Chiesa di Sant’Agata alla Guilla

La chiesa di Sant'Agata è una chiesa di Palermo, sita nella zona del quartiere Capo

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La Storia

Nel cuore della vecchia città, nascosta tra gli edifici fitti e modesti del popoloso quartiere del Capo, tra palazzi antichi e decaduti, in mezzo a “straduzze” serrate tra vecchi muri scrostati dove, a volte, è difficile anche per i palermitani internarsi, si trova un monumento quasi dimenticato dai palermitani; la medievale chiesa di “Sant’Agata alla Guilla”.

La chiesa sorge allo sbocco occidentale dell’antichissima “ruga Kes” (via del Celso) ad angolo con l’omonima piazzetta  del quartiere Capo, precisamente nella contrada denominata “Guilla”.
Incerta rimane l’origine di tale denominazione: due sono le ipotesi percorribili. Secondo alcuni il nome  potrebbe derivare dalla parola “Villa”, nel senso di giardino, dal giardino annesso alla casa dove Sant’Agata, secondo la tradizione, visse dopo essere fuggita da Catania per sfuggire alle voglie del proconsole romano Quinziano (253 d.C.). L’altra ipotesi, che sembrerebbe la più attendibile, fa derivare il termine Guilla dalla corruzione del toponimo arabo Wadi, che significa fiume, sorgente. Infatti nelle vicinanze dell’antica porta Sant’Agata che si apriva lungo le mura del Cassaro appellata dagli arabi “Bab-Schatagat”, una sorgiva, una delle tante della zona che originava dal fiume  Papireto, sgorgava così copiosa che gli arabi la chiamarono “al-wadi”.
Quale che sia l’origine, il toponimo, comunque è antichissimo, ricorre spesso nelle antiche cronache e, nella forma di “guidda”, risulta citato già in una pergamena del 1247.

La chiesa fu edificata in età normanna ma di quel periodo nulla o quasi è arrivato a noi, infatti la costruzione originaria, tra il XVI e il XVII sec. fu rinnovata, anzi riedificata dalle fondamenta, lasciando spazio ai nuovi gusti architettonici dell’epoca, acquisendo le forme che ancora oggi possiamo ammirare.
Nella seconda metà del XVI sec. vi aveva sede una confraternita formata da nobili cavalieri i quali, nel 1623, accolsero la confraternita dei SS. Quattro Coronati costituita da maestri muratori alla quale fu concessa la cappella intitolata alla SS. Annunziata.

Alla fine del seicento venne annesso all’edificio un conservatorio, istituito dai due religiosi Don Girolamo Quaranta e Giovanni Garzia, per ospitare le “Maddalene pentite”, ovvero donne di “cattivi costumi” tolte dalla strada, che vi si ritiravano sostenute dalle cospicue donazioni di generose nobildonne palermitane.
Il conservatorio nel giro di pochi anni fu ampiamente rimaneggiato e trasformato in monastero, grazie alla munificenza e allo slancio religioso di una pia donna, Isabella Maria Gómez  de Sandoval, duchessa d’Uzeda, consorte di  Juan Francisco Pacheco Téllez Girón, vicerè di Sicilia.
Queste donne vissero nel monastero in maniera devota, condussero un rigido tenore di vita e mantennero un comportamento così esemplare che gli permise di ottenere l’uso della vicina chiesa.
In questa chiesa si racconta di due prodigi avvenuti nel 1482: vuole la leggenda che un uomo infuriato per aver perduto al gioco una grossa somma di denaro, si scagliò contro un’immagine della Vergine delle Grazie che adorna la prima cappella di destra della chiesa e con gesto sacrilego colpì ripetutamente la sacra effige con un pugnale. L’immagine di Maria iniziò ad offuscarsi e dalle ferite inferte dal malfattore cominciarono a fuoriuscire rivoli di sangue. Scoperto lo scellerato misfatto l’autore, che non riuscì ad uscire dalla chiesa, fu arrestato e condannato alla forca, ma mentre i carnefici lo accompagnavano al patibolo un secondo prodigio si manifestò.
Dal muro di un edificio che stava di fronte alla chiesa si vide, tra l’indicibile stupore dei presenti, sporgere una pietra dove si decise di impiccare il reo.

