La Baronessa di Carini

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Sacra Catholica Real Maestà, don Cesare Lanza, conte di Mussomeli, fa intendere a Vostra Maestà come essendo andato al castello di Carini a videre la baronessa di Carini, sua figlia, come era suo costume, trovò il barone di Carini, suo genero, molto alterato perché  avia trovato in mismo istante nella sua camera Lodovico Vernagallo suo innamorato con la detta baronessa, onde detto esponente mosso da iuxsto sdegno in compagnia di detto barone andorno e trovorno detti baronessa et suo amante nella ditta camera serrati insieme et cussì subito in quello stanti foro ambodoi ammazzati.
Don Cesare Lanza conte di Mussomeli”.
baronessa di cariniQuesto è quanto scrisse Cesare Lanza conte di Trabia al re di Spagna, Filippo II, per discolparsi del delitto della figlia Laura, si trattava di un delitto d’onore quindi che per la legge del tempo non era punibile.
Questa è anche la versione  che per un certo periodo fu riportata dagli “orbi”, cioè i cantastorie, così chiamati perché spesso erano ciechi, che andavano girando per tutta la Sicilia.
La storia poi scomparve dalle cronache ufficiali per ricomparire verso la metà del 1800, quando Salomone Marino, medico e antropologo palermitano, sentendone cantare alcuni versi alla propria madre, cominciò a fare ricerche per cercare di ricomporre la vicenda storica della baronessa di Carini, trovando quasi 400 varianti del poemetto dedicato alla triste vicenda.
Quando Laura Lanza sposò il barone di Carini, sottostando al volere del padre, aveva soltanto 14 anni. Il padre infatti aveva deciso di sposarla con uno degli eredi delle famiglie nobili più importanti di Sicilia, i La Grua. L’accordo era stato stipulato anni prima, quando ancora Laura, Vincenzo e Lodovico formavano un trio di compagni di studi, di giochi, di felici momenti. E così, sebbene Laura nutriva già una simpatia per Lodovico Vernagallo, rassegnata, si ritrovò sposata a Vincenzo La Grua-Talamanca, un matrimonio che dava prestigio sia ai Lanza per il titolo nobiliare, che ai La Grua per risollevare la baronia che in quegli anni subiva serie difficoltà economiche.
In un primo momento i due sposi andarono ad abitare a Palermo dove nacquero i primi due figli, una femmina e un maschio, in seguito si trasferirono a Carini dove nacquero altri sei figli.
Erede di un gran nome (per parte di madre poteva vantare addirittura sangue reale), il barone di Carini era però un uomo da poco, succube del suocero, privo di capacità e di iniziative, trascurava la giovane moglie dedicando il suo tempo alla cura delle sue proprietà.
Amici da sempre, le famiglie dei Lanza, La grua e Vernagallo, continuarono a frequentarsi, fino a quando Laura, delusa dalla sua vita matrimoniale, trovò l’amore in Ludovico, e ne divenne l’amante, una relazione che durò quattordici anni.
Fu nell’agosto del 1563 che la vita al castello venne stravolta tragicamente, morì infatti a 15 anni Pietro il figlio primogenito, e il fatto sconvolse il barone di Carini. Nemmeno quattro mesi dopo il 4 dicembre 1563 venne uccisa Laura.
Ma cosa centra la morte del figlio con l’uccisione della donna? Fra i due avvenimenti invece sembra esserci una connessione. Infatti altre verità sembrano aggiungersi alla versione più popolare, quella cioè che vedrebbe il marito sorprendere insieme la moglie e l’amante, e di Cesare Lanza il padre ucciderla per ripristinare l’onore di  famiglia. Vincenzo La Grua probabilmente sospettava che i figli nati da Laura dopo il trasferimento a Carini non erano figli suoi, la donna infatti aveva un amante fisso Lodovico Vernagallo appunto, così come lui aveva varie amanti.
Per evitare che l’eredità passasse a un figlio illegittimo l’unica soluzione complottata col suocero era quella di uccidere Laura, avvalendosi della legge dell’epoca che consentiva al padre di uccidere la figlia e l’amante se trovati in flagranza di adulterio. Dopo la morte della moglie  Vincenzo La Grua diseredò i figli e li affidò al suocero assassino poi si risposò subito dopo.
baronessa uccisaLa baronessa di Carini e il Vernagallo, vennero quindi uccisi insieme, come attesta l’atto di morte custodito nella Chiesa Madre di Carini, ma nessun funerale fu celebrato per i due amanti, e la notizia della loro morte, per paura o per rispetto, fu tenuta segreta.
A distanza di secoli però alcuni passi della vicenda non sono stati mai chiariti: il ruolo di Vincenzo La Grua nel delitto, forse scagionato dal suocero; la morte congiunta di Lodovico e Laura, che non sembra assolutamente certa, e persino la tomba della baronessa che la leggenda vuole in una cripta sotterranea della Chiesa di Carini, sembra non trovare conferma.
E proprio per tentare di dare una risposta alle tante domande rimaste sospese nel tempo, che nel 2010 il sindaco di Carini ha incaricato un team di criminologi di fama internazionale  l’ICAA (International Crime Analysis Association)  di riaprire ufficialmente il caso.
A indagini concluse però i dubbi non sembrano del tutto dissipati, e la tomba della sfortunata baronessa non è stata ancora ritrovata. Forse Laura Lanza è la bella dormiente scolpita nel marmo del sarcofago della chiesa di San Mamiliano, nel centro storico di Palermo? O forse invece no, che importa?! Laura e Lodovico sono rimasti insieme, vittime di un destino avverso, di un padre privo di scrupoli, malgrado un marito inetto, nonostante la morte….colpevoli solo di essersi amati!

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Maria Floriti
Donna eclettica e versatile, dai fornelli alle ricerche sulle storie e tradizioni più curiose della nostra città.

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