Bernardo da Corleone: Il santo spadaccino

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Non tutti conoscono la singolare storia di san Bernardo da Corleone, che da giovane era considerato il miglior spadaccino della Sicilia e che tra l’altro aveva la fama di essere una “testa calda”, pronto a mettere mano alle armi alla prima occasione.

Poi, in seguito ad un duello, si rifugerà in un convento, dando inizio ad un percorso di conversione che lo avrebbe portato alla santità.

Scopriamo la sua storia.

La storia di Filippo Latini

Nato a Corleone nel 1605, il giovane Filippo Latini (questo era il suo vero nome), crebbe in una famiglia di pellettieri che sin da bambino gli trasmise gli insegnamenti religiosi e che aveva la pia fama di aiutare gli indigenti del paese con opere e donazioni.

Crescendo, Filippo manifestò sin da subito un carattere irruente e focoso, accompagnato da una prestanza fisica non comune. Come a tutti i giovani maschi corleonesi, le truppe spagnole di stanza in città, gli insegnarono l’uso della spada, arte che padroneggiò sempre con grande talento, tanto che presto gli fu affidato il ruolo di “sciurtiere”, una specie di guardiano pubblico che aveva la facoltà di girare armato per esercitare la giustizia e proteggere i cittadini.

Le sue gesta da “giustiziere” furono memorabili.

Una volta ad esempio salvò una giovane contadina dalle brutte intenzioni di due soldati, che l’avevano sorpresa da sola nei campi e che seppur in vantaggio numerico nulla poterono contro le sue grandi abilità di spadaccino.
Un’altra volta difese dei forestieri che stavano per essere rapinati da alcuni banditi, poi ancora salvò una sposina che era stata rapita da uno spasimante.

Insomma, nel giro di poco tempo le imprese del giovane Filippo divennero leggendarie, tanto che gli fecero guadagnare la fama di “Prima spada di Sicilia”, ovvero il miglior spadaccino dell’Isola. Tale titolo, seppur non ufficiale, portò con sé non pochi guai, visto che non mancarono i giovani spadaccini che spavaldamente giungevano a Corleone per “sfidare il campione”, cercando una scusa per attaccar briga.
In questa circostanza non era d’aiuto il carattere focoso di Filippo, che in un modo o nell’altro lo spingeva a raccogliere le provocazioni e mettere mano alla spada.

Così intorno al 1626 giunse in paese un giovane spadaccino palermitano, noto come Vinuiacitu (Vino e aceto) che approfittò di una discussione futile per sfidarlo a duello.
I due giovani combatterono con grande abilità, ma alla fine la tenzone fu vinta da Filippo, che ferì l’avversario alle dita della mano destra, impedendogli di proseguire nel combattimento.

Questa vittoria, ottenuta contro uno spadaccino abile, che godeva già di una certa fama a Palermo, accrebbe ulteriormente la sua leggenda, ma portò guai ancor più grossi.
Poco tempo dopo arrivò a Corleone un certo Vito Canino. Qualcuno dice che ambisse anche lui al titolo di “Prima spada”, ma qualcun altro sostiene che fosse un vero e proprio sicario, assoldato forse da Vinuiacitu per riparare all’onore ferito uccidendo il giovane corleonese.

Anche in questo caso il duello fu aspro e feroce. Iniziato nei pressi della bottega del corleonese, dove lo sfidante si era recato per provocarlo, lo scontro si protrasse a lungo, continuando poi per le strade e le piazze della città, sotto gli occhi curiosi dei cittadini.
Vito Canino lottava con slancio, cercando di affondare le stoccate e mirando spesso alla testa del suo avversario. Filippo si difendeva abilmente, respingendo gli attacchi e rispondendo con altrettanta veemenza.

Alla fine la lotta si concluse con la vittoria di quest’ultimo, che con la punta della spada trafisse un braccio dell’avversario. Ma il prezzo da pagare fu caro.

Le ferite di Vito Canino furono gravi, tanto da fargli perdere permanentemente l’uso dell’arto. Filippo si sentì in colpa per l’accaduto, non tanto per l’essersi difeso, ma più per aver raccolto le provocazioni e accettato il duello.

Per di più lo spettacolo attirò l’attenzione della giustizia che iniziò a ricercare Filippo per arrestarlo, in attesa di fare chiarezza sui fatti. Volendo sfuggire alla prigionia, il giovane si diede alla macchia per 3 anni, fino alla fine della questione giudiziaria conclusa con la sua assoluzione per legittima difesa.

