La Chiesa di San Nicolò da Tolentino, benché si trovi nel cuore del centro storico di Palermo, in via Maqueda, a due passi da piazza Pretoria, è ingiustamente ignorata dai flussi turistici e trascurata anche dagli stessi palermitani. Invece si tratta di un luogo storicamente straordinario perché questo complesso monumentale racchiude secoli di trasformazioni urbanistiche e tesori d’arte che meritano di essere conosciuti. Alla prima occasione, vi invito a fare una visita a questa chiesa e intanto iniziamo questo viaggio conoscendo chi fu questo santo e la storia e l’architettura di questo complesso.
Chi era Nicolò da Tolentino: il Santo delle Stelle

Prima di varcare la soglia di questa bella chiesa palermitana, vale la pena conoscere il personaggio a cui è dedicata, perché la sua storia è tutt’altro che ordinaria.
Nicola da Tolentino nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano, un paesino in provincia di Macerata, ad una quarantina di Km da Tolentino. Secondo la leggenda, nacque da genitori anziani e senza figli, dopo un pellegrinaggio al santuario di San Nicola di Bari. Come ringraziamento della grazai ricevuta, al piccolo venne imposto il nome di Nicola.
A quattordici anni, profondamente colpito dalla predicazione evangelica, entrò nell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, studiò e venne ordinato sacerdote intorno al 1274. Trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita nel convento di Tolentino, dove morì il 10 settembre 1305. In questo lungo periodo si distinse per il rigido ascetismo e per una carità instancabile verso i poveri e i malati, operando anche come pacificatore e confessore. A una sua miracolosa guarigione, avvenuta per mezzo di un pezzo di pane bagnato nell’acqua su indicazione della Vergine, si deve la tradizione dei “panini benedetti” che i frati agostiniani distribuiscono ancora oggi.
Iconograficamente viene raffigurato con l’abito nero agostiniano, un giglio, il cesto del pane e una stella sul petto, simbolo della luce divina che guidò la sua vita e ne preannunciò la morte. Nella teologia cattolica è venerato come il protettore delle anime del Purgatorio a causa delle sue incessanti preghiere di suffragio, oltre a essere invocato come patrono di naufraghi, carcerati e appestati. Fu il primo santo del suo ordine: nonostante il processo di canonizzazione fosse iniziato nel 1325, le crisi della Chiesa e lo scisma avignonese ne fecero slittare la proclamazione ufficiale al 1446 sotto papa Eugenio IV. La devozione popolare, tuttavia, lo aveva già spontaneamente elevato agli altari fin dalla metà del Trecento, e la sua festa liturgica si celebra ogni anno il 10 settembre.
Un luogo che ha attraversato secoli e religioni
Il complesso monumentale che oggi ospita la chiesa di San Nicolò di Tolentino si trova nel cuore del centro storico di Palermo, lungo via Maqueda, tra via dei Calderai e via Giardinaccio, nel mandamento Tribunali, l’antico quartiere della Kalsa. E già da questo posizionamento urbano si intuisce che si tratta di un luogo carico di storia, dove le vicende architettoniche si intrecciano con quelle delle diverse civiltà che hanno abitato Palermo nel corso dei secoli.
Una colonna nella navata destra della chiesa porta incisa un’iscrizione straordinaria, quasi una sintesi poetica della storia del sito:
Il Tabernacolo di Dio con gli uomini. Il restaurato edificio una volta fu mare, poi triste palude, quindi orto e tempietto; finalmente, con passar degli anni, da sinagoga divenne piccola cappella di Santa Maria del Popolo. Poche parole che raccontano millenni di trasformazioni.
Nell’epoca della dominazione araba, quella zona era chiamata harat al yahud, ovvero “quartiere dei giudei“, ed era descritta dalle cronache come rigogliosa di orti, piena di traffico mercantile, adorna di torri e sinagoghe. In epoca normanna, intorno al 1094, in quell’area sorgeva un luogo di culto, probabilmente una moschea poi convertita al culto ebraico. Con la cacciata degli ebrei dalla Sicilia, decretata nel 1492 dal re Ferdinando II d’Aragona insieme alla più nota espulsione dalla Spagna, la zona si svuotò e rimase a lungo abbandonata.
Nel 1507 una monaca clarissa, suor Lucrezia Di Leo, acquistò il cortile del luogo detto “la Moschitta” (termine che nel dialetto palermitano rimandava alla vecchia sinagoga) e vi fondò un piccolo monastero dedicato a Santa Maria del Popolo. Quella piccola comunità femminile tenne vivo il sito per qualche decennio, finché nel 1582 il Collegio dei Notai di Palermo acquisì il monastero ed in seguito stipularono un accordo con i Padri agostiniani scalzi prevedendo, tra le altre condizioni, la costruzione di una nuova chiesa da intitolare a San Nicolò da Tolentino.
