Alfredo Salafia, il maestro dell’imbalsamazione

Il noto imbalsamatore palermitano, si è reso famoso per la sua eccezionale opera su numerosi personaggi illustri. Tuttavia il suo lavoro migliore è la piccola mummia di Rosalia Lombardo, conservata alle Catacombe dei Cappuccini di Palermo.

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Quando si parla di imbalsamazione nell’era moderna, non si può non citare il dottor Alfredo Salafia, scienziato palermitano che ne ha fatto una vera e propria arte, con tanto di riconoscimenti ottenuti a livello mondiale.

Il suo lavoro migliore? La mummia della piccola Rosalia Lombardo, conservata nelle Catacombe dei Cappuccini, a Palermo.

Chi era Alfredo Salafia

Alfredo Salafia

Nato a Palermo nel 1869 da una famiglia di commercianti (il padre vendeva strumenti e spartiti musicali), Alfredo Salafia sviluppò sin da giovane una passione singolare, ma non troppo rara per quel periodo. Iniziò a dedicarsi alla tassidermia, ovvero alle tecniche di imbalsamazione degli animali, poi esposti nei musei a scopo didattico o all’interno di abitazioni private sotto forma di elementi d’arredo e trofei di caccia.

Nel corso dei suoi studi ed esperimenti volti a migliorare il processo di conservazione dei corpi, riuscì ad ottimizzare la formula a base di vari composti chimici che veniva comunemente iniettata all’interno dei vasi sanguigni perché si diffondesse uniformemente nei tessuti e li preservasse dalla decomposizione.
Questa sua nuova formula segreta (non volle mai rivelarla pubblicamente nel corso della sua vita), risultò molto più efficace di quella utilizzata abitualmente in quegli anni, quindi, dopo una lunga serie di studi, nel 1900 Salafia ottenne il permesso di sperimentare il suo processo di imbalsamazione su cadaveri umani.
Il risultato fu sorprendente.

Ben presto lo scienziato divenne famoso nel suo campo. I corpi da lui trattati si conservavano di gran lunga meglio rispetto agli altri e il numero di famiglie disposte a pagare una cifra considerevole per la mummificazione dei loro cari defunti, aumentò a dismisura. Inoltre il metodo di Salafia comprendeva anche alcune pratiche di natura tanatoestetica, facendo in modo che i defunti apparissero come in un quieto stato di sonno.

La sua nuova e meritata fama gli fruttò il lavoro più prestigioso.

L’11 agosto 1901 l’ex Presidente del Consiglio, ministro e notissimo politico siciliano Francesco Crispi, morì a Napoli. Prima di essere portato a Palermo per i funerali, aveva subito un grossolano processo di imbalsamazione, che tuttavia non consentì alla salma di resistere a lungo sotto la calura estiva in un viaggio di oltre due giorni.

Il corpo arrivò in Sicilia in pessimo stato, quindi si decise di chiamare Salafia per cercare di porre rimedio.
Anche questa volta l’imbalsamatore fece un lavoro mirabile, che gli portò numerosi riconoscimenti e contribuì ad accrescere la sua ottima fama professionale.

Negli anni successivi molte figure di spicco, tra cui l’etnografo Giuseppe Pitrè, divennero clienti post-mortem del dottor Salafia (chiamato così nonostante non avesse mai conseguito la laurea in medicina).
Fu anche invitato a tenere prestigiose conferenze in giro per il mondo. Memorabile il suo intervento all’Eclectic Medical College di New York, dove fu accolto come un vero luminare. Qui impiantò anche una compagnia dal nome Salafia Permanent Method Embalming Co., che prevedeva anche una specie di promozione “soddisfatti o rimborsati”.

La formula segreta di Salafia

Fluidi per imbalsamazione – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=407548

Come detto, Salafia non rivelò mai i dettagli delle sua formula segreta. Anche nel suo famoso trattato, dal titolo “Nuovo metodo speciale per la conservazione del cadavere umano intero allo stato permanentemente fresco”, si fa riferimento al misterioso fluido, senza però rivelarne la composizione. È chiaro che rivelando i suoi metodi e la ricetta dei suoi composti, Salafia si sarebbe ritrovato improvvisamente una sterminata concorrenza, interessata ad accaparrarsi una fetta di quel florido mercato della morte.

Solo molti anni dopo si scoprì la composizione del suo miracoloso fluido. Si trattava di una precisa combinazione di glicerina, formalina al 40% satura di solfato di zinco con il 10% di cloruro di zinco secco e infine una soluzione a base alcolica satura di acido salicilico.

Questo speciale fluido, somministrato in un’unica iniezione attraverso un’arteria femorale, riusciva a diffondersi rapidamente in tutto il corpo, uccidendo funghi e batteri responsabili della decomposizione e preservando intatti tessuti e organi interni. Era un’autentica rivoluzione, il primo metodo di imbalsamazione moderna che non prevedeva l’utilizzo di sostanze altamente tossiche come arsenico e mercurio, molto pericolose anche per gli imbalsamatori che le utilizzavano.

L’opera infine era completata da delle iniezioni locali di paraffina disciolta in etere, con lo scopo di conferire al volto del defunto un aspetto permanentemente liscio e naturale.

La mummia della piccola Rosalia Lombardo

Nel dicembre 1920, Alfredo Salafia riceve la terribile chiamata di un suo amico, Mario Lombardo. La sua figlioletta Rosalia è appena morta di polmonite a soli due anni e vuole che il suo corpicino venga preservato incorrotto.
L’imbalsamatore accettò l’incarico, facendo forse il suo lavoro migliore. La piccola Rosalia sembra dormire, avvolta in una calda coperta con un fiocco ad acconciarle i capelli. Come se si fosse appisolata dopo un pomeriggio di giochi.

I genitori piansero la piccola nella loro casa per alcuni mesi, poi decisero di portarla alle Catacombe dei Cappuccini, dove fu accolta in via del tutto eccezionale, probabilmente grazie all’intercessione dello stesso Salafia. La struttura infatti non accettava più defunti da oltre 40 anni.

Oggi Rosalia Lombardo, nota anche come la mummia più bella del mondo, riposa ancora lì, sotto una teca di vetro ad atmosfera controllata, installata di recente per interrompere ogni minimo accenno di deterioramento del piccolo corpo imbalsamato.


Fonti:
V. Terribile Wiel Marin, C. Corrain, Pratiche imbalsamatorie in Europa, 1986

Dario Piombino-Mascali, Il Maestro del Sonno Eterno, Ed. La Zisa, 2009

Repubblica.it – Ecco la formula segreta del signore delle mummie, 2010

Greenme.it – La triste e straziante storia della “mummia più bella del mondo”

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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