Santa Maria di Gesù di Palermo: la chiesa, il convento, il cimitero

Un'oasi di spiritualità alle falde del Monte Grifone

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Ricordo volentieri Santa Maria di Gesù, la chiesa, il convento e anche il suo cimitero, per i ritiri spirituali che si svolgevano negli anni ’70, quando ancora adolescente passavo in questo luogo sacro alcune domeniche durante l’anno. E ricordo padre Maurizio Tamà che ci accompagnava nella crescita umana e spirituale ed ora riposa in una tomba di quel cimitero.
A quel tempo trascorrevamo la nostra giornata, tra i corridoi del convento, in chiesa o nell’affascinante chiostro, senza sapere che era un luogo così ricco di storia e santi uomini che lo avevano frequentato, primo fra tutti Benedetto, il Santo nero patrono di Palermo.

Oggi è facile raggiungere il convento di Santa Maria di Gesù ai piedi di monte Grifone, ma un tempo bisognava percorrere a piedi tortuosi sentieri di campagna giacché le mura della città distavano circa due miglia. Tuttavia i palermitani amavano e frequentavano questo luogo considerato sacro, sia per la presenza dei frati francescani che l’abitavano in preghiera e povertà, ma anche per la devozione verso una madonnina in legno considerata miracolosa. 

La storia della sua fondazione

CHiostro idi santa maria di Gesù

Il primo nucleo del complesso risale al 1426 e fu voluto da un frate francescano di Agrigento, il beato Matteo da Girgenti, che chiamato a predicare a Palermo fu invitato a fondare un convento: lo chiamò “Santa Maria di Gesù“, come tutti i conventi da lui fondati in Sicilia.
Il luogo fu scelto fuori dalla città per consentire ai frati di dedicarsi nel silenzio e nella pace, alla preghiera e alle pratiche monastiche. Due devoti coniugi, Antonio e Betta Mirabile regalarono il terreno per consentire la costruzione del primo nucleo: sulla porta della chiesa era riportato il ricordo di questa donazione.
Secondo alcuni storici, in questo luogo esisteva già una una cappella eretta intorno al 1253 in onore della permanenza di sant’Antonio da Padova in questo luogo nel 1226. Questa costruzione preesistente è stata in seguito inglobata nel secondo piano del convento, ma onestamente con tracce poco riconoscibili.

In principio il complesso comprendeva solo una piccola chiesetta, alcune celle per i frati, intorno ad un chiostro a forma quadrata con una fontana al centro. Ma per l’esemplarità e la devozione dei fraticelli, il luogo venne preso a cuore dai palermitani che consideravano Santa Maria di Gesù un luogo sacro.
Poi la comunità crebbe notevolmente e nel 1578 fu necessario costruire un secondo piano con celle e altri locali comuni per ospitare frati, novizi e postulanti che desideravano far parte della Comunità. Proprio in quel periodo visse nel convento Benedetto da Sanfratello, il fraticello nero, che per la sua fama di sant’uomo sarebbe stato proclamato santo.
Dopo i danni del terremoto del 1968, il convento è stato restaurato e rinnovato per gran parte.

Una curiosità è il cipresso vecchio di 500 anni che si staglia nelle pertinenze del convento, lungo un tragitto chiamato Paradiso serafico, un viale alberato adornato con edicole della Vergine e di santi francescani, un luogo dove i frati solevano ritirarsi per un momento di solitudine. Sul cipresso di san Benedetto esiste una storia leggendaria che narra che quell’albero secolare dai rami insolitamente contorti sia cresciuto dal bastone di san Benedetto conficcato in quel luogo di preghiera.

La chiesa di Santa Maria di Gesù

In principio si trattò di una piccola chiesa di appena 6 canne per 4, e considerando che la canna equivaleva a poco più di 2,10 metri, si capisce quanto era minuscola. Ben presto venne ampliata con l’annessione di due cappelle sepolcrali: sul davanti quella di Gaspare Bonet, per cui l’ingresso della cappella divenne il portale della chiesa; nella parte posteriore fu inglobata la cappella La Grua e Talamanca, che consentì la costruzione del coro dietro l’altare maggiore.

Nello spiazzo antistante la chiesa, nel 1634, il duca di Alcalà, viceré della Sicilia, vi fece erigere una fontana in marmo con le armi e gli stemmi della casata ed i putti e leoni che gettavano acqua (adesso è asciutta e i leoni sono spariti).
Tutt’intorno sorge il cimitero di Santa Maria di Gesù.

