Gli artisti che hanno fatto bella Palermo

L'arte supera gli stessi artisti, ma merito a chi ha saputo renderla disponibile agli occhi degli spettatori di ogni tempo

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Palermo è una città bellissima, ricca di storia e di monumenti che spaziano dalla preistoria al grande periodo arabo normanno, dal barocco siciliano alle magnifiche dimore settecentesche. Insomma di che far godere la vista. Ma chi sono gli artisti che l’hanno fatta così bella?
Delle opere architettoniche fino al periodo arabo normanno non conosciamo chi ne furono gli artefici, gli ideatori, gli architetti.  Nulla sappiamo degli artisti che hanno progettato la Cattedrale, il palazzo dei Normanni, le chiese della Martorana, San Giovanni degli EremitiSan Cataldo, e poi la Zisa, la Cuba e molte altre perle che impreziosiscono la città. Da un certo periodo in poi, i documenti notarili, gli archivi ed altre fonti ci hanno tramandato il nome degli artisti che hanno fatto bella Palermo e qui ne voglio ricordare alcuni tra i più importanti e speriamo di poterne aggiungere altri nuovi!

Matteo Carnalivari  (Architetto)

Nacque a Noto (SR) nel XV secolo ed è considerato uno dei maggiori esponenti del 400 siciliano. Fu un grande interprete del gotico catalano ma con un gusto sempre ispirato all’architettura trecentesca palermitana: i  suoi palazzi all’esterno conservano il carattere “rude” dell’architettura medievale, ma all’interno sono abbelliti da cortili ariosi con loggiati ad arcate sovrapposte e ornamenti in stile gotico e rinascimentale.
Fu attivo a Palermo dal 1487 quasi fino alla fine del secolo. Le sue opere più importanti in città sono il Palazzo Abatellis e il Palazzo Ajutamicristo. Una chiesetta oggi inglobata nell’Oratorio dei Bianchi e forse anche Santa Maria della Catena, per le analogie stilistiche.

Antonello Gagini (Scultore)

Palermo 1478 – 1536. Antonello fu probabilmente l’esponente più famoso di una famiglia di illustri scultori il cui capostipite fu Domenico, nato a Bissone nel Canton Ticino e poi trasferitosi a Palermo lasciò numerose opere a Genova ed in tutta la Sicilia.
Antonello fu il suo secondo figlio e dalla sua bottega uscirono moltissime raffinate sculture: celebri le sue elegantissime Madonne, che si possono ammirare in molte chiese dell’isola.
Una delle sue prime opere a Palermo fu la grande Tribuna per l’abside centrale della Cattedrale, famosa per la decorazione con settantacinque statue.  L’opera venne poi smembrata alla fine del secolo XVIII (rilievi si possono vedere nel Museo diocesano). Antonello ebbe numerosi figli, tutti scultori che continuarono l’opera della famiglia lasciando segni in moltissime chiese cittadine.

Pietro Novelli (Pittore)

Monreale 1603 – Palermo 1647. Conosciuto anche come il Monrealese, si formò alla bottega del padre Pietro Antonio Novelli, anche lui pittore. Pietro Novelli è considerato uno dei più importanti pittore  del barocco del Seicento palermitano. D’altronde è influenzato da pittori di chiara fama dei quali al suo tempo poté studiarne lo stile: in primis Caravaggio con la sua Adorazione dei Pastori già all’Oratorio di San Lorenzo. E poi il fiammingo Antoon Van Dick presente a Palermo nel 1624.
La sua prima opera è del 1629, l’affresco “Daniele nella fossa dei leoni” nella volta del refettorio dell’Abbazia di San Martino delle Scale, l’ultima la pala “Lo Sposalizio della Vergine” nella Chiesa di San Matteo al Cassaro a Palermo. In mezzo tantissime opere di egregia fattura che adornano chiese e ville della nobiltà siciliana. Alcune sono attualmente esposte presso la Galleria Regionale di Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo.
Novelli muore il 27 agosto del 1647 durante i moti di una rivolta cittadina a Palermo. La figlia Rosalia ne seguì le orme, valida pittrice anche lei, viene spesso confusa per l’attribuzione di alcune opere.

Giacomo Serpotta  (Scultore e stuccatore)

Palermo 1656 – 1732Una famiglia di artisti dello stucco quella dei Serpotta, ma Giacomo può essere considerato il più grande stuccatore d’Europa e l’artista siciliano di maggior rilievo insieme ad Antonello da Messina. Il materiale con il quale realizzò opere così belle era umile, lo stucco, in pratica un impasto di gesso e altri materiali, che l’estro del maestro (insieme al meno conosciuto fratello Giuseppe ed al figlio Procopio) riusciva a modellare realizzando capolavori di decorazione plastica in uno stile tra il classico ed il rococò. Una meravigliosa armonia che rende morbide ed eleganti le sue figure. Le sue opere più famose si trovano soprattutto a Palermo: gli Oratori di San Lorenzo, di Santa Cita e del Rosario in San Domenico sono considerati fra le sue prove più notevoli.  Ma sono molte le chiese in cui si possono ammirare i suoi capolavori: la Chiesa di S. Matteo, dove fu sepolto;  San Francesco alle stimmate (non più esistente); Sant’Agostino al Capo e altre ancora.

