Roberto e Ruggero d’Altavilla, alleati e rivali

Dava ombra all'astuto Guiscardo il fratello minore bello e valente?

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Roberto e Ruggero d’Altavilla erano entrambi figli di Tancrède, signorotto di Hauteville in Normandia, e della seconda moglie, Frédésende. Essendo Roberto il primogenito e Ruggero l’ultimo nato di uno stuolo di ben sette maschi e di un numero imprecisato di femmine, la differenza di età tra i due sarà stata di almeno una decina di anni, o forse quindici.

Ruggero, dunque, era ancora un fanciullo quando Roberto raggiunse i fratellastri già insediati in Puglia, iniziando una fulminea carriera di conquistatore. Al momento dell’arrivo al Sud del cadetto, i tre fratellastri maggiori, succedutisi alla guida dei Normanni di Puglia, erano scomparsi precocemente, vuoi per incidente, vuoi per assassinio o malattia. Roberto, a riprova del suo soprannome di Guiscardo, l’astuto, si era aggiudicato sia la successione, sia la tutela degli eredi legittimi e, beninteso, non avrebbe mai restituito loro nulla.

L’arrivo di Ruggero in Puglia: il battesimo di fuoco

Roberto il guiscardo PD
Roberto il Guiscardo – Ritratto immaginario di Merry-Joseph BlondelSala dei Crociati, Reggia di Versailles

Manforte provvidenziale o potenziale concorrente, quando giunse in Puglia, Ruggero ricevette dal fratello un’accoglienza circospetta. Secondo il Malaterra: “Lieto non poco del suo arrivo, il Guiscardo lo accolse con l’onore dovutogli.” Tuttavia, gli parve opportuno non fidarsi subito di questo giovanotto bellissimo, di alta statura e di portamento elegante, cosicché, continua il cronista: “volendo meglio mettere alla prova la fermezza e l’audacia in guerra del fratello, con soli sessanta soldati lo inviò in Calabria per sgominare migliaia di nemici”! Parole di un cronista “lecchino”?

Quanto doveva essere terribile la reputazione dei guerrieri normanni e quanto abili dovevano essere nell’incutere spavento se, solo all’annuncio del loro arrivo, “le città e le contrade di tutta la valle di Saline in preda al terrore mandarono messi a Ruggero per chiedere pace con l’offerta di svariati doni e servigi.”!

Avendo quindi Ruggero dato brillantemente prova delle proprie capacità tattiche, poté combattere fianco a fianco al fratello maggiore d’amore e d’accordo, almeno per un certo periodo. Anzi da bravo e sincero vassallo, si dava un gran daffare perlustrando monti altissimi e profondissime valli per procurare un abbondante bottino destinato a riconfortare tutti i soldati, riscuotendo, evidentemente, la simpatia e la fedeltà dei compagni.

L’infernale demone dell’invidia non avrebbe tardato ad accecare la mente e il cuore del Guiscardo, che cominciò a maltrattare il fratellino e a rifiutare di dividere equamente il bottino: sarebbe seguita una lunga serie di tremendi litigi tra i fratelli, intercalati da riconciliazioni e dall’impegno di dividere equamente i territori conquistati, o, piuttosto, ancora da conquistare. Promesse da marinaio di lungo corso da parte del maggiore!

Questi due leoni, invincibili quando agivano di comune accordo, avrebbero potuto perfino perdere i territori di cui già erano in possesso per via dei loro dissidi. Nell’alternarsi dei momenti di amore e di odio, prevalse sempre, finalmente, il buon senso, l’opportunità politica o forse l’affetto fraterno. C’era forse nel Guiscardo una forma di gelosia che oggi chiameremmo “sindrome del fratello maggiore”?

Roberto e Ruggero d’Altavilla alla conquista della Sicilia

Re normanni Roberto e Ruggero d'Altavilla

Conquistate la Puglia e la Calabria, era ormai il momento di impossessarsi della Sicilia, all’epoca in balia dei dissapori tra i vari emiri. Uno di loro Ibn Thimma, offrì addirittura il suo sostegno ai fratelli Altavilla, ma il suo aiuto fu di breve durata, giacché venne assassinato dai suoi nemici.
Ci vollero ben trent’anni per completare la conquista dell’isola. Messina fu presa nel 1061, con operazioni navali e terrestri congiunte, a opera di Roberto e di Ruggero, i quali in breve tempo si impossessarono del Val Demone che ospitava una popolazione in gran parte cristiana, di lingua greca. Dopo la grande vittoria di Cerami, dove poche centinaia di cavalieri normanni ebbero la meglio – grazie anche al presunto intervento di San Giorgio in persona! – su imponenti truppe saracene, seguirono anni di stallo prima della conquista di Palermo.

