Il fiume Oreto: storia, ricordi e speranze di recupero

Un fiume dimenticato e inaccessibile ai palermitani, eppure ricco di storia e di fascino.

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Ricordo ancora quando da ragazzino scendevo dal ponte Oreto al fiume e insieme a qualche amico esploravamo quella zona di terra fangosa, acqua, canneti e ciuffi di vegetazione che spuntavano qua e là. Certamente il fiume era già inquinato, tuttavia tra i copertoni di camion abbandonati e altri detriti arenatisi nell’ampio spazio sotto il ponte, noi ragazzi potevamo giocare seguendo i ranocchi o raccogliendo i girini che portavamo a casa a farli crescere per riportarli prima che cominciassero a saltellare “casa casa”. In quella zona, il letto del fiume non era stato ancora incanalato in quella sottile striscia d’acqua chiusa da tonnellate di cemento e così, tra un rigagnolo ed una pozzanghera, qualche residuo naturale ancora si poteva apprezzare.
Tutto questo, appena un cinquantennio fa!
Poi il corso d’acqua è praticamente scomparso tra il cemento, i rifiuti ed una vegetazione invasiva che lo ha nascosto alla vista, tanto che nell’immaginario del palermitano non esiste più. Invece il fiume Oreto c’è ancora e noi ogni giorno lo attraversiamo sui tanti ponti che percorriamo in città e nell’entroterra tra Altofonte e Monreale.

Il fiume Oreto: un passato da ricordare

Foto antica fiume OretoUna volta, il fiume Oreto era il vanto della rigogliosa area verde dentro la quale serpeggiava. Viaggiatori e geografi decantavano entusiasti le qualità dell’ambiente naturale che costituiva la sua valle. Gli Arabi lo chiamavano Wâdî al-‘Abbâs e descrivevano il tratto palermitano del fiume come il paradiso in terra, ricco di alberi e frutti.
Il nome “Oreto” invece è più tardivo e si è incerti sull’origine. Secondo alcuni deriverebbe dalle pepite d’oro che in antichità venivano raccolte tra la sabbia del fiume. Secondo altri invece il nome deriverebbe dal termine greco di montagna, “oros”, in riferimento al suo nascere dai monti. Ipotesi suggestive, quanto improbabili.
Le acque dovevano essere abbondanti tanto da essere navigabili dal momento che si narra di una battaglia navale avvenuta nei pressi del ponte Corleone e se il ponte Ammiraglio doveva essere dotato di ben 11 arcate per contenerlo completamente.
Un fiume pescoso per l’abbondanza di fauna acquatica: anguille, tinche e addirittura storioni. La vegetazione naturale ricchissima e varia, univa la classica macchia mediterranea a foreste così ampie da essere scelte come parco di caccia dei sovrani normanni:
il cosiddetto Genoardo. Insomma, un luogo delizioso come riportano i suoi estimatori del passato!
Non sembra un caso allora che in questo Parco era sorto un castello ed un convento di monaci cistercensi, intorno ai quali sarebbe sorto un villaggio: Altofonte, come venne chiamato poi per via della fontana grande che alimenta lo stesso fiume. Nel castello, nel 1304, la regina Eleonora, moglie di Federico II d’Aragona, partorì il primogenito Pietro che sarebbe diventato re di Sicilia. 

Costruzioni notevoli lungo le sponde del fiume Oreto

Un fiume importante dunque, e lo testimoniano anche le diverse costruzioni che furono costruite vicino alle sue sponde.
La più antica era una chiesa con annesso un convento di suore basiliane, fondata dai Normanni nel 1088 e dedicata a S. Maria dell’Oreto. Sorgeva sulla sponda destra del fiume un paio di miglia prima della città, come riferisce il Mongitore (XVII sec), e ricorda che lì era custodita una miracolosa statua in marmo bianco della “Vergine con il bambinello”. La statua non so che fine abbia fatto, ma la chiesa, o meglio il suo rudere puntellato, costruito su un altissimo sperone roccioso sul bordo del fiume, l’abbiamo visto centinaia di volte attraversando “ponte Corleone”.

Sulla sponda sinistra del fiume, a una quindicina di minuti da porta s. Agata, nel 1178, fu costruito il monastero cistercense con l’annessa chiesa di S. Spirito. Oggi meravigliosamente restaurata, veglia sui morti dentro il cimitero di S. Orsola.
Scendendo ancora un poco, siamo già nella zona Guadagna, sulla sponda destra, la potente famiglia dei Chiaramonte (XIV sec.) abitava un palazzotto di campagna più tardi noto come la Torre dei Diavoli (oggi non più esistente).

E per finire, prima della foce, nel XII secolo l’ammiraglio Giorgio di Antiochia fece costruire un ponte, che secondo alcuni sarebbe il più antico ponte in muratura costruito in Europa, dopo quello del 1265 sul Rodano, presso S. Esprit.
Dopo la deviazione del fiume, intorno al 1786, oggi il ponte dell’Ammiraglio è ormai all’asciutto ma a giusto titolo fa parte delle meravigliose opere del percorso arabo-normanno. 

