La Torre dei diavoli: un monumento avvolto nel mistero

Un monumento del 300 palermitano, prima dimenticato e poi abbandonato a se stesso fino a scomparire del tutto!

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Avete mai sentito parlare della Torre dei Diavoli? Probabilmente no. Tuttavia questo monumento avvolto nel mistero avrebbe meritato una sorte diversa. Ma per ragioni rimaste inspiegate fu abbandonato a se stesso fino a quando le ultime macerie furono abbattute per la costruzione di una parte del passante ferroviario. 

Tracce architettoniche della Torre dei Diavoli

Cosa sappiamo di questo complesso senza nome chiamato “Torre dei Diavoli” dalla tradizione popolare?
Si trovava sulla sponda destra del fiume Oreto, andando verso la foce, nella contrada della Guadagna poche decine di metri prima della chiesa Madonna Assunta della Guadagna (ancora esistente). E doveva essere un complesso di un certo pregio, dalle rare foto che ne ritraggono i ruderi e da una serie di rilievi eseguiti nel 1854 dall’architetto francese Edmond Bailly dove possiamo apprezzare l’eleganza architettonica del complesso con le sue finestre bifore e l’arco ogivale riccamente decorato.
Un’idea più precisa ce la possiamo fare dagli schizzi poi diventati due quadri di Louis Gurlitt, vedutista tedesco, che ritraggono la valle della Guadagna prima della rivoluzione urbanistica che sconvolse la zona: si riconoscono la chiesa e la nostra costruzione ancora in buono stato nel 1850. Per il resto sappiamo molto poco.

Dalle caratteristiche architettoniche il complesso sembra appartenere allo stile della famiglia dei Chiaramonte, che nel XIV secolo era tra le più potenti di Palermo e non solo. L’impianto massiccio, alleggerito dalle eleganti finestre bifore decorate, l’alternanza dei materiali e dei colori con l’utilizzo dell’intarsio murario ricordano l’importante palazzo Chiaramonte Steri di piazza Marina. Che la fabbrica fosse stata della famiglia Chiaramonte è confermato da altri indizi documentari oltre che stilistici, a partire dallo stemma che si riconosceva sotto l’arco ogivale delle finestre.
Ma a cosa serviva questa costruzione e perché questo nome misterioso quanto inquietante?

Tracce documentarie: un po’ di storia della Torre dei Diavoli

Foinestar bifora della torre dei diavoliPer capire quale destinazione avesse il complesso partiamo dalla descrizione che ci riporta, Gioacchino Di Marzo nella seconda metà deldl’800: «Il muro di prospetto è rettangolare, e in esso si aprono quattro grandi finestre, sopra un pianterreno che fa da base all’edificio che termina con un’elegante cornice, su cui si impostano i piedritti delle finestre. La fabbrica è tutta di pietre riquadrate o meglio rettangolari. Il vano delle finestre è diviso da una colonnina intermedia, scolpita a cordoni vagamente annodati, sopra si innesta un’ampia fascia ogivale decorata a zig zag che congiunge di sopra i due archetti riuniti del vano, formando una finestra sola. Nel timpano è lo stemma dei Chiaramonte…».
In basso, alcune stanze a forma di grotta con sedili rustici, forse ruderi di bagni collegavano la base della costruzione col fiume.

Da queste descrizioni, la “Torre” doveva essere una specie di castello o almeno una dimora di campagna adibita alla caccia, ma anche un avamposto militare da dove svolgere offensive e proteggere il territorio. Inizialmente doveva consistere solo in una torre di avvistamento e controllo degli ampi territori adibiti a vigneto (come ce ne sono tante altre dislocate nei dintorni alla città) intorno alla quale fu costruito l’intero complesso piuttosto articolato. Ce lo conferma una testimonianza documentaria negli atti e negli archivi notarili riguardanti i beni della famiglia Chiaramonte: “Nei dintorni di Palermo la famiglia possedeva le seguenti proprietà: una sontuosa dimora di campagna stimata 40 onze, costituita da una torre con vigna, terra coltivabile e giardino in contrada Guadagna, sul fiume Oreto”. È evidente che si tratta della nostra costruzione.
Dunque nessun dubbio sull’appartenenza della dimora.
Rimane la domanda sul perché questo nome “pauroso”, “Torre dei Diavoli”.

Leggende, abbandono e distruzione della Torre dei Diavoli

Tutto nasce dalle leggende su fantomatici rumori e grida provenienti dal complesso che la creduloneria popolare avrebbe attribuito appunto ad esseri soprannaturali che infestavano il complesso. La realtà probabilmente è che essendo stato ben presto abbandonato, il luogo divenne un covo di ladroni e malfattori che dissuadevano eventuali curiosi dall’avvicinarsi. Ladri o Diavoli che fossero, il complesso non ebbe molta fortuna, giacché non se ne parla quasi mai nei resoconti architettonici delle varie epoche. Anche la scarsità di notizie ne è una testimonianza.

LA torre dei diavoli Palermo
Torre dei diavoli come era nel 1931

Quando il Giuseppe Patricolo tra il 1889 e il 1890 eseguì dei lavori di riparazione definiti “urgenti”, pensate che le colonnine negli archi delle bifore e nella zona della porta d’ingresso, erano già state sottratte e adibite a supporto della mensola dell’altare nella vicina chiesa! Non furono più ricollocate nella sede originaria, e gli interventi non cambiarono lo stato del complesso rimasto poco più di un rudere, senza tetto e infestato dalla vegetazione, così come testimoniato le immagini del 1931.
Nel 1944 un crollo del terreno sovrastante spaccò la torre in due salvando solo le mura laterali. Ormai la Torre dei Diavoli non esisteva più: sul retro dei resti fu costruito un muro di contenimento in pietra sopra il quale fu poi realizzato un edificio, e infine nel 2011 quel che era rimasto del rudere fu demolito nel corso dei lavori per consentire il raddoppio del passante ferroviario.

Saverio Schirò

Fonti:

  • G. R. CROAZZO, La Torre dei Diavoli di Palermo nell’opera del vedutista Louis Gurlitt, Una cronistoria fra Otto e Novecento del palazzetto oggi scomparso appartenuto alla famiglia dei Chiaramonte, Edizioni Incontri anno II n. 6 gen/mar 2014;
  • V. M. AMICO – Dizionario topografico della Sicilia – 1858-59;
  • G. DI MARZO, Delle Belle Arti in Sicilia. Dai Normanni sino alla fine del secolo XIV, vol. I, 1858-1862;
  • P. SARDINA, Palermo e i Chiaromonte: splendore e tramonto di una signoria, Potere nobiliare, ceti dirigenti e società tra XIV e XV secolo, Caltanissetta-Roma 2003;
  • R. LOJACONO, Alle porte di Palermo,  L’Oreto e il Papireto, 1931 in www.toskana-art.it/touring/Palermo/Papireto_Palermo

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
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