Palermo tra le due guerre: la trasformazione urbanistica durante il periodo Fascista

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La trasformazione urbanistica di Palermo tra le due guerre, soprattutto durante il periodo fascista, tra il 1922 e il 1943, ha rappresentato un capitolo fondamentale per la storia urbana e sociale della città. Il fascio littorio, il fascio di bastoni legati con strisce di cuoio, utilizzato come simbolo di unità e forza dal movimento fascista, è stato eliminato dai numerosi monumenti ove era rappresentato, e tuttavia qua e là ancora ne rimangono le vestigia, così come le strutture imponenti di numerosi edifici dell’epoca.  

Un panorama architettonico complesso

Nel clima inquieto del primo dopoguerra, l’architettura era alla ricerca di un linguaggio che desse stabilità a un Paese bisognoso di certezze. Rigettate le sperimentazioni avanguardistiche di inizio secolo, intorno agli anni Venti, nasce il Movimento Novecento, una corrente artistica e architettonica italiana che proponeva un ritorno all’ordine. Forme sobrie, equilibrio classico e un’architettura disciplinata per non rompere ma reinterpretare la tradizione italiana.

A dominare la scena, in linea con queste esigenze, irruppe il monumentalismo promosso dal regime. L’obiettivo non era solo costruire edifici, ma costruire un’immagine: una romanità reinventata, fatta di marmi, simmetrie, porticati e piazze scenografiche. L’architettura diventava in questo modo propaganda visiva, un linguaggio di potere che doveva impressionare, educare, convincere. Le città vengono ridisegnate per apparire più ordinate, più grandiose, più “eternamente italiane”.

Palermo tra le due guerre è una città che si trasforma

Nel ventennio fascista, il capoluogo siciliano, già oggetto di profondi cambiamenti che erano iniziati alla fine del secolo precedente, continuò il rimodellamento degli spazi urbanistici orientando il sentimento dei suoi abitanti secondo i dettami politici dell’epoca. Questo processo si basò su un continuo dialogo tra modernità e tradizione, alternando lo sventramento di quartieri storici alla costruzione di nuove aree monumentali. L’architettura e la pianificazione del territorio non furono solo scelte tecniche, ma divennero veri e propri strumenti di educazione politica per la cittadinanza.

Il “piccone risanatore” e il completamento di via Roma

Palermo- Palazzo delle Ferrovie
Palermo- Palazzo delle Ferrovie

La politica urbanistica di quegli anni trovò la sua massima espressione nell’intervento sul tessuto della città vecchia. Già avviato l’obiettivo di decongestionare aree considerate degradate e creare nuovi assi funzionali, il grande progetto del taglio della via Roma, iniziato nel 1895, arrivò al suo completamento.

Lungo la via Roma, venne costruito l’imponente Palazzo degli Uffici Comunali per fungere da cortina e nascondere alla vista la “miseria” dei mercati storici come la Vucciria. Nel 1931 venne completato il Palazzo delle Ferrovie,  e infine,  l’opera fu conclusa formalmente con la realizzazione dell’Ingresso Monumentale di via Roma su piazza Giulio Cesare, nel 1932.

I monumenti simbolo: Palazzo delle Poste e Banco di Sicilia

Nel frattempo, la nuova arteria urbana si arricchiva di edifici monumentali che cercavano di conciliare il modernismo europeo con la tradizione classica e mediterranea. 

Uno degli esempi più significativi è il Palazzo delle Poste e Telegrafi (1928-1934), progettato dall’architetto futurista Angiolo Mazzoni. L’edificio fu concepito come una “macchina moderna” e decorato con opere d’arte di rilievo. 

Altro colosso architettonico è la ex sede centrale del Banco di Sicilia in via Roma (1932-1940), opera di Salvatore Caronia Roberti. Per questo palazzo fu utilizzato il grigio di Billiemi all’esterno per trasmettere solidità, mentre gli interni vennero rivestiti con il Perlato di Sicilia per donare massima luminosità.

