Chiesa di San Cataldo

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La chiesa di San Cataldo, la cui fondazione viene solitamente ascritta dagli studiosi al periodo di Guglielmo I (1154-66), sorge in prossimità di piazza Bellini in posizione sopraelevata rispetto al piano della piazza.

L’edificio religioso, solenne e splendido documento dell’arte siciliana del medioevo, rappresenta una preziosa testimonianza di quella architettura fiorita sotto la dominazione normanna e prodotta da maestranze di cultura fatimide al servizio di committenti cristiani.

La Storia

La chiesa di San Cataldo, probabilmente, era la cappella di un palazzo costruito da Majone da Bari, nel periodo in cui ricoprì la carica di Grande Ammiraglio del re (1154-60), forse per voler emulare il suo predecessore Giorgio D’Antiochia promotore della fabbrica dell’attigua chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio.
Alla morte di Majone le sue proprietà furono acquisite dal demanio regio e successivamente passarono in proprietà dell’Ammiraglio regio Silvestro di Marsico che nel 1161 vi seppellì la figlioletta Matilda, a memoria della quale resta una lapide sepolcrale oggi visibile in una parete interna nei pressi dell’ingresso. Nel 1175 il conte Guglielmo di Marsico vendette alla Dogana dei Baroni tutto il complesso edilizio.

Re Guglielmo II, nel 1182, concesse la cappella e gli edifici annessi alla comunità benedettina di Monreale i quali li utilizzarono come Gancìa (ospizio) per la cura degli infermi. I monaci benedettini mantennero la proprietà del complesso fino al 1787 anno in cui fu trasformato in uffici della Regia Posta.

Nei primi anni del XIX secolo, durante il regno borbonico, nello spazio attorno alla chiesa fu realizzata una struttura per ospitare la sede della Regia Posta inglobando al suo interno la cappella e le sue dipendenze. Grazie all’impegno di alcuni uomini di cultura, soprattutto di Michele Amari, che sollecitò l’intervento della Commissione alle Antichità e Belle Arti, a partire dal 1877 si avviò l’impegnativo progetto di restauro della chiesa, condotto dal 1882 al 1885 dall’architetto Giuseppe Patricolo che riuscì a ripristinare l’immagine originaria della fabbrica normanna, liberando la costruzione da sovrastrutture e volumi aggiunti, facendole riacquistare l’antica semplicità e bellezza che ancora oggi si mostra al visitatore.

La Chiesa

Esternamente l’edificio, assai severo d’aspetto, si presenta come un elegante quadrilatero cui nitidi volumi eseguiti con piccoli e squadrati conci di pietra messi in opera a corsi regolari, sono appena movimentati da archeggiature cieche che inquadrano le tre finestre aperte su ciascun fronte.
Il coronamento dell’edificio è costituito da una merlatura arabeggiante al di sopra della quale spiccano i volumi emisferici delle tre caratteristiche cupolette rosse che coprono la nave centrale conferendo all’edificio un particolare fascino esotico.
Al suo interno, caratterizzato dalla sobria e severa nudità delle sue mura disadorne, svettano le tre campate quadrate della navata centrale, serrata da due brevi navatelle coperte da volte a crociera ogivale.
Gli archi su colonne che in senso longitudinale definiscono le navate sono a sesto acuto; alcuni capitelli sono di spoglio, reimpiegati, come consuetudine in quei tempi, da edifici più antichi e di provenienza diversa. Il passaggio dal quadrato dell’impianto di base alla circonferenza d’imposta è mediato dai caratteristici raccordi angolari a nicchie rientranti. L’area presbiteriale, leggermente rialzata rispetto al piano dell’aula, termina in tre absidi di cui le due minori sono ricavate nello spessore murario mentre quella centrale è appena aggettante all’esterno con la sua parete semicircolare, unica deroga alla purezza geometrica del volume parallelepipedo. Degli ornamenti interni si conservano soltanto l’altare e una lastra di marmo bianca ornata da una croce greca con i simboli dei quattro Evangelisti.

L’impressione che il visitatore riceve, entrando in questa chiesa, è quella di un calmo stupore; nella penombra delle navate si respira un’atmosfera suggestiva data dalla luce morbida e sapientemente orientata che proviene dalle aperture arcuate poste sulle pareti delle cupole, che illuminano la chiesa in un gioco di luce che le conferisce solennità e mistero. Completa questo gioiello il suggestivo pavimento originale cosmatesco stupendamente decorato a tarsie in marmo e lastre di porfido egiziano e serpentino, vero emblema del connubio dell’arte decorativa islamica con elementi latini e bizantini.
Dal 1937 la chiesa è la sede dei cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il più antico e prestigioso ordine sacro-militare che da allora ne detiene la custodia. L’associazione Culturale Amici dei Musei Siciliani ne garantisce tutti i giorni la pubblica fruizione.

Nicola Stanzione

Orario d’apertura: da Lunedì a Domenica ore 09.30 -12.30 – 15.00-18.00

Piazza Bellini 3- 90133 Palermo 

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