La lettera del Diavolo: un mistero siciliano

L’11 Agosto 1676, in un monastero di clausura una suora viene rinvenuta a terra nella sua cella. È stremata, con le mani e la faccia sporche d’inchiostro, tra le mani tiene un misterioso foglio dal contenuto incomprensibile

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La Lettera del Diavolo è uno dei misteri ancora irrisolti nella storia religiosa della Sicilia, nonostante esperti informatici del Ludum Science Center di Catania abbiano trovato un algoritmo in grado di decifrare il misterioso contenuto di questo “documento”.

Ma vediamo di capire cosa sappiamo di questa enigmatica vicenda.

Il luogo del ritrovamento della “lettera del diavolo” è un monastero di clausura

Monastero_Palma_Montechiaro by Archenzo CC BY-SA 3.0 via wikipedia.org

L’11 Agosto 1676, nel monastero di clausura di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, una suora viene rinvenuta a terra nella sua cella. È stremata, con le mani e la faccia sporche d’inchiostro, tra le mani tiene un misterioso foglio dal contenuto incomprensibile. Si tratta della cosiddetta lettera del diavolo, un documento manoscritto che ha suscitato l’interesse di decine di generazioni di siciliani, che da allora tentano di decifrarne il messaggio.

Chi era Suor Maria Crocifissa della Concezione? 

Si chiamava Isabella Tomasi, ed era la seconda di tre sorelle figlie del duca di Palma, Giulio Tomasi, principe di Lampedusa. Una nobile famiglia molto devota: il fratello Giuseppe Maria sarebbe diventato cardinale (e santo), Isabella, insieme alle sorelle, tutte indirizzate alla vita monacale.
Isabella nacque ad Agrigento nel 1645 ed a 15 anni entrò nel monastero di clausura delle Benedettine del SS. Rosario a Palma di Montechiaro. 

Suor Maria Crocifissa autrice della lettera del diavolo
Suor Maria Crocifissa della Concezione – wiki Dominio Pubblico

Dopo una vita in odor di santità, Suor Maria Crocifissa morì a 56 anni, dopo anni di malattia e sofferenze, il 16 ottobre 1699. Già due anni dopo la sua morte, iniziò il processo ordinario sulla sua vita e le sue virtù e nel 1704 fu pubblicata la sua biografia e il suo epistolario. Il 15 agosto 1787, Pio VI per l’eroicità delle sue virtù la dichiarò “venerabile”.

Siamo nel clima dell’affermazione della Controriforma ed esisteva una certa inclinazione a riconoscere doti, virtù e devozione eroica in molte figure clericali maschili e femminili. A quel tempo tempo le vennero riconosciuti tanti doni soprannaturali, carismi, estasi, visioni così straordinari che il vescovo di Agrigento, inviò nel convento tre “Ispettori” che alla fine dichiararono che la vita della suora era guidata da Dio.

Una vita vissuta in un clima di preghiera e di penitenze e, come accade in questi casi, non priva della lotta contro il demonio che la tentava in molti modi, nel corpo e nello spirito.  La sua umiltà e la sua fermezza, tuttavia, la mantennero integra ed integerrima moralmente anche se una notte la forza demoniaca ebbe la meglio sulla sua volontà ed ella dovette consentire di mettere per iscritto un dettato che il demonio le impose di scrivere: ecco la lettera del diavolo!

La lettera del diavolo: a chi era rivolta?

Secondo quanto riportato dalle consorelle, Isabella Tomasi, la notte dell’11 agosto avrebbe sostenuto una strenua lotta contro dei demoni che, impossessatisi di lei, l’avrebbero costretta a scrivere quella misteriosa lettera. 

Si tratta di un unico foglio ingiallito che contiene 11 righe, una intestazione ed una specie di firma. Il problema è che i segni ortografici sono incomprensibili: è una lingua sconosciuta? Probabilmente no. I caratteri sembrano somigliare a più lingue: greco, latino, cirillico, runico (l’alfabeto utilizzato anticamente dalle popolazioni germaniche) e alla lingua degli yazidi, antico popolo iracheno pre-islamico, che si diceva fosse adoratore del diavolo.
Ovviamente sin da allora è stato impossibile interpretare il contenuto di questo documento. Certamente è la stessa suora che avrebbe vergato il foglio, ma non diede alcuna spiegazione del significato.