Il fiume Oreto come risorsa economica

Il fiume Oreto sin dal principio fu importante anche per le attività collaterali che sfruttavano le sue acque: irrigazione dei terreni agricoli, cartiere, mulini. Pensate che al tempo degli arabi fu impiantato un grande giardino di palme da dattero, dalla Guadagna a San Giovanni dei Lebbrosi e più tardi nei terreni limitrofi al fiume per un certo periodo venne coltivata la canna da zucchero, la cui produzione richiedeva un clima temperato e numerose irrigazioni. Per questo la zona dell’Oreto fu scelta dai nobili palermitani che  si dedicarono alla coltivazione delle canne e all’estrazione dello zucchero, attività molto redditizia a quel tempo. I mulini per la frantumazione delle canne sorsero alimentate dalle acque del fiume ma di contro la sua raffinazione, che richiedeva enormi quantità di legna da ardere, provocò il disboscamento selvaggio delle montagne limitrofe.
Dopo il 1600, la concorrenza dei portoghesi con le piantagioni atlantiche, mise in crisi l’industria della cannamela siciliana e i terreni furono riconvertiti prima a vigneti, dalla metà dell’Ottocento ad agrumeti e ultimamente a coltivazione orticole.

Il fiume Oreto oggi

Ponte sul fiume OretoIl fiume Oreto nasce intorno ai 1000 metri di altezza, nella dorsale del monte Matassaro Renna, tra Pioppo e Monreale. Scende a carattere torrentizio tra rocce e vegetazione invasiva alimentato da diversi affluenti. Nei pressi di Ponte Parco, sotto Altofonte si incontra con il fiume Meccini e il fiume Lato, che scendono dai monti  Renda e confluiscono nella fontana Lupo.
Proseguendo tra le campagne e attraversato il ponte della Grazia, il fiume entra in città all’altezza del ponte Corleone, nella Circonvallazione. Segue un percorso caratterizzato da ampie anse che costeggiano i quartieri di Villagrazia e Santa Rosalia e giunge nella zona del cimitero di Sant’Orsola. Da qui, il percorso si fa sempre più lineare, attraversa la zona della Guadagna e dritto dritto sotto il ponte Oreto, costeggia la chiesa “dei Decollati”, alcuni ponti ferroviari, e infine attraversa il ponte a mare sfociando nel Tirreno, nella zona di S. Erasmo. In tutto una ventina di Km dalla sorgente alla foce.

Oggi il fiume Oreto è sparito, diventato letteralmente inaccessibile, sbarrato da muri, recinzioni e catapecchie costruite lungo le sue sponde. in molti tratti per di più, è ridotto ad un torrente puzzolente per il degrado, l’abbandono e gli innumerevoli scarichi fognari e liquami che col passare dei secoli, hanno “ucciso” con la fauna e la vegetazione, il fiume stesso. E infine, in molti tratti, le grandi colate di cemento che avrebbero dovuto salvaguardare il salvabile hanno tolto ogni residuo di fascino al corso dell’acqua.

Un progetto di recupero per salvare il fiume Oreto

Ultimamente un progetto di recupero promosso dal comitato “Salviamo l’Oreto” che raccoglie diverse associazioni, sta diventando realtà. I primi atti ufficiali alla sua approvazione sembrano essere stati firmati. Staremo a vedere.
Pulire, bonificare, costruire sentieri, ridare splendore al fiume è un lavoro doveroso verso la natura e la città di Palermo, ma è chiaro che oltre gli interventi istituzionali è d’obbligo una campagna di sensibilizzazione generale perché ciascuno faccia la propria parte nel rispettare il nostro fiume. Se persiste l’atteggiamento ottuso di qualcuno che interpreta il “bene comune” come “bene di nessuno” è chiaro che ogni sforzo sarà se non vanificato per lo meno ostacolato.
I progetti ci sono, le intenzioni pure, ci vorrà sicuramente del tempo per realizzarli. Quanto sarebbe bello vedere il fiume pulito e disponibile alla città, un parco che i palermitani possono frequentare, i turisti visitare e i bambini andarci a giocare, senza magari rincorrere ranocchi o raccogliere girini.
Sarà solo un sogno? Siamo fiduciosi e ansiosi di vederlo realizzato al più presto.

Saverio Schirò

Se vuoi vedere il fiume Oreto da vicino ecco il video di Igor D’India che lo ha percorso per noi

Fonti:
Raffaele Savarese, Convegno WWF Palermo “Conosciamo il fiume Oreto e la sua valle” 27-28 giugno 2014 Fiume Oreto antropizzazione e monumenti architettonici
FAI- I luoghi del cuore, Il fiume Oreto
MR Stagliano, I fiumi di Palermo, in www.ilcantooscuro.wordopress.it
R. Lojacono, L’oreto e il papireto, 1931
Immagini: FAI

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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