Vito D’Anna (Pittore) 

Palermo 1718 –1769Affascinato dai dipinti realizzati sulle carrozze vendute dal padre, a diciassette anni, Vito iniziò la propria carriera come apprendista pittore nella bottega di Paolo Vasta ad Acireale. Quando tornò a Palermo conobbe Olivio Sozzi, in quel momento il più importante pittore della città e ne sposò la figlia Aloisia. Dopo un periodo di perfezionamento a Roma acquistò un ruolo di primo piano nella città, assumendo un ruolo culturale dominante e le sue opere furono considerate uno status symbol della nobiltà e del clero siciliano. È sua l’Apoteosi di Palermo nel Palazzo Isnello, l’affresco considerato uno dei capolavori della pittura siciliana del XVIII secolo: un’allegoria trionfale di Palermo con al centro il genio della città.
Tra il 1763 e il 1765 realizzò gli affreschi nella chiesa del Santissimo Salvatore, ma affetto da tubercolosi, negli anni successivi si limiterà a produrre esclusivamente pale d’altare. Si spense a Palermo il 13 ottobre del 1769 e sepolto nella Chiesa di San Matteo al Cassaro a Palermo. Nel XIX secolo le sue spoglie vennero trasferite al cimitero dei Rotoli.

Ignazio Francesco Marabitti  (Scultore)

Palermo 1719 – 1797Ritenuto l’ultimo grande caposcuola della tradizione di bottega palermitana. Aveva l’attività in piazza S. Onofrio aiutato da numerosi allievi. Le sue opere, tra le quali intensi ed eleganti altorilievi un genere allora nuovo per la Sicilia,  riscossero unanimi consensi fra i committenti dell’aristocrazia e dell’alto clero del tempo.
Nella chiesa di Casa Professa, di S. Matteo, di S. Giuseppe dei Teatini e di S. Teresa la Kalsa a Palermo sono custodite numerose opere del Marabitti. Fu soprattutto autore di numerosi ritratti e monumenti funerari commissionati dai nobili siciliani. Ma le sculture più emblematiche anche se non da tutti conosciute sono la Cappella di S. Benedetto nel Duomo di Monreale, le due fontane “del Drago e del Pescatore di Mezzomonreale”, il Cavallo Marino, il Fiume Oreto a San Martino delle Scale la statua del “Genio di Palermo” alla villa Giulia.

Venanzio Marvuglia (Architetto)

Palermo 1729 – 1814Figlio di un capomastro, è autore di numerosi e significativi interventi condotti secondo una personale interpretazione del neoclassicismo architettonico.
Fra le tante opere da lui realizzate ci sono l’oratorio di San Filippo Neri e la volta della chiesa di S. Ignazio all’Olivella; lo scalone del monastero di S. Martino delle Scale; la ristrutturazione di numerosi palazzi a Palermo e Bagheria. Sono suoi i progetti della reggia di Ficuzza e la Casina cinese alla Favorita. Nonché la definizione di piazza Regalmici e il prolungamento della via Maqueda.
È sepolto nella chiesa della Madonna del Lume a Palermo .

Carlo Giachery  (Architetto e matematico)

Padova 1812 – Palermo 1865Sebbene nacque a Padova, Carlo visse in Sicilia sin dall’età di sei anni. Si laureò in architettura, fisica e matematica e si dedicò all’insegnamento presso l’Ateneo palermitano.
A Palermo eseguì numerosi lavori: proseguì la costruzione di un nuovo carcere, costruì l’Ospizio di beneficenza nel piano di S. Oliva, lo stabilimento Pojero al Sammuzzo, due padiglioni all’interno dell’Orto botanico oltre a provvedere al restauro del teatro S. Cecilia. Insieme a Domenico Lo Faso realizzò Il Palchetto della Musica al Foro Italico. Per i Florio costruì il mulino a vento dell’Arenella e curò le opere di ingrandimento della Fonderia Oretea. Fu particolarmente attento alle innovazioni tecnologiche e, per primo, introdusse a Palermo i solai in ferro.