L’esterno

La chiesa di Sant’Agata alla Guilla, probabilmente edificata sulle strutture di un edificio religioso preesistente, ha un’architettura semplice ed essenziale. La facciata, cui paramento murario è costituito da conci di pietra d’intaglio squadrati, è di stile Gotico-Catalano, sebbene con alcune innovazioni in senso rinascimentale.
Essa è caratterizzata da due elementi turriformi ai lati che presentano due belle finestre gotiche con archi aggettanti a tutto sesto sorretti da piedritti: lo stesso motivo architettonico si ripete sul lungo fronte laterale su via Sant’Agata alla Guilla dove si può ancora vedere un portale architravato oggi tamponato.
Al centro della facciata, sopra il timpano del portale principale, si trova un’ampia finestra chiusa da una tipica inferriata. Le due strutture laterali terminano con due loggette bipartite chiuse a capanna originariamente con funzione di campanili; oggi solo quella di destra è rimasta come campanile, l’altra è stata modificata e trasformata in un locale con due semplici finestre rettangolari.
Più tardo (fine seicento) e di notevole interesse, è l’elegante portale, opera di scuola gaginesca, inquadrato da due lesene e fiancheggiato da due colonne. La parte bassa delle colonne e l’architrave del  portale, mirabilmente intagliati a  motivi floreali, impreziosiscono l’intero prospetto e si fanno ammirare rispetto alla semplicità medievale della fabbrica.
Ai lati della porta principale si possono notare altre due porte, che probabilmente corrispondevano alle originarie navate laterali, anche queste tamponate.

L’interno

L’ingresso alla chiesa è  preceduto da una breve rampa di scale in pietra di Billiemi,  in quanto la chiesa si trova ad una quota maggiore rispetto alla strada.
Varcato il portone, addossata alla parete di controfacciata, troviamo una cantoria lignea di buona fattura sostenuta da due robuste colonne.
L’impianto, originariamente a triplice navata, negli ultimi decenni del XIX sec. fu soggetto a vistose manomissioni (già nel settecento erano state eseguite modifiche strutturali) per volontà delle suore Carmelitane Scalze a cui era stato affidato il complesso religioso. La chiesa fu pesantemente trasformata nella sua veste architettonica interna, sfigurata, snaturata dalla sua forma originale e ridotta ad un unica aula centrale, mentre le navate laterali furono adibiti a locali di servizio per le esigenze delle monache.
Nelle pareti dell’aula e nella volta sono ancora visibili pregevoli elementi decorativi, anche se gli stucchi di epoca barocca, commissionati alla fine del seicento dalla duchessa d’Uzeda, ormai si trovano in cattivo stato di conservazione.
L’aula si conclude con il presbiterio semicircolare sovrastato da un elegante cappellone. Esso è scandito da lesene con capitelli corinzi e arricchito da stucchi dorati anche questi, purtroppo, non in buone condizioni. Ai lati del presbiterio troviamo quattro cappelle, due per lato. In una di queste, la prima a destra, si conserva l’affresco quattrocentesco che raffigura la Madonna delle Grazie (quello dei prodigi) che mostra ancora i segni di quel sacrilego gesto. In un’altra cappella si trovava un pregevole simulacro marmoreo che raffigurava la santa titolare della chiesa.
Nell’ altare maggiore, adesso spoglio, un tempo faceva bella mostra di sé una venerata immagine della SS. Trinità con Sant’Agata e Santa Teresa.
La pavimentazione dell’aula risale ai primi decenni del ‘900.

Conclusioni

Negli anni passati la chiesa è stata abbandonata al proprio destino tra l’indifferenza di tutti, e a ciò bisogna aggiungere le inevitabili spoliazioni e furti di opere e degli arredi di maggior pregio. In questo periodo di decadenza il sacro edificio, fu oggetto di ruberie e atti vandalici messi in atto da furfanti che riuscivano ad intrufolarsi all’interno: mobili, quadri, pale di altare e preziosi elementi decorativi furono trafugati: fortunatamente alcune delle opere d’arte che conteneva, non molte a dire il vero, erano state trasferite presso il Museo Diocesano dove attualmente si conservano.

Raramente aperta al pubblico, ciò che oggi rimane di questa chiesa si può ammirare soltanto eccezionalmente, nel corso di eventi culturali occasionali.
La storia recente, non priva di lati oscuri, vede la chiesa, che attualmente appartiene al Comune di Palermo totalmente, come ho già detto, dimenticata e non c’e da stupirsi se addirittura nel marzo del 2014, all’interno del convento annesso alla chiesa, vi fu scoperta dai carabinieri una vera e propria piantagione di  “cannabis”.
L’incuria istituzionale e l’assenza di attenzione dimostrata dalle autorità per le sorti del monumento in questione appare palese e la mancanza di manutenzione ordinaria fa si che le sue condizioni, come si può ben comprendere, si aggravino in maniera continua di anno in anno.

Per concludere questa serie di considerazioni sulla chiesa di Sant’Agata alla Guilla, auspichiamo che l’amministrazione comunale possa considerare la possibilità di un recupero dell’edificio religioso, primo, per salvarlo da una imminente rovina, e poi, per dare il giusto risalto a un monumento di così rilevante importanza storico-artistica.

Nicola Stanzione

 

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

1 COMMENTO

  1. Molto competente e istruttivo: grazie per questo contributo all’autore dell’articolo. Speriamo che chi di dovere accolga il suo invito e si recuperi questa e altre opere d’arte dimenticate di questa bella città.

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