La costruzione della chiesa: un’impresa lunga due secoli
La posa della prima pietra avvenne nel luglio del 1609, per volontà del cardinale Giannettino Doria. L’impresa si rivelò più difficile del previsto e la costruzione si protrasse quindi a lungo, tra pause forzate e ricostruzioni parziali.
Fu soltanto il 31 ottobre 1824 che la chiesa poté essere finalmente consacrata, per mano dell’arcivescovo Pietro Gravina. Un percorso durato oltre due secoli, che spiega anche le disomogeneità stilistiche che il visitatore attento può cogliere nell’edificio.
Nel 1874 alla chiesa fu trasferito il titolo parrocchiale della vicina chiesa di San Giovanni dei Tartari, che veniva demolita, e con esso arrivarono molte opere d’arte che oggi arricchiscono l’interno. Da allora la chiesa svolge anche funzione parrocchiale, e dal 30 dicembre 1986 è ufficialmente la Parrocchia di San Nicolò da Tolentino.
La facciata: semplicità e forza
Guardando la chiesa dall’esterno, lungo via Maqueda, il primo elemento che colpisce è la sobrietà della facciata. Si tratta di un prospetto su due ordini sovrapposti, inquadrato da robuste paraste, cioè pilastri piatti addossati alla parete, che conferiscono una certa solidità all’insieme senza ricorrere agli eccessi decorativi del barocco siciliano più sfrenato.
La facciata fu completata nella seconda metà del XVII secolo e ritoccata intorno al 1922. Sul portale principale campeggia, inserita in una nicchia, una statua di San Nicolò da Tolentino collocata nel 1687: è l’unico elemento decorativo di un certo rilievo su questa facciata essenziale, che contrasta volutamente con la ricchezza degli interni tipica delle chiese dell’epoca. Lo stile dell’insieme è quello tardo-rinascimentale con influenze barocche moderate, lontano dalle esuberanze plastiche di altre chiese palermitane.
L’interno: spazio, luce e opere d’arte

Varcato il portale, l’impatto è immediato: l’interno è ampio, organizzato secondo una pianta basilicale a tre navate, divise da poderosi pilastri. Le volte sono a botte, e una finta cupola contribuisce a dare slancio verticale all’insieme. Lungo le navate laterali si aprono profonde cappelle, e un vasto transetto conclude la navata centrale prima del cappellone rettangolare del presbiterio con l’altare maggiore.
La chiesa ha subito danni notevoli nel corso dei secoli, sia per i terremoti sia per le vicende storiche della città, e oggi appare in alcuni punti spoglia e priva delle decorazioni originali. Ma questa essenzialità ha un lato positivo: permette di apprezzare la pulizia degli spazi architettonici e consente di concentrare l’attenzione sulle opere d’arte che si sono conservate.
Il fonte battesimale. Nella prima cappella della navata destra si trova una dei pezzi d’arte più antichi del complesso: una tazza di fonte battesimale risalente al 1494, collocata su un piedistallo seicentesco. Proviene dalla demolita chiesa parrocchiale di San Giovanni dei Tartari, trasferita qui nel 1874 insieme a due tabernacoli marmorei e a una bella statua di San Giovanni Battista. Un documento visivo che racconta la continuità devozionale di questo quartiere.
Le tele di Pietro Novelli. Il nome che ogni appassionato d’arte deve tenere a mente visitando questa chiesa è quello di Pietro Novelli, il grande pittore siciliano nato a Monreale nel 1603 e considerato il massimo esponente della pittura barocca nell’isola. Le sue opere sono disseminate in molte chiese di Palermo, e anche San Nicolò da Tolentino custodisce alcune sue tele di grande valore.
Nelle due cappelle del transetto si trovano i capolavori del pittore: nel braccio destro, un grande dipinto del 1636 raffigura “l’Apparizione della Beata Vergine e di Gesù Cristo a Sant’Agostino”; nel braccio sinistro, la tela di pari dimensioni mostra “San Nicola di Tolentino in adorazione di Gesù Cristo”, opera sempre del 1636. Entrambe le composizioni sono di grande forza espressiva e mostrano la maestria di Novelli nel gestire la luce e le figure. Nella quarta campata della navata sinistra si trova inoltre una tela raffigurante “l’Immacolata Concezione”, anch’essa attribuita al pittore monrealese.

L’altare maggiore. Il cappellone absidale è dominato da un altare maggiore in marmi mischi settecenteschi, esempio tipico del gusto palermitano per le superfici policrome ottenute con l’accostamento di marmi di diverso colore e qualità.
