Chi era Giuseppe Pitrè? L’uomo, il medico, il letterato

Giuseppe Pitrè, un palermitano "DOC": la sua storia, dall'infanzia al Borgo alla fama mondiale

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Chi era Giuseppe Pitrè?” Se lo chiedessimo in giro per Palermo, sono sicuro che quasi tutti ricorderebbero qualcosa di lui. Certamente il museo Pitrè, a lui intitolato, vicino alla Palazzina Cinese, e  qualche opera della sua vastissima produzione letteraria. Ma chi era l’uomo Giuseppe Pitrè?
Di questo non tutti sapranno e tuttavia la sua vita non è meno mirabile della sua opera: uomo illustre da meritare una via a lui intitolata e statue in città, eppure le sue origini furono modestissime. Per questo ci piace, perché si è fatto da sé, con le sue forze e il suo impegno, e pur essendo diventato medico, letterato e politico, rimase sempre umile e modesto, vicino alle persone più semplici della sua Palermo che visse e amò fino alla fine. 

Gli anni difficili della gioventù

Giuseppe Pitrè nacque a Palermo il 22 dicembre 1841 in via Collegio di Santa Maria nel quartiere popolare del Borgo. Famiglia di umili marinai la sua, il papà Salvatore era spesso imbarcato e la mamma, Maria Stabile era anche lei figlia di marinai. 

Il piccolo Giuseppe ebbe un’infanzia difficile: aveva appena 6 anni quando il padre morì di febbre gialla durante un viaggio in America e la madre si ritrovò in ristrettezze economiche. Probabilmente fu il nonno materno, Giuseppe Stabile, ad accogliere la figlia ed i nipoti dopo la morte del genero. Ad aiutarli un sacerdote, don Francesco Coniglio, amico di famiglia, come ricorderà lo stesso Pitrè. Fu certamente lui che favorì l’iscrizione di Giuseppe al collegio gesuita della città dove frequentò gli studi classici e, una volta diplomato, alla Regia facoltà di Medicina, dove si sarebbe laureato nel gennaio del 1865, a 24 anni.

Nel frattempo alcune cose erano accadute. Era il 1860 quando in Sicilia scoppiò la rivoluzione ed egli si arruolò nella marina di Garibaldi, dove rimase fino al 16 febbraio del ‘61, congedandosi da sottufficiale. Ma ancora prima, nel 1858, già appassionato alla Raccolta dei Proverbi toscani del Giusti, il giovanissimo Pitrè aveva cominciato a raccogliere proverbi e massime ispirandosi al linguaggio marinaresco siciliano così come aveva imparato a casa, specialmente dalla madre. Ecco cosa racconta lo stesso Pitrè di quegli anni:

“L’anno 1858 io ero in un istituto di istruzione e di educazione. Avevo appena diciassette anni e tra i pochi miei libri contavo la Raccolta dei proverbi toscani del Giusti.[…] E non passava giorno che io non vi studiassi sopra imparandone qualche pagina “. […]  Venne il 1860 e la mia raccoltina siciliana contava oltre un migliaio di proverbi, dettimi da persone di casa mia e particolarmente dalla mamma che in questa materia mi è stata consigliera e maestra”. Ed in altra occasione “La mia mamma era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”.

Il medico e il letterato

Durante le epidemie di colera del 1865 e del 1866, appena laureato, fu assegnato all’assistenza dei malati della Kalsa dove si distinse tanto da essere premiato con la medaglia di benemerenza per la salute pubblica.
Ma più che l’esercizio della medicina, il giovane Pitrè amava la letteratura e per questo accettò la cattedra al ginnasio Vittorio Emanuele di Palermo. Esperienza di breve durata: nel 1868, infatti, il Provveditore agli studi Girolamo Nisio lo fece dimettere “per inettitudine e condotta burlesca”! Non si capisce cosa possa significare questa accusa, ma tant’è.
Così, tagliato fuori dall’insegnamento, tornò alla professione medica che esercitò con dedizione per tutta la vita, dedicando alla ricerca sulla poesia popolare siciliana le ore notturne. Egli stesso racconta dell’abitudine di alzarsi prestissimo: “quando qualunque altro mortale si leva dal letto io ho già studiato quattro ore, le migliori della giornata, davvero molto ma molto faticata”. Alle sette del mattino era nella sua carrozzella, in giro per visitare gli ammalati, indipendentemente dalla loro condizione sociale. Non rinnegò mai le sue umili origini e nella gente del popolo rivedeva se stesso da ragazzino.

Questo costante contatto con i ceti popolari, gli fu di grande utilità per raccogliere dalla viva voce dei protagonisti, il loro mondo, le loro usanze, i loro costumi, che egli annotava insieme alle informazioni che gli giungevano da diversi corrispondenti in Sicilia.  Materiale che andava ad alimentare il corpus letterario che via via andava pubblicando e che lo avrebbe reso famoso.
Parallelamente a questo lavoro di raccolta locale, si confrontava con i metodi di ricerca del Continente, attraverso una serrata corrispondenza con importanti studiosi italiani ed europei. 

