L’Oratorio del Carminello

Un piccolo scrigno di bellezze nel cuore del mercato della Ballarò, a pochi passi dalla medievale “Porta Sant’Agata”.

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La Compagnia della Madonna del Carmine si formò a Palermo il 2 di febbraio del 1586, e subito i devoti confrati si adoperarono per portare a compimento la fabbrica del proprio oratorio, conosciuto come oratorio del Carminello, eseguita a spese degli stessi, che desiderosi di gestire autonomamente il proprio spazio religioso, vi si allocarono immediatamente. Infatti, come risulta da un atto notarile citato dal Mongitore, la fabbrica del sacro edificio, vanto e gloria dei confratelli, fu portata a termine già nei primi anni del seicento.

Il piccolo edificio religioso, sorge al numero 5 di via Porta Sant’Agata e rappresenta un gioiello di grande pregio storico ed artistico, un piccolo scrigno di bellezze nel cuore del mercato della Ballarò, a pochi passi dalla medievale “Porta Sant’Agata”.

Oratorio del Carminello ingresso

L’Esterno

L’oratorio del Carminello, che esternamente mostra una semplice mole squadrata, presenta sulla facciata principale un elegante portaletto cinquecentesco in pietra da intaglio. Le strutture esterne dell’edificio religioso, come tradizione degli oratori palermitani del periodo, non presentano elementi di particolare rilievo tranne delle sobrie cornici a contorno delle finestre del prospetto. Invece all’interno del sacro edificio, in netto contrasto con l’austera facciata, un profluvio di candido stucco rende questo posto soavemente immateriale.

La configurazione planimetrica è quella caratteristica degli oratori palermitani con antioratorio, aula e presbiterio rettangolari.

L’Antioratorio

Attraversato il portone d’ingresso ci si immette nell’antioratorio dove trova posto, attorniata da un pregevolissimo apparato a stucco, una “vara” processionale dove era posto il gruppo scultoreo che raffigura la Madonna del Rosario e San Domenico, attualmente collocato a destra dell’altare principale. Oggi vi troviamo un manufatto ligneo che rappresenta San Vincenzo Ferrer con due grandi ali da angelo.

L’Interno

Dall’antioratorio, attraverso un piccolo portale, si accede all’aula, impreziosita da una fastosa decorazione parietale che ne fa, a mio modesto parere, uno degli oratori più suggestivi ed eleganti della città, eseguita a più riprese, a cavallo fra il secolo XVII e il XVIII.

A Giuseppe Serpotta, fratello di Giacomo, che si impegnò per questi lavori negli ultimi anni del Seicento, sono attribuiti le decorazioni della zona presbiteriale e delle pareti laterali, mentre gli stucchi della controfacciata, certamente di maggior pregio sono da ricondurre, secondo lo studioso delle opere serpottiane Donald Garstang, al figlio naturale e unico allievo di Giacomo Serpotta, Procopio, tra il primo e il secondo decennio del XVIII Secolo.

La controfacciata presenta due tondi trattenuti da due coppie di angeli con “teatrini” prospettici che raffigurano due episodi evangelici “La Natività”, a sinistra, e la “Fuga in Egitto” a destra. In alto, ai lati dell’arco di una sorta di portale centrale, due figure allegoriche: la “Mansuetudine” a sinistra, e la “Compassione” a destra. Questo gruppo scultoreo è sormontato da una grande tela di anonimo pittore siciliano del settecento che raffigura la Madonna del Rosario e i SS. Domenico e Caterina da Siena. Ai lati del grande quadro due balconcini (cantorie) caratterizzati da piccole balaustre lignee.

Il complesso apparato plastico delle pareti longitudinali, che hanno identico schema compositivo, è configurato su due fasce orizzontali. Nella parte inferiore, si alternano dei fregi e volute che circondano elaborati medaglioni ovali festonati e dei tondi che racchiudono ritratti femminili a bassorilievo. Le fasce superiori delle due pareti, di maggiore effetto scenografico rispetto alle fasce sottostanti, sono caratterizzate da un fastoso apparato plastico. Ai quattro medaglioni della parte inferiore, corrispondono delle nicchie conchigliate, che presentano statue di santi di devozione carmelitana, sormontate da scudi che culminano in alto con dei cherubini.

