Perché chiamiamo i soldi picciuli?

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Tra i tanti termini per definire i soldi, in lingua siciliana, probabilmente il più comune è picciuli. Da dove deriva questo termine apparentemente inconsueto?

La risposta è presto detta.
Sin dalla fine del XV secolo, il Regno di Sicilia adottò una nuova monetazione, il cui pezzo di valore inferiore, si chiamava appunto picciolo, ed era equivalente ai nostri odierni centesimi. Queste monetine di rame erano largamente diffuse, per questo motivo sono diventate sinonimo di denaro, che era appunto l’altro termine usato per definirli.
Il termine viene da “piccolo”, nome diffuso soprattutto negli stati italiani sin dal medioevo per indicare le monete di valore più basso, contrariamente ai “grossi” con cui erano chiamate quelle più preziose.

valore dei soldi - un grano
Moneta di 1 grano del 1700 – ©palermoviva.it 2022

Ma quanto valeva 1 picciolo?

La monetazione dell’epoca non era divisa in centesimi, come oggi. Servivano 6 piccioli per fare 1 grano (da cui deriva il termine grana (plurale), anch’esso oggi utilizzato come sinonimo di denaro), 20 grani facevano 1 taro o tarì d’argento, 12 tarì costituivano 1 piastra.

Con l’avvicendarsi dei governi e delle dominazioni il valore delle monete cambiava leggermente, così come anche il nome di alcuni dei tagli più grandi.

picciuli
Riproduzione della moneta pìcciolo siciliano

Successivamente, in epoca borbonica, la moneta da 1 picciolo fu abolita a causa del suo scarso valore e la moneta base divenne quella da 3 piccioli, equivalente a ½ grano. Inoltre vennero introdotte altre monete dal valore superiore, tra cui l’oncia (o onza) una grossa moneta d’argento di 69 grammi, equivalente a 30 tarì o a 2 piastre e 1/2. In seguito vennero coniate anche le 2 once, una moneta d’oro di quasi 9 grammi.

Quindi in sostanza all’inizio dell’800 le monete in circolazione erano:

In rame – 3 piccioli, 1 grano, 2 grani, 5 e 10 grani (entrambi dal 1801)
In argento – 10 grani (fino al 1800), 20 grani (equivalenti ad 1 tarì), 2, 3, 4 e 6 tarì, 1 piastra e 1 oncia
In oro – 2 once/60 tarì (dal 1814).

Con la fusione tra il regno di Sicilia e quello di Napoli nel Regno delle Due Sicilie, la monetazione fu unificata. Sparirono i piccioli che furono rimpiazzati dai tornesi, rimasero invece i grani che soppiantarono anche l’uso dei tarì.
2 Tornesi equivalevano a 1 grano, ma mantenevano la loro denominazione fino ai 10 tornesi, ovvero fino alla coniazione in rame. Poi si passava all’argento, dunque direttamente a 10, 20, 60 e 120 grani (quest’ultima anche chiamata piastra).
Infine c’erano le monete d’oro, 3, 6, 15 e 30 ducati, con un ducato che aveva il valore nominale di 100 grani (sebbene non esistesse la moneta da 1 ducato, né quella da 100 grani).

Con l’Unità d’Italia questa monetazione fu rimpiazzata dalla lira, che ancora oggi ricordiamo e anche in Sicilia venne introdotta la più familiare divisione in centesimi che tutt’ora utilizziamo, tuttavia i picciuli continuano ad esistere nel nostro linguaggio comune, nonostante non siano più in uso da oltre due secoli.

A proposito di picciuli, leggi anche: Il valore dei soldi nella Palermo di un tempo

Fonti: Wikipedia.org – Piastra Siciliana

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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