Il Taglio di Via Roma: storia della nascita di una strada

Una storia vecchia 100 anni!

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Avete sentito parlare del “taglio della via Roma”? un termine strano per definire la costruzione di una nuova strada, ma appropriato perché nell’idea di chi concepì questo progetto, si trattava proprio di eseguire un “taglio netto come una lama di coltello” che attraversasse il centro storico di Palermo. Una strada concepita per collegare la Stazione Ferroviaria, in via di costruzione, col Porto di Palermo, ma poi “deviata” verso i nuovi quartieri “borghesi” che andavano sorgendo oltre i quattro canti di campagna. Un taglio doloroso perché comportava lo “sventramento” di una parte del centro storico, cioè l’abbattimento di tutto ciò che si trovava all’interno del progetto urbanistico: le casupole spesso fatiscenti degli abitanti della zona popolare, ma anche chiese, conventi e palazzi nobiliari. 
Ecco la storia della nascita di una strada appena 100 anni fa!

Il taglio della via Roma: esigenza e progetto urbanistico 

Per capire com’era Palermo prima che esistesse la via Roma, e cioè fino alle soglie del 1900, basta passeggiare all’interno dei quartieri del centro storico e usare un po’ di immaginazione: le strade strette, spesso disallineate con chiese e palazzi nobiliari che si distinguono solo per un portale o una facciata monumentale. Case vecchie e spesso fatiscenti, la solita baraonda all’interno e nei pressi dei mercati storici.
Di giorno, potevi vedere le piccole putìe che vendevano generi alimentari e un po’ di tutto; i venditori ambulanti che abbanniavano le loro merci o i loro servizi, come i conzalemmi o i stagnatari, mentre le botteghe, con attività diciamo specialistiche, si raggruppavano in determinate strade e vicoli a cui hanno dato il nome: candelai, zimillari, maccheronai E poi ovviamente nugoli di bambini che giocavano i loro giochi di strada, mentre i soliti sfaccendati oziavano nelle taverne tra un bicchiere di zibibbo e una giocata a carte. La gente di malaffare e le prostitute invece erano gli abitanti della notte.
Certo non il massimo per una città in piena espansione culturale e sociale che incarnava nella famiglia Florio l’emblema della nuova borghesia che si innesta all’interno della nobiltà in decadenza.
In un’Europa che stava cambiando, Palermo era una città che stava diventando importante e di conseguenza voleva adeguarsi agli standard delle altre città europee e del nord Italia. E perché non cominciare da progetti urbanistici che la rendessero più moderna, pulita ed efficiente? 

Nell’agosto del 1860, su incarico della giunta comunale, viene convocato un Collegio di Ingegneri e Architetti con l’ordine del giorno di “rinnovare la città”. In realtà si preferirono termini come “risanare” per dare l’idea di un miglioramento salutare, in un Sud Italia dove imperversava l’epidemia di colera.
Il piano urbanistico prevedeva la demolizione dei bastioni intorno al centro storico e l’apertura di grandi strade che avrebbero consentito una migliore circolazione dell’aria. E poi la realizzazione di nuovi quartieri periferici dove collocare gli operai, nuove case per la nuova borghesia, eleganti cafe – restaurant, mercati e piazze. 
Nessuno dei progetti venne attuato completamente anche a causa delle vicende storico-politiche, ma l’indirizzo per il rinnovamento della città è ormai avviato. 

Tra i diversi progetti proposti, prevalse il “Piano Regolatore di Risanamento e di Ampliamento della città di Palermo” dell’ingegnere Felice Giarrusso, che prevedeva l’apertura di quattro larghe strade perpendicolari alla via Maqueda e al Cassaro con incroci al centro di ogni mandamento.
Nella realtà solo la via Roma venne realizzata, stravolgendo la planimetria del centro storico di Palermo con la demolizione di alcuni dei patrimoni cittadini tra i quali Palazzo Monteleone, il giardino all’Olivella, il complesso di Santa Rosalia, il sistema della chiesa di Montesanto, le mura dello Stazzone e dell’Itria… 

Alcune curiosità sul taglio della via Roma a Palermo

Quando venne costruita la via Roma?

La via Roma venne realizzata in quattro tranche, dal 1895 al 1922, ma contrariamente a quello che si può immaginare, il primo tratto cominciò dal corso Vittorio Emanuele fino al piano Imperiale, quello che sarebbe diventato piazza San Domenico: circa 250 metri appena, ma così larga da sembrare una piazza! (1895-1898);

– Il secondo troncone fu realizzato da piazza san Domenico fino alla via Cavour: costò la demolizione del giardino dell’Olivella e parte del convento; continuò includendo l’esistente via Ingham, che si collegava alla villa dei facoltosi inglesi, oggi Grand Hotel des Palmes (1906-1908) ;

– il terzo troncone fu la continuazione fino nei pressi di piazza Don Sturzo (1908-1920);

– il quarto tronco collegò corso Vittorio Emanuele a piazza Giulio Cesare (Stazione Centrale) (1920 – 1922).
L’ingresso monumentale fu completato 10 anni dopo, nel 1932.