Secondo la leggenda, la suora, seppur spaventata da uno dei demoni che minacciava di colpirla con un pesante calamaio di bronzo, avrebbe scritto la lettera sotto dettatura ed avrebbe avuto solo un momento di lucidità e scrivere la parola “ohimé”, l’unica leggibile del documento. Tale versione del racconto è quella verbalizzata nello stesso monastero e ancora oggi accettata dalla chiesa.

Ma cosa dice la lettera del diavolo?

la lettera del diavolo
La lettera del diavolo

Il messaggio contenuto è stato studiato da numerosi linguisti, tuttavia nessuno è mai riuscito a comprenderne appieno il significato. Secondo le fonti più autorevoli, la lettera contiene un messaggio a Dio, chiedendogli di lasciare che gli uomini pecchino, perché la pietà e la misericordia divina li strappano ad una eternità di dannazione.
Alcuni anni fa, un gruppo di fisici e di informatici del Centro Ludum di Catania ha provato a decifrare la lettera, utilizzando un programma di decriptazione attraverso un algoritmo che individua i caratteri che si ripetono e li compara con i segni alfabetici simili nelle varie lingue.

Il risultato sembra criptico come la lettera stessa e francamente non risolve il mistero. Secondo alcuni, c’è il fondato rischio che si tratterebbe di segni scritti un po’ a casaccio, vagamente somiglianti a caratteri di lingue non più esistenti scritte in un momento di crisi mistica della suora che potrebbe essere stata affetta da un qualche disturbo psichiatrico.

La chiesa ufficiale invece ha preso per vere le affermazioni della suora e la testimonianza delle consorelle sulle vessazioni che la poveretta doveva aver subito a causa delle tentazioni del maligno. Proprio per questo, l’ha ritenuta degna di essere elevata alla devozione dei cristiani e la lettera altro non sarebbe che un messaggio che ella fu costretta a trasmettere.

Tutto qui? No, in realtà i demoni avrebbero riferito altri due messaggi alla monaca, tuttavia questa si rifiutò sempre di rivelarli, anche in punto di morte.

Questa storia ha ispirato molti scrittori siciliani, tra cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa, lontano pronipote della suora, che ha deciso di omaggiare la sua antenata inserendo il personaggio della Beata Corbera nel suo celebre “Il Gattopardo”.

La lettera originale, ancora esistente, è conservata nel monastero di Palma di Montechiaro, mentre una copia si trova nell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Agrigento insieme agli atti del processo.

Samuele Schirò

Fonti:

  • L. Anello, Così un algoritmo ha decifrato il mistero della “Lettera del diavolo” in lastampa.it
  • wikipedia.org per la voce: Isabella Tomasi
  • Venerabile Maria Crocifissa della Concezione (Isabella Tomasi) in santiebeati.it
  • Immagine di copertina generata con Image creator di Bing

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

3 COMMENTI

  1. La storia della lettera del diavolo è riportata in un romanzo storico di Andrea Camilleri che m’è recentemente tornato sotto mano: si tratta di “Le pecore e il pastore” edito da Sellerio nel 2012. La storia ricostruisce le vicende successive al tentato omicidio del vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo avvenuto nel luglio 1945. L’alto prelato fu salvato in extremis dal chirurgo Raimondo Borsellino; tuttavia, secondo la ricostruzione di Camilleri, ci fu anche l’intervento del Padre Eterno che “accettò uno scambio” con la vita di dieci giovani monache del convento di Palma di Montechiaro che si lasciarono morire per la salvezza del loro vescovo. Ne consiglio la lettura a chi, come l’Autore, mostra un appassionato interesse per la Storia siciliana.

  2. Non ho trovato niente sul palazzo “La cattolica” oggi conosciuto come palazzo Briuccia. Situato in via Paolo Paternostro affianco alla famosa focacceria. Come mai?

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