L’accordo tra Ruggero I e Urbano II: come un abile condottiero diventò rappresentante del papa

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Antefatto 

La distinzione tra potere temporale e potere spirituale, nell’arco dei secoli, e particolarmente durante il medioevo, è stata oggetto di numerose contese, perfino di aspre lotte senza esclusione di colpi. Basta ricordare la lunga “lotta per le investiture”, il terribile conflitto che oppose i pontefici agli imperatori del Sacro Romano Impero. Si trattava del diritto di scegliere i vescovi, titolari di ampi poteri nelle loro diocesi, controllando anche i territori che dipendevano dalle sedi episcopali.

La lotta raggiunse un suo apice quando il papa Gregorio VII intraprese vigorosamente la riforma della Chiesa, affermando il primato papale su qualsiasi potere. L’imperatore Enrico IV, nella sua rabbiosa contestazione arrivò a negare la validità dell’elezione di papa Gregorio che definì “falso monaco”, il quale rispose con la scomunica e l’interdetto. Vedendo il suo trono vacillare, l’imperatore fu costretto a chiedere perdono al papa, recandosi a Canossa (gennaio 1077). Fu una riconciliazione solo apparente. La lotta riprese più accanita che mai, con una nuova scomunica dell’imperatore e la designazione di un antipapa da parte di questi.

I Normanni, vassalli del Pontefice, ebbero un ruolo fondamentale. In particolare, Roberto il Guiscardo rispose all’appello di papa Gregorio bloccato a Roma dalle truppe tedesche, nel 1084. Ahimè! Le conseguenze di quest’ aiuto furono terribili, giacché le truppe di Roberto saccheggiarono la Città Santa con una violenza inaudita, mai vista, neppure al tempo degli Ostrogoti!

La saggia politica di Ruggero I

Il fratello minore di Roberto il Guiscardo, il Gran Conte Ruggero, da impetuoso condottiero in giovane età,  a mano mano che procedeva nella lenta conquista della Sicilia, si stava trasformando in un avveduto uomo di stato, perfino “devoto” secondo il suo cronista Malaterra. Per ricreare le antiche diocesi di epoca bizantina – soppresse durante il governo degli emiri arabi – Ruggero scelse degli uomini di sua fiducia, originari a volte della Normandia, a volte di altre parti della Francia, tutti di comprovate capacità e di specchiata reputazione.

Queste nomine fatte a dispetto delle prerogative papali fecero probabilmente “torcere il naso” al pontefice. Tuttavia il papa Urbano II, anche lui di origine francese – e comunque bisognoso dell’appoggio normanno – fece di necessità virtù. Durante un suo periplo nel Meridione, nel 1088, si recò addirittura a Troina, in una zona impervia della Sicilia per incontrare personalmente il conte Ruggero. Durante i colloqui, a quanto pare molto cordiali, il Papa diede probabilmente il suo accordo orale alle nomine vescovili e sollecitò addirittura la collaborazione di Ruggero per tentare un approccio con Bisanzio (dopo la separazione avvenuta con il grande scisma del 1054). L’ex “maledetto normanno” era diventato uomo di fiducia del papa!

Ruggero I e Urbano II

Una decina di anni dopo, quando Ruggero intraprese di ridurre, manu militari, una ribellione della città di Capua, il Pontefice tentò una mediazione di pace, per poi, visto il fallimento della sua ambasciata presso i capuani, dare il suo pieno appoggio ai Normanni. Finalmente, davanti alle poderose macchine da guerra e alle migliaia di militi normanni e saraceni accampati attorno alla città, i ribelli si arresero e la città fu salvata dalla distruzione. Il prestigio del gran conte era diventato incommensurabile.

A questo punto il papa formalizzò il diritto di Ruggero a controllare la Chiesa siciliana, accordandogli la cosiddetta “legazia apostolica”. L’atto, datato del “5 luglio dell’undicesimo anno del nostro Pontificato” (ossia 1098) precisa: “per tutto il tempo della tua vita, e di quella di tuo figlio Simone, o di un altro che sarà il tuo legittimo erede, nei territori a voi sottomessi, non designeremo nessun legato della Chiesa romana senza la vostra volontà e consiglio […] siate voi a controllare diligentemente ciò che attiene alla salvaguardia delle chiese che stanno sotto la vostra giurisdizione […]”.

Questo singolare privilegio conoscerà alti e bassi, modifiche più o meno consentite, tentativi di “bypassarlo”, ma in sostanza durerà fino all’unità d’Italia. Papa Pio IX lo abolirà nel 1867. In un prossimo articolo parleremo di alcune peripezie delle relazioni tra il Papato e il Regno normanno.

Liliane Juillerat

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Liliane Juillerat
Liliane Juillerat
Liliane Juillerat Ferrara, cultrice di lingue, letteratura e arte, nata in Svizzera e sposata con un siciliano, ha insegnato la lingua francese all'Università di Messina per oltre vent'anni. Trasferitasi a Palermo per stare vicina ai nipoti si è ben presto lasciata ammaliare da questa città, dalla sua lunga storia e dai suoi prestigiosi monumenti. Ha pubblicato con l'editore Torri del Vento due romanzi storici: "Costanza d'Altavilla Così volle il fato" e "La Contessa Adelasia Malikah di Sicilia e Calabria".

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