La Cripta delle Repentite: dove venivano sepolte le prostitute pentite

Una storia emersa dal passato di Palermo

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La Cripta delle Repentite è un edificio storico di Palermo che si trova in via Divisi. Esternamente appare abbandonato: l’ingresso con portale e finestre in stile gotico che sembrano essere di una vecchia chiesa o cappella ormai abbandonata. Tuttavia al suo interno un tempo nascondeva un monastero con annessa cripta dove erano conservate le spoglie delle concubine che pentite aveano scelto la strada della clausura per convertirsi e ricevere il perdono per la vita passata.

Andiamo a scoprire la sua storia

La cripta delle Repentite erano annesse ad una chiesa

Facciata dell’ingresso della chiesa

La storia di questo edificio sito nel cuore della vecchia Palermo al n 81 della via Divisi, o via dei Biciclettai come è conosciuta dai palermitani, è molto antica e risale al 1512.
Fu infatti in quell’anno che il nobile palermitano, il chierico Vincenzo Sottile, fece edificare una chiesa nello stesso luogo dove sorgeva la casa della sua famiglia, dedicandola a Santa Maria della Grazia.

Sopra la porta della chiesa si vedeva, allora, un’aquila intagliata nella pietra, che era il simbolo della famiglia Sottile, e che fu rimossa nel 1698 quando la chiesa fu abbellita.
Del complesso sono ancora visibili la facciata con il portale e le finestre in stile gotico, alcune colonne originarie e sul soffitto di un’aula, perché oggi è sede universitaria, le ricche decorazioni pittoriche della navata originaria della chiesa.

Nel 1524 suor Francesca Leonfante dei Duchi della Verdura, fece acquistare dai suoi parenti l’immobile e in quel luogo fondò un monastero sotto la regola del Monte Oliveto, divenendone badessa in perpetuo, con la facoltà di vestire altre con lo stesso abito.
Alla sua morte però, il numero delle suore si ridusse notevolmente e il monastero decadde, le suore rimaste furono spostate in altri conventi di Palermo.

Da monastero Olivetano a Istituto per cortigiane pentite

Fu così che per volere delle Autorità ecclesiastiche, il convento fu adibito come istituto per ospitare quelle donne che avevano vissuto in maniera dissoluta e che pentite decidevano di espiare i loro peccati ritirandosi a vita monastica. Per questo motivo fu chiamato delle “Repentite“, termine che nasce dall’unione delle parole “ree” e “pentite”.
Per provvedere al mantenimento del monastero, per cui si adoperava anche la viceregina Principessa di Molfetta, venne introdotta una strana tassa chiamata “diritto della bacchetta“, che consisteva nel pagamento di una imposta versata al Senato Palermitano dalle cortigiane “ancora in  servizio”, e in cambio ricevevano il permesso di poter vestire abiti di seta e di oro degni solo delle donne oneste. Naturalmente da questa tassa erano escluse le prostitute di strada, le cosiddette “cassariote“.

A nominare la Badessa di questo insolito monastero, era l’Arcivescovo di Palermo, che la sceglieva fra le suore dell’ordine di Santa Chiara, questo fino a quando le monache non ottennero il 17 maggio 1729 da Papa Benedetto XIII di eleggere loro stesse la loro Superiora.
Le convertite abbracciarono il credo francescano e dopo tempo, zelanti della perfezione cristiana e della vita monastica, ottennero la clausura, mal sopportando però l’appellativo di “repentite”.

Nel 1866 il monastero fu abolito, ma la chiesa rimase aperta al pubblico ancora per qualche tempo, poi per un lungo periodo, tutto rimase inghiottito dal tempo.

La scoperta della Cripta delle Repentite

cripta delle repentite
La cripta delle repentite

Fu nel 2005, durante i lavori di ristrutturazione dell’ex complesso religioso, che tornò alla luce casualmente la cripta delle repentite.

Eliminando le piastrelle del pavimento e il sotto strato, si capì che sotto doveva ancora esserci la vecchia cappella sotterranea. L’intuizione era fondata e, rimossi quintali di materiali, esito di precedenti lavori compiuti intorno al 1960, la cripta ha rivisto la luce rivelando il suo tesoro.

Al suo interno, in uno spazio di circa 15-16 metri quadrati, si trova  uno splendido altare seicentesco rivestito con mattonelle di maiolica raffiguranti motivi floreali. Alle spalle di esso altre mattonelle riproducono le immagini di una monaca, a sinistra , e di un frate a destra, identificati con San Francesco e Santa Chiara.
Le due figure sono genuflesse davanti una grande croce, alla base del quale si trova un teschio, come a ricordare la caducità del corpo di fronte alla morte. La monaca è raffigurata con una pisside tra le mani, contenente un’ostia sulla quale è rappresentata la crocifissione di Gesù.

Cripta delle repentite - colatoi
Un colatoio dove venivano deposte le salme

Ai lati dell’altare, lungo le pareti, trovano posto i “colatoi” dove venivano posti i corpi delle religiose defunte, per il processo di essiccazione naturale, rituale compiuto prima della tumulazione nella fossa sottostante la pavimentazione della cripta.
Questa antica tradizione religiosa non costituisce un caso unico a Palermo, infatti i cadaveri mummificati delle celebri Catacombe dei Cappuccini, sono databili ad almeno 200 anni prima della costruzione della cripta delle repentite.

Proprio nella fossa, situata, come già detto, sotto la pavimentazione della cripta, sono stati trovati un cospicuo numero di crocifissi in bronzo e, cosa straordinaria, la sepoltura della Madre Badessa, identificata da una lapide di marmo che reca questa scritta:  “in questo sepolcro giace il corpo della Reverenda Madre Santa Ignazia di Gesù Squatrito quale nacque al 1706, si chiamò al secolo Donna Maria Squatrito, mori’ di anni 76 l’8 aprile 1782.”

Del suo corpo sono rimaste soltanto alcune ciocche di capelli e alcune piccole pergamene ritrovate chiuse in due ampolle di vetro, parole che rivelano notizie sulla sua esistenza, parole che hanno fermato attimi di vita, chiusi come messaggi in bottiglia e approdati fino a noi.

E Palermo finalmente si riappropria di un pezzo della sua storia che il tempo e la noncuranza le avevano sottratto!

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Maria Floriti
Maria Floriti
Donna eclettica e versatile, dai fornelli alle ricerche sulle storie e tradizioni più curiose della nostra città.

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