Sant’Onofrio “u pilusu”: il santo, la chiesa, la tradizione

Se sei una donna in cerca di marito oppure hai perso qualcosa di importante, potresti recarti nella chiesetta di Sant’Onofrio a Palermo e chiedere che il santo ti aiuti nella ricerca. Chissà che non funzioni anche con te!

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È curiosa questa tradizionale credenza che attribuisce a sant’Onofrio la capacità di fare trovare marito alle donne nubili. Bastava mettersi in ginocchio e recitare una preghiera per nove giorni consecutivi. Bisognava però avere introdotto una monetina in una fessura della porta: Sant ‘Nofriu pilusu, io vi pregu di ccà jusu: Vui sta grazia m’ati a fari: Io mi vogghiu maritari (Sant’Onofrio peloso, io vi prego da qua sotto, voi questa grazia mi dovete fare: io mi voglio sposare). Se la monetina cadeva dalla fessura prima dei nove giorni, la grazia sarebbe stata concessa, altrimenti bisognava aspettare l’anno successivo.

Ma chi era questo santo dall’aspetto così insolito?
E già, perché sant’Onofrio è rappresentato con una iconografia davvero poco attraente: un vecchio magrissimo, dalla pelle rinsecchita e scurissima e due occhi incavati dentro le orbite; il viso incorniciato da lunghissimi capelli bianchi e fluenti che si confondono con un’altrettanto lunga barba che ricopre il corpo nudo coperto da foglie; tra le mani protese tiene un voluminoso rosario.

La vita di sant’Onofrio

Di sant’Onofrio ci parla Pafnunzio, vescovo di una regione dell’antico Egitto nel IV secolo. Nel suo libro “La vita” racconta di come lui stesso, quando era ancora monaco si era recato alla ricerca degli anacoreti del deserto egiziano, quei religiosi che avevano abbandonato i monasteri per condurre una vita solitaria fatta di preghiera e contemplazione.
Durante il suo peregrinare ecco che fece l’incontro con quest’uomo dall’aspetto terribile per via dei lunghi capelli che coprivano il corpo completamente nudo a parte qualche foglia a mo’ di perizoma. L’eremita si chiamava Onofrio (colui che è sempre felice) e viveva nel deserto da più di 60 anni in assoluta solitudine, cibandosi solo di erbe e trovando riparo in una caverna.
La leggenda lo vuole figlio di un re persiano, ma accusato di essere nato da una relazione adulterina sarebbe stato segnato fin dall’infanzia, benché avesse superato la “prova del fuoco” come volevano le usanze medievali. Ancora giovane si ritirò in un convento di monaci nella regione della tebaide in Egitto. Più tardi, desideroso di una vita ancora più ascetica, abbandonò il convento per vivere da eremita nel deserto circostante dove trascorse il resto della sua vita in preghiera.
Onofrio, racconta Pafnunzio, trascorse la sua vita assistito e confortato da un angelo che provvedeva anche ad assicurargli la santa Comunione tutte le domeniche.
La “Vita” si conclude con la morte del santo l’11 giugno e Pafnunzio che si dedica alla sua sepoltura in un anfratto della grotta e poi si cura di diffondere l’esperienza vissuta con l’anacoreta.

Del libro di Pafnuzio sono conosciute diverse recensioni orientali, greca, copta, armena, araba. L’intento principale dell’autore del libro è il confronto tra vita monastica cenobitica e quella anacoretica nel deserto considerata uno stato di vita più perfetto.

L’iconografia di s. Onofrio lo presenta come un vecchio nudo, ricoperto dei soli capelli, con tanti particolari raccolti dalle varie narrazioni: il perizoma di foglie, il cammello, il teschio, la croce, l’ostia con il calice e ovviamente l’angelo. Al crescere della devozione Mariana, ecco spuntare un rosario tra le mani rivolte in alto in segno di invocazione.

Il culto di Sant’Onofrio a Palermo

La storia e il culto del santo si diffusero prima in Egitto e da lì a tutto l’Oriente greco fino a Roma dove esiste una chiesa a lui dedicata.
Come  il culto di Sant’Onofrio 
sia pervenuto a Palermo rimane alquanto incerto. Certamente le diverse dominazioni, arabo, bizantine avranno contribuito non poco se pensiamo che esiste una immagine del santo tra i mosaici del duomo di Monreale.