Il convento e la sua storia dopo la soppressione
A sinistra della chiesa si estende quello che resta dell’antico convento dei Padri agostiniani, fondato nel 1608. Nel suo periodo di massimo splendore, a metà del XVII secolo, il censimento dell’Ordine registrava la presenza di 54 alloggi, un chiostro, uno studentato, una biblioteca e una foresteria: una comunità religiosa di tutto rispetto, capace di generare una intensa vita intellettuale e spirituale.
Nel 1626 sorse all’interno del complesso la Congregazione della Croce e Martirio di Cristo, detta “del Sabato”, che si riuniva nella chiesa annessa di Santa Maria della Grazia dei Notai. Una doppia vita religiosa, quella del convento.

Tutto cambiò con le leggi eversive del 1866, con cui il governo italiano soppresse le congregazioni religiose e confiscò i loro beni. Il convento fu svuotato dei suoi frati e trasformato in sede di varie istituzioni civili: Camera e Archivio notarile, Commissione consorziale per i tributi, Società di agricoltura, Accademia omeopatica, Società operaia di mutuo soccorso. Il patrimonio librario dei monaci confluì nella Biblioteca comunale di Casa Professa.
Oggi l’ex convento ospita l’Archivio Storico Comunale di Palermo, una delle istituzioni più importanti per chi voglia studiare la storia della città. Il chiostro, parzialmente conservato con un unico porticato superstite sul lato est, fu ristrutturato nel XX secolo su progetto dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda.
Piccole curiosità da non deve perdere
Questo complesso è uno di quei luoghi in cui la stratificazione storica si tocca con mano. La stessa iscrizione sulla colonna della navata destra, che ricorda come il sito sia stato in ordine mare, palude, orto, luogo di culto ebraico e poi cristiano, vale da sola una visita.
Una curiosità da non sottovalutare riguarda la comunità dei fedeli: oggi la parrocchia è un punto di riferimento multiculturale: è presente la comunità cristiana africana di Palermo, il che conferisce alla chiesa una vivacità e una varietà umana che si aggiunge ai suoi valori storici.
UNA PARROCCHIA PARTICOLARE «COMUNITÀ DI COMUNITÀ»
L’11 gennaio 2020, dando il mandato ufficiale ai Missionari O.M.I., l’arcivescovo affermò: «Se questa è una parrocchia territoriale, ha anche un volto particolare, specifico. Qui, in questa comunità, sarà evidente sempre di più che la Chiesa è raccolta da tutte le genti, da tutte le lingue, da tutti i popoli..» (SEM Corrado Lorefice).
Insieme alla comunità locale, in questa parrocchia, vivono alcune comunità etniche, confraternite e gruppi diversi. Ogni comunità particolare è incoraggiata a vivere la fede nella loro specifica indole culturale e spiritualità. Ma siamo consapevoli di esser parte, a cerchi concentrici, di una famiglia più grande che riconduce ad unită, come dono e ricchezza per tutti, la particolarità di ciascuna realtà.
Citato all’ingresso della chiesa.
Per chi si sofferma sul portale d’ingresso, vale la pena alzare gli occhi sulla statua di San Nicolò nella nicchia: collocata nel 1687, mostra il santo con i suoi attributi iconografici tipici, la stella sul petto, simbolo della visione mistica che avrebbe avuto, e l’abito nero degli agostiniani.
Come visitare il complesso
La chiesa si trova al numero 157 di via Maqueda, una delle arterie principali del centro storico di Palermo, facilmente raggiungibile a piedi dal centro o con i mezzi pubblici. Il numero di telefono della parrocchia è 091 616 30 13.
Gli orari di visita sono: dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 11.30 e dalle 16.00 alle 18.30; domenica e festivi dalle 9.00 alle 12.00. Il lunedì l’apertura mattutina non è garantita, e il pomeriggio si entra dalle 16.00 alle 19.00. Nel mese di agosto la visita non è garantita, quindi è sempre bene telefonare prima di recarsi sul posto.
L’ingresso alla chiesa è libero. Per visitare gli spazi dell’ex convento, oggi Archivio Storico Comunale, è necessario rivolgersi direttamente all’istituzione che ha orari e accessi propri.
Adesso che sapete tutto, se siete in via Maqueda, godetevi i Quattro Canti e piazza Pretoria ma non trascurate questo angolo di storia stratificata. La chiesa di San Nicolò da Tolentino merita una sosta attenta: non è un gioiello barocco sfavillante come altri, sia chiaro, ma è un pezzo di storia di Palermo, storia religiosa, artistica e civile che si incontrano in un solo luogo.