Giovanni Battista Filippo Basile (Architetto)

Palermo 1825-1891. Dei due Basile, padre e figlio, è il figlio Ernesto ad essere più conosciuto tra i palermitani. Ma insieme hanno contribuito a rendere bella Palermo. Giovanni Battista Filippo Basile era figlio di un impiegato dell’Orto Botanico. Per cui sin da bambino crebbe all’ombra del verde e  del direttore dell’Orto, Vincenzo Tineo che lo avviò agli studi e lo mise sotto la sua protezione. Studiò scienze fisiche e matematiche a Palermo e poi architettura a Roma.
Dal 1855 fu docente universitario alla facoltà di Architettura e più tardi capo ufficio edile al Comune. Realizzò diverse opere in città, ma quella più maestosa fu il Teatro Massimo di Palermo, completato poi dal figlio Ernesto. Ma le sue competenze in campo botanico gli valsero la fama di esperto di giardini: sono suoi i progetti di villa Garibaldi e del Giardino Inglese.

Ernesto Basile (Architetto)

Palermo nel 1857-1932Laureatosi in architettura nel 1878, collaborò a lungo col padre G. B. Filippo al quale fu legato anche per l’amore per le scienze fisiche e naturali. Ed è infatti nella natura che cerca l’essenza delle forme che poi svilupperà nei suoi progetti.
Alla fine del secolo abbraccia il movimento di ricerca Art Nouveau, chiamato in Italia stile floreale o Liberty, del quale divenne eminente rappresentante accostando lo stile delle storie e tradizioni siciliane.
Continuò a lavorare nella sua città per tutta la vita realizzando edifici pubblici e ville private, e portando avanti contemporaneamente varie commissioni in diverse località. Nel 1899, per la famiglia Florio Basile progetta villa Florio all’Olivuzza e cura l’ampliamento di Villa Igiea: tra le maggiori testimonianze dell’Art Nouveau a Palermo.
A Roma eresse alcune dimore signorili e costruì l’ala nuova di Montecitorio con l’aula della Camera dei deputati (1902-1918) e il Transatlantico, l’importante aula ad emiciclo in cui si riunisce ancora oggi il Parlamento.
Artista ecclettico, Ernesto collaborò con il mondo dell’industria (le ceramiche dei Florio e il mobilificio dei Ducrot) occupandosi di tutta la produzione: dal disegno dell’edificio industriale alle esposizioni, dal marchio di fabbrica alla carta intestata, fino alla creazione della forma dell’oggetto. È sua l’idea di creare una linea di mobili semplice e funzionale da produrre in serie, da destinarsi ad un pubblico più vasto.
Dopo il primo decennio del secolo, l’Art Nouveau attraversa un sensibile declino e il Liberty diviene sinonimo di cattivo gusto. Col Liberty anche l’estro del Basile segue il declino e infine nel 1932 muore nella sua villa a Palermo. 

Giuseppe Patricolo (Architetto)

Palermo 1833 – 1905I suoi maestri furono Carlo Giachery, Giovan Battista Filippo Basile e Francesco Saverio Cavallari. Fu un brillante studente tanto da ottenere l’incarico di architetto della Real Casa borbonica nel 1855 ancor prima della laurea in architettura. Ancora giovanissimo ricevette diversi incarichi  tra cui quello di architetto edile del Comune di Palermo e aggregato alla direzione per la costruzione del nuovo carcere dell’Ucciardone. A 33 anni intraprese la carriera universitaria in qualità di docente e intanto realizzava numerose opere soprattutto volte al restauro dei monumenti di Palermo.
E’ difficile tracciare il grande lavoro che operò come restauratore, ma è grazie ai suoi interventi oculati che oggi possiamo ammirare la bellezza di tanti monumenti e chiese di Palermo recuperati al loro quasi originale splendore.
Oltre gli interventi in alcuni palazzi nobiliari, il Patricolo si occupò del restauro delle più importanti chiese del periodo arabo normanno: S. Maria dell’Ammiraglio, S. Cataldo, S. Spirito, la Magione, la chiesa e il chiostro di S. Giovanni degli Eremiti. Dei prospetti del convento del SS. Salvatore, del chiostro di S. Domenico e della chiesa di San Francesco d’Assisi. Curò il restauro del palazzo Chiaramonte, del palazzo Abatellis, del palazzo Sclafani, della Cuba, della torre dei Diavoli alla Guadagna, della cappella dell’Incoronata, della cappella del palazzo di Maredolce, delle chiese di S. Pietro nel palazzo reale, di S. Maria della Catena, di S. Antonio Abate, di S. Agostino e di S. Maria Maddalena. Insomma non c’è quasi alcun monumento o chiesa a Palermo che non debba qualcosa al Patricolo e alla lungimiranza del Comune di Palermo della fine dell’800 che ne promosse il recupero. Giuseppe Patricolo o
ggi riposa nel cimitero dei Rotoli nella cappella di famiglia dove un un calco ne immortala il profilo.