Solo quando il Guiscardo poté, grazie alla presa di Bari, disporre di un’ingente flotta e di esperti marinai, divenne possibile assediare la grande capitale per terra e per mare. Dopo cinque mesi, sfiniti dalla fame e dalle epidemie, i Palermitani si arresero il 5 gennaio del 1172. Gli Altavilla avevano concesso condizioni accettabili agli inviati palermitani e garantito che i musulmani avrebbero potuto mantenere le loro usanze e la loro religione.

L’organizzazione del regno

Dopo aver provveduto alle ricostruzioni più urgenti e all’organizzazione amministrativa della città, Roberto dovette tornare sul continente per reprimere una delle immancabili insurrezioni che scoppiavano non appena il duca era impegnato altrove. Nominò il fratello Gran Conte, con l’incarico di continuare la conquista, promettendo che ormai tutti i nuovi territori presi sarebbero stati di Ruggero, anche se intanto teneva per sé la signoria di Palermo e la metà del Val Demone. Nei confronti del fratello, valeva sempre, per Roberto, la massima: “Aiutami oggi e avrai la ricompensa in futuro.”

Ruggero continuò per una ventina di anni la lenta conquista dell’isola: non solo disponeva di truppe sempre insufficienti, ma doveva anche correre in aiuto dal fratello maggiore, quando richiesto. Secondo il Malaterra “spesso da valoroso soldato e da persona di grande saggezza quale era, passava direttamente in Puglia per portare aiuto al fratello duca e fornirgli il suo consiglio nelle circostanze che si presentavano più importanti e difficili”.

Dopo la morte di Roberto a Cefalonia in Grecia, nel 1085, Riccardo continuò a sostenere il figlio ed erede del fratello, il debole Ruggero Borsa, ma in cambio, riuscì a farsi restituire dal nipote una parte dei territori di cui il Guiscardo si era accaparrato.

Il regno di Ruggero d’Altavilla

Re Ruggero d'Altavilla
Ruggero I d’Altavilla (ritratto immaginario di di Merry-Joseph BlondelSala dei Crociati, Reggia di Versailles)

Ormai Ruggero era padrone di quasi tutta la Sicilia: le città fortificate arroccate su alti speroni rocciosi, quasi inespugnabili, erano state conquistate dopo lunghissimi assedi, riducendo gli abitanti alla fame, o grazie a stratagemmi e inganni. Qualche volta, il prezzo fu la conversione, come nel caso dell’emiro di Castrogiovanni (Enna), Camuto, che si fece battezzare con tutta la famiglia e venne trasferito in Calabria dovette ricevette un territorio vicino a Mileto.

Sempre a detta del Malaterra “il conte Ruggero, vedendo che tutta la Sicilia […] con l’aiuto di Dio era caduta in suo potere, per esprimergli la gratitudine di tanto beneficio da Lui ricevuto cominciò a essere devoto…”. E infatti Ruggero fece costruire o restaurare numerose chiese e monasteri, e nelle principali città conquistate nominò vescovi degli uomini di specchiata reputazione, senza curarsi delle prerogative papali.

Il Pontefice Urbano II, recatosi di persona a Troina per incontrarlo, non poté che avallare le decisioni del conte. Addirittura conferirà a Ruggero grandi poteri nel campo dell’organizzazione ecclesiastica, concedendo a lui e ai suoi discendenti la cosiddetta legazia apostolica. Un risultato sorprendente se si considera che per decenni la lotta per le investiture aveva opposto il Papato agli imperatori!

Ruggero si sposò per ben tre volte, ebbe una buona dozzina di figlie, per le quali ottenne matrimoni prestigiosi in vari paesi, ma alla sua morte, nel 1101, i soli due figli maschi legittimi, Simone e Ruggero, erano ancora dei bambini di sei e otto anni. La sua giovane vedova, Adelasia, assunse la reggenza della contea con grande decisione e competenza. Dopo la morte del primogenito, Simone, si dedicò all’educazione di Ruggero, preparandolo a governare un paese multietnico, multireligioso e multiculturale.

Liliane Juillerat

Fonte: Il De Rebus Gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis Fratris eius, scritto dal coevo frate benedettino Goffredo Malaterra, il cronista ufficiale del conte Ruggero, presenta un racconto vivido e ben documento, anche se terribilmente parziale, dell’epopea dei fratelli d’Altavilla. Ho utilizzato la pubblicazione bilingue (latino e italiano) con introduzione, traduzione e note di Vito Lo Curto, edita da Ciolfi nel 2002.

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Liliane Juillerat
Liliane Juillerat
Liliane Juillerat Ferrara, cultrice di lingue, letteratura e arte, nata in Svizzera e sposata con un siciliano, ha insegnato la lingua francese all'Università di Messina per oltre vent'anni. Trasferitasi a Palermo per stare vicina ai nipoti si è ben presto lasciata ammaliare da questa città, dalla sua lunga storia e dai suoi prestigiosi monumenti. Ha pubblicato con l'editore Torri del Vento due romanzi storici: "Costanza d'Altavilla Così volle il fato" e "La Contessa Adelasia Malikah di Sicilia e Calabria".

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