La famiglia: gioie e dolori

Nel 1877 sposò Francesca Vitrano dalla quale ebbe tre figli: Maria (1878), Rosina (1885) e Salvatore (1887).
Maria, nel 1904, si sposò con Antonio D’Alia, addetto consolare del Re d’Italia. Da quel matrimonio, il 29 gennaio 1905, nacque l’unica loro figlia Giuseppina, spentasi a Roma il 24 dicembre del 1977, e che dedicò l’intera sua esistenza alla memoria del nonno Pitrè e del padre.
Rosina sposò Enrico Bonanno, mentre Salvatore seguì le orme del padre studiando medicina. Non ebbe fortuna con i figli il Pitrè: Maria visse quasi sempre lontano dal padre seguendo il marito console in giro per il mondo; destino più doloroso fu quello di  Rosina e Salvatore che morirono prematuramente (Rosina nel terremoto di Messina del 1908 e Salvatore per un avvelenamento da cibo). Un dolore immenso che segnò gli ultimi anni di vita dello studioso. Straziante il ricordo della sciagura di Messina: “La catastrofe di Messina ti strappò al mio cuore, e tu sparisti per contendere alla morte la tua soave creaturina … Ignaro della tua sorte io ti attesi fra palpiti crudeli … Per sei giorni io corsi a tutti i piroscafi che giungevano nel nostro porto, a tutti i treni che entravano nella nostra stazione, ti cercai nei nostri ospedali; ti chiesi alla pietà degli amici
Al figlio Salvatore dedicherà l’ultima opera della sua “Biblioteca delle tradizioni popolari”, “La casa, la vita, la famiglia” ponendo una copia del volume sulla tomba di lui.

Prima l’incomprensione, poi la fama

Le disgrazie, che segnarono la vita del Pitrè tuttavia non lo fecero desistere dalle proprie fatiche, ma non fu facile. Per diversi anni il suo impegno letterario non fu accolto molto benevolmente, e la sua attività medica poco apprezzata. Tanto che a un certo punto la sua vita era tanto sdoppiata che qualcuno arrivava a chiedergli se fosse parente “dell’altro Pitrè” E lui dichiarava di non conoscerlo neppure!

Ma tra gli studiosi di folklore non poteva passare inosservato e ben presto si diffuse la sua fama nel Continente, in Europa e nel mondo. E con la fama arrivarono riconoscimenti ed onori: consigliere comunale di Palermo; segretario perpetuo della Reale Accademia di Scienze Mediche; presidente dell’Accademia delle Scienze, Lettere e d’Arti di Palermo, della Società Siciliana di Storia Patria; socio dell’Accademia della Crusca, rettore dell’Educatorio Maria Adelaide e altre cariche e onorificenze che gli furono attribuite da istituzioni culturali pubbliche e private in tutta Italia.

Nel 1910 gli veniva conferita la cattedra universitaria di “demopsicologia”, cioè la scienza che studia gli usi, i costumi e le credenze popolari, in una parola il folklore. Una materia nuova per la Regia Università, appositamente creata per lui, ma di fatto mai assimilata tanto da essere cancellata dopo la sua morte. 

Nel dicembre del 1914 per i meriti ottenuti, Pitrè veniva nominato Senatore del Regno e meno di un anno e mezzo dopo, il 9 aprile 1916 si spegneva nella sua casa a Palermo.  

L’opera di Giuseppe Pitrè

Giuseppe Pitrè

La maggior parte del materiale raccolto durante tutta la sua vita, Pitrè lo racchiuse nella sua enciclopedica Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, una collezione di 25 volumi che raccolgono quarant’anni di storia folkloristica: dai canti alle fiabe, dai proverbi alle credenze, dalla medicina popolare agli usi e costumi, in ogni ambito della vita quotidiana della popolazione siciliana. Ma tutto il corpus delle tradizioni popolari insieme ad opere di carattere più storico che disegnano nell’intimo le caratteristiche dell’anima siciliana comprendono almeno una cinquantina di volumi.
Le sue Opere sono state ristampate in numerose edizioni ed in diverse lingue e sono disponibili in formato digitale in diverse banche dati a libero accesso.

Il Museo Pitrè

Nel 1891, il Comune gli affidò l’incarico di allestire un padiglione sulla cultura popolare siciliana nel corso dell’Esposizione Industriale Italiana di Milano e dieci anni dopo, una raccolta più articolata durante l’Esposizione nazionale tenuta a Palermo nel 1891-92.
Con la collaborazione del collega Salomone Marino, questo materiale diventò una Mostra etnografica siciliana che diciotto anni dopo (1909) sarebbe diventata il Museo etnografico a lui intitolato e sistemato in un ex convento del centro storico.
Nel 1935, col Pitrè già morto da quasi 20 anni, Giuseppe Cocchiara curò l’allestimento del museo quando questo fu trasferito al parco della Favorita in una dépendance della palazzina Cinese, dove ancora ha la sua sede ⎆.

Saverio Schirò

Fonti:

  • Jole Li Puma, Giuseppe Pitrè in Il sedicesimo, Centro di Cultura Siciliana, Collana di diretta da Felice Cammarata, Palermo Primavera, 2016
  • P. Manzo, Storia e folklore nell’opera museografica di Giuseppe Pitrè, Edizioni di studi Atellani, Frattamaggiore (NA), 1999
  • G. Cocchiara, Pitrè la Sicilia e il Folklore, Editrice D’Anna, Messina-Firenze, 1951
  • Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 11 aprile 1916
  • Fabio Dei, Giuseppe Pitrè in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 84 (2015) in Treccani.it
  • Elenco delle Opere principali del Pitré in Wikipedia.org
  • Opere in formato digitale disponibili in Archive.org, LiberLiber, openMLOL, Horizons Unlimited srl,
  • immagini tratte da google foto Licenza Creative Commons

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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