San Filippo Neri, compatrono di Palermo

San Filippo Neri fu compatrono di Palermo prima ancora della canonizzazione di Santa Rosalia

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Oggigiorno la notoria patrona principale di Palermo è Santa Rosalia, la quale nel XVII secolo sostituì le quattro precedenti Agata, Cristina, Ninfa, Oliva.
Il 23 febbraio 1643 il vicerè Don Juan Alfonso Henriquez de Cabrera proclamò l’Immacolata Concezione patrona principale di tutto il Regno di Sicilia, allora pure Palermo la avocò e tutt’oggi è onorata con la processione cittadina. Nella città eterna l’amministrazione capitolina tenne come unici patroni i santi apostoli Pietro e Paolo, facendo eccezione solamente per San Filippo Neri, “secondo apostolo di Roma”. A Palermo invece, particolarmente in epoca moderna, le pubbliche istituzioni panormitane vollero aggiungere al novero dei compatroni, gli innumerevoli santi che venivano canonizzati e in certo modo legati alla città, quanto meno per la presenza dei propri ordini religiosi.

Gli istituti operanti all’interno dello spazio urbano erano calati nel tessuto sociale della città, creando familiarità con i propri santi fondatori che venivano artisticamente rappresentati e venerati. Così la città di Palermo volle arricchirsi di un gran numero di compatroni principali e secondari, ciascuno dei quali vanta una propria storia. Tra i nuovi istituti nati dopo il Concilio di Trento, nel 1593 comparve a Palermo l’Oratorio di San Filippo Neri, non portato dall’esterno bensì sorto in modo autoctono da preti del posto.

Intanto essendo troppo palpabile il profitto, che la Città di Palermo ricavava dagli esercitii dell’Oratorio, & essendo già dall’Oracolo del Vaticano annoverato fra’ Santi il Beato Filippo Fondatore di esso, stimò quella grata, e nobil Città di eleggerlo per suo Padrone, e Protettore, acciò che servisse di perpetua testimonianza del suo grato animo quell’attione, & acciò che colla medesima impegnasse il Santo à continuare il di lui benigno patrocinio, del quale già ne haveano i suoi Cittadini sperimentato i pietosi effetti anco prima di esser eletto publico loro Avvocato. (Giovanni Marciano, “Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio”, tomo II, Napoli 1693, p. 401)

La prima comunità oratoriana dei primi sette padri, ricevuta la sanzione pontificia nel 1597, l’anno seguente intraprese la costruzione del sontuoso tempio di Sant’Ignazio all’Olivella, nel medesimo luogo in cui ebbe i natali la Santuzza patrona della città.
Nel 1604 si iniziò a celebrare all’interno della chiesa ancora incompleta, poi inaugurata nell’anno di canonizzazione del nuovo Apostolo di Roma.
Il 12 marzo 1622 a Roma il pontefice Gregorio XV canonizza San Filippo Neri, assieme ad altri quattro: San Isidoro Agricola, Santa Teresa d’Avila, San Francesco Saverio, Sant’Ignazio di Loyola. Al riguardo rimase memorabile la voce ironica corsa sulla bocca dei romani quel giorno: “quattro spagnuoli e un santo”! Le notizie all’epoca circolavano con tempi molto più lunghi che nell’era del digitale, impiegando due mesi per giungere da Roma a Palermo.

In quell’anno i figli di San Filippo promossero ovunque un tripudio festivo in onore del santo. A Palermo le funzioni religiose si svolsero alla presenza del Senato e della Corte, come descrive Francesco Baronio in De Maiestate Panoritana (libro III, pag. 38, “Sancti Philippi Nerei triunphus”). Le istituzioni parteciparono in via ufficiale alle cerimonie, volendo allora ascrivere Filippo Neri tra i celesti patroni della città, ordinando inoltre che ogni anno nella solennità del 26 maggio si portassero quattro torce di cera bianca ciascuno di due rotoli nella chiesa di S. Ignazio all’Olivella, per offrirli a nome di tutta la città. A questa pietà del Senato corrispose la fede del popolo che, con voto del 21 giugno 1622, si obbligò alla festività del 26 maggio. Infine nel 1687 per determinazione dell’Ecc.mo Don Francesco Bonavides Conte di S. Stefano, vicerè di Sicilia, si dichiarò questo giorno festivo. San Filippo Neri era così compatrono di Palermo prima ancora della canonizzazione di Santa Rosalia.