Dentro le nicchie della parete di destra, dove tre grandi finestre danno luce all’aula, sono raffigurati, come vi è scritto alla base delle sculture, procedendo dalla controfacciata: il Beato Angelo, S.Alberto, S.Maria Maddalena de’ Pazzi e S.Eliseo del Carmelo. Mentre nella parete di sinistra, sempre procedendo nello stesso senso, i santi raffigurati dentro le nicchie sono: S.Elena, S.Angelo, S.Teresa, e S.Elia.      

Le grandi finestre, quelle del lato destro, come già accennato lucifere e quelle di sinistra cieche, sono incorniciate alternativamente da una coppia di putti e da un’altra di angeli che si concludono in alto con lo stemma carmelitano incoronato da un’altra coppia di putti.

Oratorio del Carminello crocifisso

Al centro delle pareti dell’aula si affrontano due altari lignei dipinti a finto marmo che spezzano la cornice degli scanni lignei che, purtroppo, non si sono conservati. Quello di destra presenta, dentro una nicchia, un interessante crocifisso tardo-settecentesco e sopra il paliotto una statua dell’Addolorata. In basso, dentro una teca, un Cristo deposto; opera novecentesca di notevole effetto. Mentre nell’altare di sinistra troviamo un pregevole manufatto ligneo che raffigura San Biagio (santo particolarmente venerato dai confratelli), e in basso una teca dove si conserva una Vergine dormiente in cera, verosimilmente del XIX Secolo.

La zona presbiteriale, nella sua facciata esterna presenta, adagiate ai lati dell’arco trionfale, due pregevoli figure allegoriche muliebri che rappresentano la “Castità” e il “Divino Amore”. La fastosa architettura del marmoreo altare è caratterizzata da una coppia di colonne tortili che mostrano, sulle spirali, decorazioni dorate a motivi fitomorfi. Le colonne sorreggono una edicola classica che culmina, in alto, con l‘insegna dei carmelitani retta da due angioletti. Sopra l’altare fa bella mostra una pregevole tela, ricollocata in tempi recenti, che raffigura la Madonna nell’atto di concedere l’abitino a S.Simone Stock (copia seicentesca di quella dipinta da Pietro Novelli per la chiesa di Valverde). Anche l’intradosso e la volta dell’arco trionfale sono decorati con eleganti stucchi dorati.

L’aula oratoriale è coperta da una volta a schifo che presenta semplici decorazioni a stucco. L’originale pavimento maiolicato, un tempo di forte cromatismo, realizzato nei primi decenni del Settecento oggi si presenta purtroppo molto danneggiato dal calpestio.

Nel pavimento dell’antioratorio si apre un’ampia scalinata che attraverso un corridoio porta alla cripta per la sepoltura (almeno fino alla fine del Settecento, quando in forza del bando del vicerè Caramanico del 1787 furono vietate le tumulazioni  “intra moenia”) dei confratelli posta in corrispondenza dell’aula dell’oratorio. L’ampia sala rettangolare, bisognevole di opere di restauro, presenta 34 loculi orizzontali e verticali ricavati nelle pareti decorate con maioliche seicentesche. Vi si trovano anche decorazioni parietali con pitture a motivi fitomorfi e, sulla volta, lo stemma dei carmelitani (il Monte Carmelo con tre stelle, in cui è impressa la Croce), affiancato dal giglio e dalla palma. Alla sala è affiancato il locale, cosiddetto dei “colatoi” dove i cadaveri, esclusivamente membri della confraternita, affrontavano il lungo processo di “mummificazione”.

L’oratorio dal 1915 è gestito egregiamente dalla confraternita di Maria SS. del Rosario, detta da allora “al Carminello”, sodalizio fondato nel 1732 nella chiesa di San Domenico, i cui aderenti si adoperano con grande abnegazione alla cura del prezioso manufatto.

Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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