La storia di Bernardo da Corleone

San Bernardo da Corleone

Al termine del processo, Filippo tornò brevemente a lavorare nella sua bottega, ma l’evento del duello lo aveva segnato profondamente e il rimorso lo spinse a cercare una vita di penitenza e raccoglimento.
Nel 1631 chiese ed ottenne di entrare nell’Ordine dei Cappuccini come novizio. Fu mandato nel convento di Caltanissetta e gli fu assegnato il nome fra Bernardo da Corleone.

La nuova vita di Bernardo trascorse alla ricerca della redenzione, in preghiera e semplicità, dedicandosi principalmente al lavoro nell’orto e in cucina.
Tuttavia non fu facile liberarsi del suo carattere focoso per vestire i panni dell’umile frate.
Si racconta che in più di un’occasione la rabbia lo portò a rispondere male ad un confratello o a un superiore, evento di cui si pentiva immediatamente, prostrandosi a chiedere perdono e auto-infliggendosi pesanti punizioni corporali, come ad esempio pugni e bruciature sulle labbra.
In più era spesso dedito a durissime penitenze e lunghi digiuni, seguendo un regime di massima austerità in ogni momento della sua giornata.

Era considerato un saggio ispirato da Dio. Ovunque si trovasse attirava molti fedeli e confrati, che andavano da lui per chiedere consiglio o conforto.
Nella sua vita girò diversi conventi, fino ad approdare a Palermo, dove morì il 12 gennaio 1667.
Alla sua morte era già considerato un santo in terra. Una grande folla di religiosi, nobili e comuni cittadini scortò il suo feretro dal luogo della sua morte, l’infermeria dei cappuccini, al convento.
Durante la veglia fu necessario cambiargli il saio ben 9 volte, visto che molti dei fedeli accorsi ne tagliavano via un pezzo da custodire come reliquia, riducendolo di fatto a brandelli.

Il processo di canonizzazione iniziò nel 1673, ma fu beatificato quasi un secolo dopo, nel 1768. Infine sarà addirittura Giovanni Paolo II a dichiararlo santo, nel recente 2001.

I miracoli di San Bernardo

Sono molti gli avvenimenti miracolosi che sono attribuiti a Bernardo da Corleone, sia in vita che dopo la morte.

Si racconta che Gesù gli sia apparso in diverse circostanze per aiutarlo nei momenti di difficoltà, ad esempio durante un lunghissimo digiuno, in occasione del quale gli diede un pezzo di pane imbevuto del suo sangue, che oltre ad avere un sapore paradisiaco, lo aiutò a non patire la fame per giorni e giorni.

Si dice anche che una volta sia guarito all’improvviso e miracolosamente da una grave malattia che stava funestando il suo convento. In quel caso il miracolo sarebbe avvenuto tramite una statuetta di San Francesco, alla quale rivolse la preghiera di poter sopravvivere per prendersi cura dei confratelli ammalati.

Più di una volta mostrò di avere il dono della predizione. Incontrato un giovane sconosciuto nei pressi del convento, lo rimproverò aspramente, dicendogli che la vera forza sta nel perdono e che la vendetta porta all’inferno. Il ragazzo, che stava effettivamente covando propositi di vendetta, si sentì toccato dall’ammonizione e fece pace con il suo nemico.
Un’altra volta fu mandato a parlare con una giovane novizia che stava meditando di abbandonare l’abito perché non sentiva più la vocazione. Fra Bernardo le disse che il suo scopo era servire Gesù e che se non l’avesse fatto presto si sarebbe sposata e sarebbe morta durante il parto.
La giovane non l’ascoltò e la profezia si avverò esattamente come aveva detto il religioso.

Infine, si racconta che a 15 giorni dalla sua morte sia apparso ad un confratello, esultando per aver conquistato il paradiso e gloriando gli anni di penitenze e sofferenza che aveva patito in vita, che alla fine gli avevano fatto guadagnare la beatitudine.

E questa è la storia di san Bernardo da Corleone, che da valente spadaccino finì col dedicare la sua intera vita a Dio, conquistandosi infine un posto tra i santi.
Secondo alcuni, la storia di san Bernardo avrebbe ispirato Alessandro Manzoni per il personaggio di fra Cristoforo, nei Promessi Sposi.

Fonti: Wikipedia.org – Bernardo da Corleone
La storia di San Bernardo da Corleone – Sanbernardodacorleone.org
San Bernardo da Corleone – Vatican.va

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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