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La via Divisi va da piazza Rivoluzione a via Maqueda, attraversando la via Roma.

La denominazione proviene da una antichissima contrada, una delle più fertili della città, la cui etimologia è quasi sicuramente araba, ma sulla quale esistono opinioni discordanti. La più verosimile indica il nome divisi come una storpiatura della parola araba “dayyasin”, ovvero coloro che lavorano il giunco (dall’arabo “dis” che ha poi generato il termine ddisa, il nome siciliano dell’Ampelodesmos mauritanicus).

Nella via si trovava il monastero delle “Ree pentite”, poi divenuto Repentite, che era stato fondato nel 1524 da suor Francesca Leonfante, dei duchi di Verdura, inglobando successivamente l’antica casa dei Sottile, dove era stata ricavata una chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie. Inizialmente il monastero nacque per accogliere le monache olivetane, ma successivamente fu adibito a reclusorio per donne traviate e pentite (per la maggior parte ex prostitute), che gli fece attribuire il nome di S. Maria di tutte le Grazie. Dopo il 1866, con la soppressione degli ordini religiosi, fu utilizzato prima come quartier generale delle Guardie doganali e poi come sede dell’Istituto d’Igiene. All’inizio del secolo il monastero fu abbandonato perché cadente, mentre la chiesetta, con la sua bella porta gotica, è ancora lì.

La via Divisi è famosa in tutta la città per la numerosa presenza di venditori e riparatori di biciclette, tanto da essere conosciuta anche con il nome di via Biciclettai.

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