Si accede alla chiesa, ad unica navata centrale, da tre ingressi.
Il portale principale è quello rinascimentale in marmo: sull’architrave è scolpita l’immagine di Dio Padre benedicente circondato da cherubini e angeli in adorazione. Gli stipiti sono suddivisi in riquadri con i busti degli apostoli che recano cartigli con passi del Credo. 
Gli altri due ingressi sono entrambi del XV secolo: il primo è un portale gotico a doppio arco ogivale al di sopra del quale è un bassorilievo della Vergine col Bambino. L’altro ingresso, che dava accesso alla cappella La Grua e Talamanca, è un portale gotico catalano con tre cornici e gli stemmi di famiglia. Famiglia tristemente nota in Sicilia per via dell’atroce omicidio che subì Laura Lanza, sposata La Grua e Talamanca e meglio nota come la baronessa di Carini.

Entrando dall’ingresso principale, si accede al portico sotto il coro superiore: a destra e a sinistra si trovano la cappella di San Benedetto il Moro e la Cappella del beato Matteo.  
Interesse e curiosità destano le spoglie di San Benedetto, custodite dentro una teca in vetro. Il volto è riprodotto in cera, ma il corpo è proprio il suo mummificato dal tempo. Per Palermo, Benedetto è stato un santo importante per la sua storia tanto commovente quanto interessante: il primo santo di colore, addirittura proclamato compatrono della città insieme a santa Rosalia! Attribuzione ancora presente di cui molti palermitani non sono a conoscenza.
Vale la pena leggere la sua storia →”Il santo nero patrono di Palermo”.

Attraversati due archi si accede alla navata della chiesa. A destra e a sinistra opere artistiche di discreto pregio adornano le pareti.

Interessante è l’Altare di Santa Maria di Gesù, che ospita la statua della Madonna col bambino: il manufatto in legno policromo giunse in chiesa intorno al 1470, secondo una leggenda portato dal mare in maniera miracolosa, e inizialmente collocata sull’altare maggiore. In seguito l’altare con la balaustra in marmo fu smembrato e oggi la madonnina è posta in una cappelletta laterale appesantita dai ghirigori barocchi di marmi mischi.
Secondo quanto riferito in antichità,  tutti i sabati dell’anno e nelle feste della Madonna, tantissimi fedeli vi accorrevano in pellegrinaggio e alcuni facevano il viaggio a piedi scalzi, anche d’inverno. Ogni anno si celebrava con grande devozione la festa solenne il 2 di luglio, ma anche questa è andata scemando nel corso dei secoli.

L’abside è incorniciata da un doppio arco in stile normanno e in fondo alla grande cappella sull’altare vi è un quadro dedicato alla Madonna, ma è di epoca più tarda. A destra e a sinistra della navata si aprono rispettivamente la Cappelletta della Madonna, presso il Cornu Evangelii, cioè il lato da cui si proclamava il Vangelo, e dove è documentata la primitiva sepoltura del Beato Matteo d’Agrigento; e la Cappelletta dell’Ecce Homo, dove è custodita l’antica immagine di Gesù sofferente, un tempo collocata sull’altare maggiore, che tanta devozione aveva suscitato nel popolo palermitano.

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Il cimitero di Santa Maria di Gesù

Un tempo e fino al 1700 i morti di un certo rango venivano sepolti nelle chiese. Lo stesso vale per Santa Maria di Gesù, che ospitò nella cripta della chiesa e nella chiesa stessa i frati e anche i nobili, così come è testimoniato dalle numerosi lapidi presenti. Ma ben presto intorno alla chiesa vennero erette cappelle nobiliari come quelle dei La Grua e Talamanca, dei Lucchesi Palli di Campofranco / Pignatelli Aragona Cortes, dei Lanza di Scalea, e altre progettate da architetti famosi insieme a sepolture della gente comune. Oggi il cimitero si è ingrandito e altre cappelle ricordano personaggi di spicco della nostra città, tra le altre la cappella dei Florio dove riposano personaggi entrati nel cuore dei palermitani: il capostipite Vincenzo Florio, Vincenzo Jr, Ignazio Florio jr e la moglie Franca Florio, nata Francesca Jacona della Motta di San Giuliano. Da ricordare che anche la famiglia Borsellino ha in questo cimitero la sua cappella dove riposano Paolo e la sorella Rita.

Riposano qui le salme di frati minori siciliani di molti dei quali ancora ne abbiamo memoria.

Saverio Schirò

Fonti: wikipedia.org – voci Chiesa di Santa Maria di Gesù, Cimitero di santa Maria di Gesù;
U. Castagna, Nera fonte di Luce, Biblioteca francescana, Palermo 1989
G. Dragotta, Breve storia del santuario di Santa Maria di Gesù, in http://www.confraternitasbenedettoilmoro.diocesipa.it/
Gaspare Palermo, “Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della Città di Palermo”

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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