La Casa del Mutilato e il Quartiere Littorio

Palermo tra le due guerre - la casa del Mutilato
La casa del Mutilato a Palermo

E mentre altri edifici, monumenti e spazi urbani venivano progettati (alla fine dell’articolo troverete un elenco delle opere realizzate), sorsero anche strutture di “architettura celebrativa” di cui la Casa del Mutilato ne è un esempio concreto. Inaugurata nel 1939 su progetto di Giuseppe Spatrisano, l’edificio fu concepito come un “tempio mistico” dedicato al sacrificio dei soldati, arricchito da affreschi che ritraevano scene di guerra. 

Parallelamente agli interventi nel centro, il regime promosse nuovi modelli residenziali come il Quartiere Littorio (oggi quartiere Matteotti). Realizzato tra il 1927 e il 1932, fu pensato come una “città giardino” composta da 32 palazzine in vari stili, dal Liberty al Neobarocco, per ospitare la nuova classe impiegatizia. 

Cultori del mito della forma fisica, non poteva mancare l’attenzione all’attività sportiva. In questo periodo venne costruita la Palestra della Magione (oggi palestra San Basilio) e soprattutto lo Stadio Littorio (1932) all’interno del parco della Favorita. Rinominato “Michele Marrone” in memoria di un ex calciatore del Palermo, ufficiale dei bersaglieri morto durante la Guerra civile spagnola (1937), oggi è intitolato al “presidentissimo” del Palermo calcio, Renzo Barbera.

La nuova toponomastica e i nomi delle strade

Il fascismo modificò profondamente anche alcuni nomi delle strade e delle piazze di Palermo per riflettere la propria ideologia e celebrare la Grande Guerra. La memoria delle trincee divenne parte integrante del panorama urbano con nomi come via Piave, via Pasubio, via Isonzo e via Vittorio Veneto. 

Molte strade vennero intitolate a eroi caduti, come Antonino Cascino o Enrico Toti, mentre altre celebravano l’espansione coloniale con nomi come Adua, Dogali o Amba Alagi. Piazza della Stazione Centrale fu invece dedicata a Giulio Cesare, richiamando il mito della romanità antica.

I muri che parlano: slogan e scritte murali

Un altro mezzo di propaganda molto efficace fu rappresentato dalle iscrizioni murali su edifici pubblici e privati. Il numero di queste scritte aumentò notevolmente a partire dal 1937, in occasione della visita di Mussolini a Palermo. Molti di questi slogan sono ancora visibili o sono stati ricostruiti, come il celebre “Credere, Obbedire, Combattere” o frasi che celebravano l’orgoglio rurale. Queste iscrizioni avevano un forte impatto visivo e miravano a instillare un senso di appartenenza e di orgoglio nazionale nella popolazione. Attraverso queste parole, le autorità cercarono di creare un percorso simbolico che collegava la vittoria nella Prima Guerra Mondiale alla fondazione del nuovo Impero.

In conclusione…

La Palermo del ventennio fascista uscì profondamente cambiata. Molti interventi risposero a esigenze pratiche, altri furono strumenti di propaganda. Oggi quelle tracce sono ancora visibili e permettono di leggere una fase storica complessa, in cui l’urbanistica divenne anche un mezzo per orientare la vita e l’immaginario dei cittadini.
Capire quella stagione significa osservare Palermo con maggiore attenzione, riconoscendo come una parte importante della città che conosciamo oggi sia nata proprio in quegli anni.

Di seguito è riportato un elenco dei principali monumenti, edifici pubblici e infrastrutture sanitarie realizzati o inaugurati a Palermo durante il ventennio fascista (1922-1943), suddivisi per tipologia:

Edifici Istituzionali e di Potere

  • Palazzo della Real Questura (1931): situato in piazza della Vittoria, fu concepito come centro di controllo dell’ordine pubblico.
  • Palazzo di Giustizia: i lavori iniziarono con la posa della prima pietra da parte di Mussolini nel 1937 su progetto dell’architetto Rapisardi.
  • Palazzo del Governo (Palazzo Comitini): durante il regime fu completata la sopraelevazione dell’edificio in via Maqueda per ospitare la prefettura.
  • Palazzo del Provveditorato alle Opere Pubbliche (1931-1935): situato nel rione San Giuliano (vicino piazza Verdi), fu progettato dall’ingegnere Giuseppe Capitò.
  • Palazzo degli Uffici Comunali: costruito in via Roma per ospitare funzioni burocratiche e fungere da cortina monumentale per nascondere il mercato della Vucciria.

