Il nome “vampasciuscia” si riferisce a un tipo di pasta specifico, la margherita, che per il suo bordo ondulato un tempo veniva paragonato alle ali delle farfalle,(vampasciuscia è il termine dialettale ormai in disuso usato come sinonimo di farfalle) questo piatto è talmente godereccio che sembra” volare in pancia”, lasciando i commensali col desiderio di mangiarne ancora.
INGREDIENTI x 4 persone
350 g di pasta margherita
250 g di tritato di maiale
4 nodi di salsiccia
salsa di pomodoro
cipolla, carota, sedano
1/2 bicchiere di vino bianco
sale peperoncino
olio extravergine di oliva
ricotta fresca
Tritate finemente la cipolla, la carota e il sedano e metteteli a rosolare in una casseruola con dell’olio e peperoncino per qualche minuto. Aggiungete la carne macinata e la salsiccia a cui avrete tolto il budello, e fate insaporire mescolando per 5 minuti circa. Bagnate con il vino e quando sarà evaporato,aggiungete la salsa di pomodoro, aggiustate di sale e lasciate cuocere a fuoco basso mescolando di tanto in tanto.
Portate a bollore dell’acqua salata nella quale cuocerete la pasta, e appena al dente, scolatela. Conditela con il ragù e servitela cosparsa di ricotta fresca.
La “pasta cacata” a cui si riferisce, è la pasta che si usava preparare un tempo per la festa dell’ Immacolata o come annotava il Pitre’, il giorno di Capodanno. Era qualcosa di simile alla ricetta di cui sopra, ma non esattamente uguale. La carne di maiale, infatti, non era macinata ma in un solo pezzo, così come anche la salsiccia che rimaneva nel suo budello. Una volta cotta veniva tagliata in piccoli pezzi. Altro particolare, con questo sugo e con la ricotta, che doveva essere asciuttissima, messi insieme si otteneva una salsa cremosa che andava a condire lo “sciabo’ “, un tipo di pasta simile alla margherita, ma che al contrario di quest’ ultima ha un solo lato arricciato e il cui nome deriva dal francese jabot, elemento di camicia maschile, che si usava nel ‘700, pieghettato appunto da un solo lato a coprirne i bottoni. Riguardo al nome, così bizzarro e poco consono a questa pietanza, che dire, ai tempi non è stato usato un linguaggio molto raffinato per definirlo, ma il nome ” vastaso” non scalfisce la sua bontà . Grazie Luigi per averci dato la possibilità di riportare alla memoria un altro piatto della nostra tradizione.
mi ricordo che da bambino questa pasta c era chiamata la pasta cacata per via dell’aspetto tra vampasuscia ragu e ricotta . Mi viene in mente di un altra pasta alla napoletana chiamata la pasta con le mosche , perché la carne del ragu era tagliata a pezzettini minuscoli.