Foto tratta da Google maps

Malcontenti e concessioni: il taglio non è proprio dritto!

Com’era prevedibile, i lavori per il taglio della via Roma crearono tanti malcontenti e recriminazioni perché pestavano i piedi a personaggi piuttosto importanti nel panorama cittadino. Una cosa era abbattere vecchie case di povera gente promettendo nuove abitazioni in via di costruzione (le case popolari dei quartieri costruendi), un’altra demolire palazzi nobiliari, chiese e conventi. E così i proprietari del palazzo Arezzo, all’angolo con corso Vittorio Emanuele, chiesero e ottennero la modifica del piano regolatore per salvare il loro palazzo per cui la nuova via non poté essere costruita parallelamente alla via Maqueda.  

E quando si giunse nei pressi di via Cavour, subito dopo il giardino dell’Olivella, il tracciato venne deviato verso la via Ingham che conduceva alla villa dei proprietari inglesi, venduta ai Ragusa che lo avevano  trasformato nel Grand Hotel des Palmes.
Fine dell’idea del rettifilo perfetto!

Ma le “storture” non furono solo queste…

Al di là delle costruzioni fuori contesto ma tardive, come il palazzo delle Poste, l’ex palazzo Upim, oggi Rinascente e la vecchia Standa ora Lidl e altri palazzi moderni realizzati durante il secolo scorso, già durante la costruzione della nuova via si dovettero accettare diversi compromessi. A cominciare dal teatro Biondo che non era previsto ma fu voluto a tutti i costi e costruito invadendo il marciapiede della via per mancanza di spazio. 

Il lungo palazzo degli Uffici Comunali, subito dopo la chiesa di Sant’Antonio Abate, non era in progetto: fu costruito per oscurare la sporcizia ed i palazzi fatiscenti della Vucciria che “disturbavano” la vista della borghesia moderna. 

Il mistero del palazzo Monteleone

Il palazzo Monteleone, considerato “uno dei più belli di Palermo”, si dice che fu abbattuto per consentire il taglio della via Roma. Viene riferito che era a piazza san Domenico, ma il bello è che non si trova un accordo per stabilire l’esatta posizione!
Guardando le foto antiche di Palermo, viene identificato con il palazzo posto di traverso, proprio di fronte alla chiesa di San Domenico. Ma non tutti sono d’accordo.
Secondo alcuni studiosi, quello di fronte alla chiesa sarebbe l’ex palazzo Montalbano divenuto poi palazzo Moncada di Paternò, distrutto e ricostruito nel 1903 in stile settecentesco dall’architetto Zanca. Quello accanto alla chiesa (di cui resta solo la facciata distrutta per metà – al cui interno c’è la Rinascente) da qualcuno viene identificato col palazzo Montalbano, qualcuno ritiene che sia quello palazzo Monteleone, mentre secondo altri ancora dovrebbe essere quel che resta del palazzo Bonomolo/Traetta

Palazzo Monteleone o Moncada di Paternò? Piazza san Domenico prima del taglio.

E il palazzo Monteleone descritto come uno dei più belli e lussuosi della città, dove si trovava esattamente? Rimane ancora un mistero: qualcuno sostiene che si trovasse di fronte al palazzo delle Poste, secondo il Di Giovanni e il Marchese di Villabianca, il palazzo si trovava nei pressi della Chiesa di Santa Caterina all’Olivella, dietro il Palazzo delle Poste, contiguo alla casa de’ padri dell’Oratorio dei padri Filippini di Sant’Ignazio all’Olivella. In ogni caso lontano  da piazza San Domenico. Insomma, un altro dei misteri Urbanistici di Palermo.

Conclusione la via Roma oggi

Cosa rappresenta oggi la via Roma? Forse non è ciò che voleva essere nei piani dei progettisti e comunque oggi è stravolta dal punto di vista urbanistico e commerciale. Ci sarebbe molto da dire e da recriminare, i pareri sono discordi: è stato uno scempio o è da considerarla “un monumento” come qualcuno ha dichiarato? Se ne avete voglia, parliamone insieme, ma dopo aver dato un’occhiata a questo articolo: la via Roma ieri e oggi.

Saverio Schirò

Fonti:

  • M. T. Marsala, “La perfezione topografica” del piano regolatore di risanamento e di ampliamento della città di Palermo redatto dall’ingegnere Felice Giarrusso (1885 – 1894), in Storia dell’Urbanistica 1997 – i Piani regolatori, ed Kappa, Roma 1999
  • E. Sessa, Il rettifilo di via Roma, in G. Pirrone, Palermo, una capitale, dal Settecento al Liberty, Electa Milano 1989
  • La via Roma in wikipedia.org
  • A.Bertuglia, Il taglio di via Roma, Storia e prospettive, in ingpaonline.it
  • R. Ragonese, The Cutting of via Roma, il taglio di via Roma, Sellerio Editore, Palermo 2006.
  • Foto: Eselkarre (“carretto con asino”), fotografia delle edizioni Strumper & Co., Amburgo, 1901.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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