Centri Finanziari e di Servizio Pubblico

  • Palazzo delle Poste e Telegrafi (1928-1934): opera dell’architetto futurista Angiolo Mazzoni in via Roma, considerato un “tempio della comunicazione moderna” arricchito da opere di Benedetta Cappa.
  • Sede centrale del Banco di Sicilia (1932-1940): imponente edificio in via Roma progettato da Salvatore Caronia Roberti, caratterizzato dall’uso del grigio di Billiemi all’esterno e del perlato di Sicilia negli interni.
  • Sede della Banca d’Italia (1926-1930): situata in via Cavour, vide la collaborazione tra l’ingegnere Dell’Olio e Salvatore Caronia Roberti.
  • Palazzo delle Ferrovie (1931): situato in via Roma.
  • Stazione Marittima (1936): nell’ambito della ristrutturazione del porto di Palermo.

Ospedali e Infrastrutture Sanitarie

Durante questo periodo, l’edilizia sanitaria fu notevolmente potenziata con le seguenti strutture:

  • Ospedale Civico (1932).
  • Policlinico Universitario (area della Feliciuzza).
  • Ospedale Cervello (località Cruillas).
  • Sanatorio (corso Calatafimi), oggi noto come Ospedale Ingrassia.
  • Ospedale di Isolamento (zona Guadagna).
  • Aiuto Materno (via Noce).
  • Ospedale Militare (corso Calatafimi).
  • Dispensario Antitubercolare.
  • Istituto di Puericultura “Vittorio Emanuele III”.

Monumenti e Luoghi della Memoria

  • Ingresso Monumentale di via Roma (1932): complesso architettonico su piazza Giulio Cesare che concludeva formalmente l’asse viario.
  • Casa del Mutilato (1935-1939): progettata da Giuseppe Spatrisano in via Scarlatti, concepita come un “tempio mistico” dedicato al sacrificio dei soldati.
  • Monumento ai Caduti (ex Monumento alla Libertà): riconsacrato nel 1930 come ara votiva per i caduti della Grande Guerra con l’aggiunta della “Vittoria alata” di Mario Rutelli.
  • Monumento a Finocchiaro Aprile (1938): situato all’interno della chiesa di San Domenico.
  • Monumento ai Caduti Postelegrafonici: scultura del “Fante caduto” posta all’interno del Palazzo delle Poste.

Edilizia Sociale, Sportiva e Scolastica

  • Quartiere Littorio (oggi Matteotti) (1927-1932): quartiere residenziale concepito come una “città giardino” con 32 palazzine in vari stili, progettato da Luigi Epifanio e Giovan Battista Santangelo.
  • Stadio Littorio (poi Michele Marrone, oggi Renzoo Barbera) (1932): costruito nel parco della Favorita.
  • Casa del Balilla con annessa la Palestra (1934): situata presso Villa Gallidoro in via delle Croci.
  • Palestra di piazza Magione (oggi Palestra San Basilio) (1934): dedicata a Gigino Gattuso.
  • Galleria delle Vittorie (1935): aperta in via Maqueda per commemorare le vittorie dell’Italia fascista.
  • Edificio scolastico “Luigi Razza” (1936): in via Archirafi.
  • Edificio scolastico “Michele Bianchi” (1935): in via Caltanissetta.

Tutte queste strutture e monumenti e interventi urbanistici sono come le tessere di un mosaico che, una volta unite, compongono il volto di una Palermo che cambiava per proiettarsi verso una dimensione imperiale e moderna, ma sempre ancorata alle proprie radici classiche e mediterranee.

Fonte principale: Claudio Mancuso, PALERMO IN CAMICIA NERA. LE TRASFORMAZIONI DELL’IDENTITÀ URBANA (1922-1943)

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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