Giuseppe Damiani Almeyda (Architetto)

Capua 1834 – Palermo 1911Benché si formò a Napoli, il padre era palermitano e Giuseppe fu in Sicilia che espresse tutto il suo talento artistico. In contrasto con le idee moderniste e floreali del Basile partecipò al dibattito culturale del suo tempo.
Si deve a lui l’ampliamento dell’Archivio comunale ed altre opere come le edicole della villa Giulia ed il restauro del palazzo municipale. Vincitore non classificato al concorso per la realizzazione del teatro Massimo, ebbe più tardi l’incarico di costruire uno dei più significativi monumenti della Palermo del XIX secolo: il Politeama Garibaldi

Salvatore Valenti (Scultore e intagliatore)

Palermo 1835 – 1903Imparò il mestiere intagliatore in legno nella bottega del padre Giuseppe, ma affinò la sua tecnica anche nella scultura del marmo. Suoi i decori marmorei dell’altare di S. Ignazio a Casa Professa e altre opere in diverse chiese siciliane: tra le più importanti la nuova edicola dell’altare della cappella dell’Immacolata a S. Francesco d’Assisi. In collaborazione con Salvatore Coco, disegnò e intagliò una sua serie di mobili impero per Palazzo Mirto.
Nel 1868 fondò a Palermo la Scuola Municipale e nel 1886, ebbe l’incarico di organizzare l’appena inaugurato Real Istituto di belle arti.
Collaborò con i Basile nella realizzazione del padiglione italiano all’Esposizione di Parigi del 1878 e soprattutto per gli interni scultorei del Teatro Massimo. È l’autore del palchetto della musica di piazza Castelnuovo a Palermo, inaugurato nel 1875.

Benedetto Civiletti (Scultore)

Palermo 1845-1899Era figlio di contadini ma il talento artistico lo aveva nel sangue e quando venne il momento uscì fuori. Viene giustamente considerato tra i più significativi esponenti del Verismo in Sicilia e le sue opere, ritratti, sculture d’ispirazione letteraria e patriottica, monumenti sepolcrali e molto altro, adornano la città dopo avere ottenuto numerosi riconoscimenti nelle esposizioni italiane ed estere.
Delle sue numerose opere ricordiamo quelle più note ai palermitani che le hanno viste centinaia di volte attraversando la città:
il Monumento equestre a Vittorio Emanuele II a piazza Giulio Cesare (Stazione Centrale); le due statue equestri ai lati della quadriga del Rutelli sopra il teatro Politeama;  Canaris a Scio, la statua dei due naviganti nell’edicola dentro il giardino Inglese; e poi marmi e bronzi si trovano a Palazzo delle Aquile e in varie ville, vie e piazze di Palermo. Il suo ultimo lavoro fu la Tragedia, uno dei due leoni bronzei posti a lato della scalinata del Teatro Massimo di Palermo, l’altro fu opera di Mario Rutelli.
Benedetto ebbe un fratello che guidò nel sua stessa arte, Pasquale, che sotto tono ma con risultati lusinghieri fu un bravo scultore ritrattista: tra i suoi ritratti i busti di Vincenzo Errante nella Chiesa di S. Domenico, di Giacomo Leopardi a Villa Giulia, di Vincenzo Bellini nel Teatro Massimo, del fratello Benedetto, di Cesare Battisti al Giardino Inglese. A piazza Castelnuovo è suo il bronzo dal titolo I senza tetto. 

Mario Rutelli (Scultore)

Palermo 1859 – 1941Figlio dell’imprenditore e architetto Giovanni Rutelli, titolare dell’impresa insieme a Machì che realizzò il teatro Massimo. Mario esercitò l’attività di scalpellino presso il cantiere del Teatro Massimo con la direzione di G.B. Filippo Basile, per la realizzazione dei capitelli del pronao ed è suo il gruppo bronzeo della Lirica che, insieme a quello della Tragedia del Civiletti, venne collocato accanto la scalinata del teatro. Nel 1890 insieme a Civiletti modellò la quadriga con il Trionfo di Apollo e Euterpe, per il Teatro Politeama di Palermo. Altre sue opere si trovano al Cimitero dei Rotoli di Palermo, nel giardino di piazza Castelnuovo e in altre città. Chi non conosce la suggestiva scultura dei “Bambini che giocano sugli scogli” del Giardino Inglese? E il “Leone di Caprera” che rompe la catena sotto la statua equestre di Villa Garibaldi? Sono entrambi di Mario Rutelli!
Nel 1902 venne eletto a Palermo consigliere comunale e nel 1903 successe a Ximenes alla cattedra di scultura del Real Istituto di Belle Arti.
Nel 1911 realizzò la Vittoria alata che venne collocata in cima al monumento commemorativo del cinquantenario della Liberazione, progettato da Ernesto Basile in fondo al viale della Libertà (la Statua).

Saverio Schirò

Fonti:

  • Wikipedia.org
  • Enciclopedia Treccani.it
  • comune.palermo.it/archivio_biografico

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
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