Non così tosto dunque giunse a 12.di Maggio del 1622 il felice avviso della sua canonizatione, che l’Illustrissimo Senato assistito da publici voti de’ Cittadini, l’implorò, e l’elesse per suo Padrone, sicome ne rende fedel testimonianza il publico istrumento celebrato à 21. Del seguente mese di Giugno dell’anno medesimo. Essendo egli il promo, che da quella religiosa Città fra’ Santi Fondatori, fosse letto per suo Protettore. Fù all’hora vicendevolmente per argomento di gratitudine da Padri dell’Oratorio mandata in dono a quel Senato una nobile, e divota immagine del Santo, la quale fu dal medesimo come uno de’ più pregiati ornamenti appesa nel Palagio Pretoriano. (Ibidem)

Trent’anni più tardi, nel 1652, lo stesso Senato scelse la chiesa dell’Olivella per tributare gli onori a Re Filippo IV di Spagna, «per farvi – come dice Giacinto Fortunio in Applausi di Palermo – le sacre cerimonie di rendimenti di grazie a S.D.M. e le solenni pompe dovute a sì glorioso trionfo». L’evento riuscì con notevole concorso del popolo, sia per il motivo di richiamo, ma anche per l’apprezzamento del luogo, attestato dal suddetto Baronio: «freguens in dies fit ad eam civium concursum… In summis et templi cultus et loci freguentia populus ad pietatem vel invitet vel vocat».
I palermitani si radunavano di buon grado nella chiesa degli oratoriani, perché era una casa del Signore che sorgeva in mezzo alle case del popolo, con preti secolari impegnati nella realtà del mondo, vicini alla gente. L’autore prima di descrivere l’apparato festivo allestito per celebrare il Re, elogia la chiesa dell’Olivella dicendo che sia «non solamente riguardevole fra tutte le altre della Sicilia, ma è un modello onde s’hanno estratto nobilissimi disegni d’altre chiese». La progettazione infatti, sulla spinta del Concilio tridentino, formulò idee nuove che videro impiegati i materiali di cave e torbiere nostrali, pur con l’arricchimento di maestranze estere per pitture e sculture.

Ai padri filippini fu pure affidata per lungo tempo la vicina “parrocchia senatoriale” (S. Antonio Abate), entro il cui territorio si trova il Palazzo di città.

Le pubbliche inziative celebrative sono variate nel corso del tempo. Dalle antiche macchine di giochi pirotecnici e drappeggi dentro e fuori la chiesa, alle targhe commemorative degli anniversari, i pellegrinaggi parrocchiali durante la novena, la peregrinatio reliquiae, la consueta e inveterata processione della statua lignea di Pippo Buono, o col busto di carta pesta, le Messe al Palazzo delle Aquile, la Messa coi bambini delle scuole e la “festa della gioia” in piazza, visita alle 7 chiese, concelebrazioni eucaristiche, concerti, musical e spettacoli a tema, rassegne di corali, giochi a Villa filippina, offerta del giglio, registro dei devoti, visite guidate, etc. I festeggiamenti in onore di San Filippo Neri nel 2018 hanno visto partecipe il primo cittadino Leoluca Orlando nello svelamento di una targa che intitola “Piazzetta San Filippo Neri”, l’angolo di Piazza Olivella antistante l’omonimo Oratorio. Fino ad allora i vigili del fuoco resero l’omaggio floreale al santo con la posa di una corona di fiori sulla statua posta nel prospetto frontale della chiesa.

Nell’Oratorio di San Filippo Neri si cura la vita spirituale a 360°, volendo includere la socialità e l’aspetto culturale, con le varie forme di espressione artistica e musicale. La trasposizione dell’umanesimo in ambito cristiano coinvolse nell’Oratorio i laici, dei quali Padre Filippo valorizzò il ruolo nella Chiesa. Il Santo della gioia cristiana ha fondato un’opera che ha raggiunto i palermitani grazie agli oratoriani, ancora oggi presenti all’Olivella. Ora dall’alto del cielo continua ad intercedere per la città che lo volle suo compatrono.

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Corrado Sedda
Corrado Sedda
Religioso della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri con sede nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella

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