organizzò un incontro con i comandanti cartaginesi nella città greca di Reggio (Calabria), con lo scopo di negoziare una resa ed evitare così inutili scontri armati. Ma era solo un diversivo e, con la complicità delle autorità locali, riuscì ad eludere la sorveglianza ed approdare infine in Sicilia, a Taormina, dove il tiranno locale, Andromaco, lo accolse con favore, fornendogli anche delle armate di supporto.

Nel frattempo un altro tiranno, Iceta di Lentini, aveva già conquistato tutti i territori di Siracusa, costringendo Dionisio a barricarsi a Ortigia.
Appreso dello sbarco di Timoleonte, Iceta inviò un grosso contingente ad affrontarlo, un’armata di circa 5000 feroci soldati. Giunto nei pressi di Adrano l’esercito del tiranno iniziò a preparare l’accampamento, stimando che le truppe corinzie non sarebbero arrivate prima dell’indomani. Ma era proprio ciò che Timoleonte sperava. Una volta in viaggio, dopo una breve sosta, chiese alle sue truppe di accelerare il passo. In questo modo giunse ad Adrano in anticipo, cogliendo impreparati i nemici.

Lui stesso prese lancia e scudo e si lanciò all’attacco degli spaesati uomini di Iceta, che disorganizzati e dopo aver subito numerose perdite, decisero di ritirarsi. Le armate corinzie, di numero nettamente inferiore, avevano vinto grazie al loro impeto e all’astuzia del loro comandante.

Nei giorni successivi Iceta inviò alcuni sicari per sbarazzarsi di questo temibile avversario, ma i suoi tentativi furono sempre sventati, talvolta in maniera fortuita, come nel caso dell’assassino che fu fermato proprio un istante prima di colpire, perché riconosciuto da un passante, suo vecchio amico.
Iniziò quindi a diffondersi la voce che Timoleonte fosse protetto dalla dea Tiche (dea della fortuna), e questo convinse molti altri Sicelioti ad unirsi a lui.

Giunto alle porte di Siracusa, Dionisio il Giovane non oppose nessuna resistenza. Tra l’essere catturato dai Cartaginesi o il cadere nelle mani di un altro tiranno, ritenne più saggio consegnarsi a Timoleonte, chiedendo di essere esiliato a Corinto.
In soli 50 giorni l’impresa impossibile era diventata reale e Siracusa era stata conquistata.

La grande battaglia del Crimiso

Timoleonte governò Siracusa con saggezza per diversi anni e la difese da molte minacce esterne, ma la più grande di esse doveva ancora arrivare.
Nel 341 a.C. i cartaginesi radunarono un enorme esercito, stimato tra i 60 e i 70 mila uomini, tra cui un reparto del “Battaglione Sacro”, tra i più feroci e temibili super soldati dell’epoca.

La battaglia infuriava e Timoleonte doveva prepararsi ad affrontarla. Alleandosi con altre città siciliane, riuscì a radunare 5000 fanti e 1000 cavalieri e si mise in marcia per attraversare la Sicilia, visto che intanto i nemici erano sbarcati a Marsala.
Appresa la grandezza dell’esercito cartaginese, circa un migliaio di soldati decisero di disertare, ritenendo pazzo il vecchio generale, ma Timoleonte non volle demordere, anzi si disse felice di essere rimasto a guidare i più coraggiosi, quelli che non avevano paura di morire per difendere la Sicilia.

Dopo qualche giorno l’esercito siracusano giunse nei pressi del fiume Crimiso, sopra la valle del Belice. Lì il massivo esercito cartaginese si preparava ad attraversare il corso d’acqua. Le prime armate a passare furono proprio quelle del Battaglione Sacro, i 10 mila temibili opliti in grado di far tremare le gambe a qualsiasi generale. Ma Timoleonte era astuto, e anche fortunato.

Quel giorno una fitta nebbia impediva di avere una buona visuale, inoltre il terreno in cui si stavano raccogliendo i soldati cartaginesi era paludoso e reso ancor meno agevole dal grande calpestio, che rallentava pesantemente le operazioni.
Si trattava di un grosso vantaggio per lo scaltro Timoleonte, che approfittò della situazione per attaccare con grande impeto.
Si racconta che la voce del generale corinzio fosse animata da un tono imperioso e solenne, quasi soprannaturale, che spinse gli uomini a combattere con coraggio e con tutte le loro forze.

Il Battaglione Sacro fu sbaragliato. Il resto dell’esercito, dall’altra parte del fiume, rimase atterrito dalla ferocia con cui i migliori tra i loro compagni erano stati sconfitti. Inoltre la nebbia impediva di stimare chiaramente il numero dei soldati greci così, temendo una sonora sconfitta, i cartaginesi si ritirarono in preda al panico.

Era una vittoria epocale.

Dall’accampamento nemico Timoleonte raccolse un ricco bottino e tornò a Siracusa da eroe.

Gli ultimi anni di Timoleonte

Dopo la grande battaglia del Crimiso, il generale continuò a combattere i tiranni e ad amministrare Siracusa con grande saggezza, reintroducendo una costituzione e la democrazia nella città-Stato siciliana.
Invitò anche molti coloni greci a stabilirsi sull’isola, per ripopolare le città dopo le lunghe guerre, infine si ritirò a vita privata, morendo di vecchiaia qualche anno dopo.

Al suo funerale accorsero migliaia di persone da tutta la Sicilia e non solo.
Durante il rito furono lette queste parole:


«Il popolo di Siracusa qui onora il rito funebre di Timoleonte, figlio di Timodemo, di Corinto, con duecento mine, e lo riverisce in eterno con gare musicali, equestri, ginniche; egli infatti cacciò via i tiranni, vinse i barbari in guerra, restaurò la grandezza delle città devastate e ridiede ai Sicelioti le loro leggi.»

Funerali di Timoleonte
Giuseppe Sciuti – I funerali di Timoleonte – 1874

Fonti: Una pillola di storia antica al giorno – Timoleonte
Plutarco – Vite Parallele
Congiu, Micciché, Modeo – Timoleonte liberatore… – Caltanissetta 2011
Wikipedia.org – Timoleonte
Wikipedia.org – Batteglia del Crimiso

Foto Copertina: Depositphotos

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

1 COMMENTO

  1. Storia bellissima che non conoscevo. Incredibile che non abbiano fatto un film su questo personaggio, mi piacerebbe saperne di più.

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