Una gentildonna a Palazzo Abatellis

Un capolavoro dell'arte rinascimentale nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis

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Si trova al pianoterra del Palazzo Abatellis a Palermo, il busto di questa gentildonna. È stato realizzato in marmo dallo scultore della Dalmazia Franjo Vranjanin, più noto col nome italianizzato di Francesco Laurana, artista che visse per alcuni anni in Sicilia. L’opera sarebbe stata realizzata allʼincirca nel 1468 o nel 1488, probabilmente su commissione di un certo Carlo Luna d’Aragona, signore di Sciacca.

Il busto della gentildonna

Eleonora-D'Aragona.Colpisce immediatamente la finezza del ritratto femminile che possiamo ammirare in tutto il suo splendore. Il busto è a grandezza naturale, tagliato all’altezza del petto e mostra una donna dall’età indecifrabile: adolescente, secondo alcuni, giovane nobildonna secondo altri. La si può definire bella? Non serve, perché è l’insieme che emana una bellezza  rarefatta e levigata come il marmo lucido che la immortala in un sorriso enigmatico. Quel sorriso! Appare ora altero ora condiscendente a seconda del punto di vista dal quale si guarda.  Espressione che per certi aspetti ricorda la Gioconda di Leonardo, anche se la purezza delle forme e la costruzione geometrica sembrano rievocare i modelli di Piero della Francesca e ancor di più l’Annunziata di Antonello da Messina.
In ogni modo è del tutto personale la ricerca di una perfezione formale, espressa nella struttura ovoidale della testa e delle spalle, alla ricerca di un ideale della bellezza femminile secondo i parametri estetici del Rinascimento.
E rinascimentali sono l’acconciatura dei capelli raccolti in un velo che nasconde le orecchie e dà forma alla testa, e la scollatura che forma l’abito, tipico dell’abbigliamento del tempo. L’ovale del viso è esaltato dalla finezza dei lineamenti e dalle sopracciglia tratteggiate molto alte rispetto agli occhi, le cui palpebre semi-abbassate suggeriscono un’aria di distaccata nobiltà. Atteggiamento accentuato dalle labbra sottili appena atteggiate a un sorriso enigmatico. Il lungo e sottile collo sulle spalle morbide e ben disegnate completano la composta eleganza dell’opera d’arte.
L’opera s’inserisce nel contesto d’arte rinascimentale di cui lo scultore fa parte, sono evidenti l’influenza dell’opera pittorica di Antonello da Messina (che nel 1471 si
trovava a Noto come Laurana) ma anche di Piero della Francesca, in linea con la sua sintesi formale riconoscibile nella convessità della testa e l’impianto geometrico dell’insieme.
Un ritratto molto raffinato, indubbiamente, che eleva la bellezza della donna e dell’arte stessa verso una visione astratta, più ideale che reale, ma per questo sempre affascinante.

Chi è la gentildonna di palazzo Abatellis?

Il busto marmoreo è intitolato a Eleonora dʼAragona, nobile spagnola sposata con Guglielmo Peralta (Vicario nel regno di Sicilia) e morta nel 1405.  L’attribuzione è stata data perché l’opera è stata trovata sul cenotafio, cioè un monumento funebre senza effettiva sepoltura, a lei dedicato nel monastero di “Santa Maria del Bosco” di Calatamauro, nei pressi di Giuliana, fondato da questa principessa.

Tuttavia, per alcuni storici, l’attribuzione sarebbe da mettere in discussione in primo luogo per la distanza temporale tra la morte della donna e l’esecuzione dell’opera di commemorazione. Secondo questi, la nobildonna ritratta potrebbe essere un’altra Eleonora se non addirittura Isabella, figlia del re Alfonso II e principessa della casa d’Aragona regnante a Napoli. Ipotesi suggestive ma non abbastanza suffragate da prove robuste. Dopotutto il Laurana eseguì diversi busti (Beatrice d’Aragona, Isabella d’Aragona, Battista Sforza) opere che mostrano una certa somiglianza di stile, e più di tutte, quella conservata

Laurana-principessa.-Museo-del-Louvre
Laurana- Principessa-Museo-del-Louvre

nel Museo del Louvre a Parigi che ritrae un anonima principessa davvero somigliante alla nobildonna del Palazzo Abatellis, il che dimostra che si tratta probabilmente dello stesso soggetto ma certamente della stessa modella (ammesso che l’opera sia autografa!).
In questo caso, non sarebbe un problema la distanza storica tra la morte della principessa Eleonora e la realizzazione della sepoltura commemorativa: il Laurana avrebbe semplicemnte ritratto una modella del suo tempo, magari una giovane donna del popolo tanto bella, fiera o cara all’artista da essere elevata al rango di principessa, per lo meno per l’arte! Dopotutto del vero aspetto della contessa nulla si sa, pensate che non è mai stata trovata neppure la sua tomba!