In ogni modo, nel XV secolo viene eretta una piccola cappella dedicata al santo nei pressi della riva del fiume Papireto, nel piano della Pannaria. Nel 1548, 58 o 68, secondo fonti diverse, alcuni onorati cittadini si riuniscono in congregazione intorno a questo santo fondando la Compagnia di Sant’Onofrio che secondo il Gaspare Palermo doveva essere composta da 72 membri, come i discepoli inviati da Gesù, e 12 sacerdoti in memoria degli apostoli.
E questi “onorati cittadini” dovevano essere davvero influenti se il 20 Luglio del 1650 con un atto pubblico il Senato palermitano sancisce l’ufficializzazione di Sant’Onofrio quale protettore della città  di Palermo. 

Da allora, nel giorno della festa ufficiale, che cade il 12 Giugno, si ripetono ogni anno le celebrazioni e le Messe solenni in suo onore. Fino al 1985 era raro che il simulacro del santo, ormai chiamato dai palermitani “Santu ‘Nofriu u pilusu”, venisse portato in processione per la vie del Capo. Da diversi anni, invece, la devozione verso il nostro santo è cresciuta e i confrati della Compagnia, con l’abitino bianco con bordi neri e galloni dorati, dopo la Messa e l’esposizione della reliquia per la venerazione e il bacio pubblico, trasportano la statua del Santo miracoloso lungo le vie del quartiere.

La chiesa di Sant’Onofrio

Scendendo dalla via Maqueda giù per via dei Giovenchi, si accede ad una lunga e stretta piazza: una volta piano Pannaria, oggi piazza sant’Onofrio. In fondo, sulla destra pochi gradini raccordano il piano col portale dell’Oratorio. Due colonne con capitelli corinzi delimitano l’ingresso. L’architrave sorregge un timpano triangolare con lunetta, mensolina e statuetta. Sopra due balconi con inferriate appaiono francamente fuori luogo. Al di sopra del cornicione un frontone con timpano spezzato e due finestre monofore adibite a celle campanarie, una croce in ferro battuto chiude la sommità.

Una volta dentro si entra in quello che era l’antico oratorio primitivo del XV secolo. Qui di notevole c’è la statua marmorea del santo, di scuola gaginesca. La particolarità è che questa statua una volta si trovava in una nicchia fuori dell’oratorio, dove si poteva godere il passaggio del fiume Papireto che da diversi canali si raccoglieva in un fosso basso del pavimento. Di tutto questo non c’è più nulla, ovviamente. Intanto perché l’oratorio, tra abbandoni e rivalutazioni è stato ampliato con l’attuale chiesetta, poi devastato dall’alluvione del febbraio del 1931 con l’acqua che è penetrata raggiungendo l’altezza di molti metri al suo interno.

In fondo, nella parte più antica, vi è l’altare in marmo policromo e dentro la nicchia, il simulacro di san’Onofrio. Realizzato nel 1603 da un palermitano di cui non si sa il vero nome e conosciuto come il Cieco di Palermo”, uno scultore ritenuto cieco dalla nascita, e già questo sembra davvero un miracolo!

La chiesa, dalla planimetria piuttosto semplice, fu costruita nel ‘700 sull’ala destra dell’antica cappella. Di notevole segnaliamo la pala dietro l’altare maggiore, opera di Giuseppe Salerno, conosciuto come “lo zoppo di Ganci”. L’opera, eseguita nel 1609,  raffigura sant’Onofrio quando nell’atto della morte, nudo sale al cielo, assistito da Pafnunzio e un coro di angeli.
Interessante anche un bancone per i superiori realizzato in noce e ciliegio nel 1617 da Giuseppe Calandra. Recentemente restaurato, si trova nella controfacciata e reca scolpito un episodio della vita del santo. 

Ebbene è tutto! Adesso non resta che andare a fare una visita alla chiesa e al suo santo con spirito di devozione e magari recitando sottovoce una delle preghiere tradizionali: se hai perso qualcosa o se sei donna e vuoi trovare l’amore!

Santu Nofriu pilusu
tuttu amabili e amurusu
pi li Vostri Santi pila
facitimi sta Grazia
diccà a stasira.
Santu Nofriu pilusu
lu me cori è tuttu cunfusu
pi li Vostri Santi pila
facitimi sta Grazia
diccà a stasira.
Santu Nofriu pilusu
misi un mauranu n’to pirtusu
pi li Vostri Santi pila
facitimi truvari chiddu ca pirdivi
diccà a stasira.
Sant’Onofrio peloso
tutto amabile e amoroso
per i vostri santi peli
fatemi questa grazia
da qui a stasera
Sant’Onofrio peloso
il mio cuore è tutto confuso
per i vostri santi peli
fatemi questa grazia
da qui a stasera
Sant’Onofrio peloso
ho messo la monetina nel buco
per i vostri santi peli
fatemi trovare quello che ho perso
da qui a stasera.


Saverio Schirò

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Saverio Schirò
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