Chi era Eleonora d’Aragona?

Eleonora d’Aragona era la nipote del re di Sicilia Federico III d’Aragona. Nacque intorno al 1346 da Giovanni, duca di Atene e fratello del re, e Cesarina Lancia. Circa a metà del 1360, nel castello di Pietrarossa (nella Contea di Caltanissetta), sposò Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta e Vicario del Regno di Sicilia. Dal loro matrimonio nacquero Nicola, Giovanni, Matteo, Margherita e una figlia di cui si ignora il nome.
Eleonora portò in dote numerose proprietà: la contea di Caltanissetta, Calatafimi, Giuliana, Adragna, Comicchio, Contessa, Sambuca e Calatamauro, dove fondò e sostenne l’Abbazia di Santa Maria del Bosco.
La contessa morì a Giuliana nel 1405 a quasi 60 anni, lasciando a sorpresa come erede universale il prediletto nipote naturale Raimondetto Peralta.

Della sua tomba si persero le tracce, giacché secondo le volontà testamentarie sarebbe dovuta essere sepolta nel castello di Pietrarossa, accanto al marito: una traslazione di salma da Giuliana, piuttosto difficile per quell’epoca a detta degli studiosi di storia medievale. Il cenotafio fu costruito nell’Abbazia di Calatamauro vicino a Giuliana, che fu sempre caro alla Contessa, ovviamente senza la sua tomba.

Dov’è dunque sepolta la Contessa?
Una ipotesi suggestiva ha risvegliato l’interesse di studiosi di storia medievale e archeologi: nel 2004 nella cripta sotto l’altare maggiore della Badia Grande di Sciacca, ovvero la chiesa di Santa Maria dell’Itria, sono state rinvenute due tombe che potrebbero essere quella di Eleonora d’Aragona e del figlio Nicola. A quanto pare Nicola, morto nel 1399, sarebbe stato sepolto in questa chiesa (per quanto la sua tomba non sia stata mai ritrovata) insieme ad altri membri delle famiglie Peralta e Luna, ma se si dimostrasse che in una delle tue tombe giacciono anche le spoglie di Eleonora d’Aragona, allora sarebbe una scoperta che porterebbe luce a questo mistero lungo più di 600 anni.

Francesco Laurana

Nacque a La Vrana, vicino Zara, in Dalmazia (oggi Croazia) intorno 1430 e morì in Francia ad Avignone intorno al 1502. Si sa poco della sua formazione artistica, ma sappiamo del suo peregrinare tra Italia e Francia, fino in Sicilia.  Fu scultore e medaglista piuttosto talentuoso anche se non c’è consenso della effettiva paternità di molte opere a lui attribuite.
Sappiamo con una certa sicurezza di opere da lui eseguite durante la permanenza a Napoli, e che arrivò in Sicilia verso il 1467 per rimanervi fino al 1471. Inizialmente a Sciacca, su invito del conte Carlo De Luna d’Aragona, e in seguito a Palermo, dove lavorò insieme a  Pietro de Bonitate, con il quale realizzò la cappella Mastrantonio nella basilica di San Francesco d’Assisi.

Se in Francia fu prolifico nella realizzazioen di medaglie, in Sicilia ebbe diverse commissioni per eseguire simulacri della Madonna: nella Cattedrale di Palermo, la Madonna di Loreto nella Chiesa di San Domenico di Castelvetrano, Una Madonna della Neve nella chiesa del Crocifisso a Noto (unica opera autografa), nel Museo Regionale di Messina e nella chiesa  dell’Immacolata di Palazzolo Acreide.

Il Laurana nelle sue opere mostra di avere assimilato completamente lo spirito del Rinascimento italiano. Lo testimoniano le sue medaglie, le sua Madonne, ma ancor di più la serie di ritratti femminili in busto eseguiti in giro per la penisola dove la purezza formale incarna il senso della bellezza ideale di cui maestro e ispiratore eccelso fu sicuramente Piero della Francesca.

Saverio Schirò

Fonti:
– P. BLASONE, Cinque ritratti di donne a Palermo, in www.academia.edu
– R. MINNELLA, L’opera di Francesco Laurana: nuovi studi sulla scultura degli anni Settanta del XV secolo, Tesi di dottorato di ricerca, Unipa 2016
– A. SOLDANO, Una tomba svelerà il mistero di Eleonora d’ Aragona, in Archivio – Repubblica.it 2004
– Ritratto di Eleonora d’Aragona in Wikipedia.org
– Eleonora D’Aragona in Wikipedia.org
– Eleonora D’Aragona in Treccani.it
– Francesco Laurana in Wikipedia.it e Sapere.it

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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