Dietro l’asse dei palazzi nobiliari che si affacciano sul Cassaro alto, raggiungibile da uno dei vicoletti di fronte al Piano della Cattedrale di Palermo, sorge un edificio che nel Seicento fu l’infermeria dei Cappuccini e convento dei Frati Minori Francescano che l’abitarono fino ai primi anni del 1800.
Percorriamone questa storia di assistenza agli ammalati, prodigata con amorevolezza e compassione.
I “Cappuccini” a Palermo
I “frati minori di vita eremitica” chiamati in seguito “Cappuccini” come soprannome attribuito loro dal popolo per via del cappuccio, furono una derivazione dei frati minori francescani che si organizzò verso il 1525, quando alcuni di essi chiesero di vivere il Vangelo in maniera più radicale, in linea con l’originaria Regola di san Francesco, ormai piuttosto trascurata nei costumi.

L’iniziativa nacque originariamente nelle Marche e in Calabria, ma grazie alla simpatia del popolo per questi fraticelli che abbracciavano una vita così povera e semplice, il nuovo ramo francescano si sviluppò piuttosto velocemente.
Già nel 1533 giunsero in Sicilia fondando i primi conventi nel messinese e a Castronovo di Sicilia: il primo convento cappuccino del palermitano.
Nello stesso anno, i padri Cappuccini giunsero a Palermo, ed ottennero dal Senato una piccola area fuori le mura dove esisteva una cappella normanna dedicata a Santa Maria della Pace e lì si insediarono. Nel giro di pochi anni, crebbero di numero e fecero costruire il loro convento, con annesso un cimitero e le Catacombe dei cappuccini che secoli dopo sarebbero diventate famose.
Nascita dell’infermeria dei Cappuccini
Tra le varie attività di cui i fraticelli si occupavano, l’assistenza ai malati aveva un ruolo primario e nei primi anni del Seicento, nel 1603 chiesero ed ottennero la gestione dell’infermeria dell’Ospedale Grande che, accorpati gli ospedali minori, da quasi due secoli aveva sede all’interno di Palazzo Sclafani.
Questa infermeria si affacciava nell’odierna piazza Pietro Novelli, ma a quel tempo si chiamava via dell’Ospedale, e risultò un luogo ideale, per la vicinanza dell’Ospedale Grande: fu adibito principalmente per il ricovero di frati e altre “persone importanti” che richiedevano un’assistenza speciale.
Ma alcuni anni dopo, i locali divennero insufficienti per cui si rese necessario trovare una nuova collocazione. L’opportunità avvenne verso il 1620 grazie ad una cospicua donazione fatta da un certo Fabrizio Capasso. I frati Cappuccini decisero di spostare la loro sede in un nuovo edificio appositamente costruito, sempre nelle vicinanze della principale struttura ospedaliera della città.
L’opera fu compiuta nel 1622, quando Marco Mancini, barone dell’Ogliastro, acquistò alcune case retrostanti l’Ospedale Grande e le fece demolire costruendo a sue spese la nuova infermeria, che fu totalmente affidata ai Cappuccini in cambio del diritto di abitarvi e di essere assistito per tutta la sua vita: insomma, invece di scegliere un ricovero, il barone ne fece costruire uno appositamente!

L’infermeria e l’Ospedale furono collegati da un sovrappassaggio sorretto da archi (di cui rimangono le vestigia in via Matteo Scalfani) e le due strutture iniziarono una lunga collaborazione che culminò nel 1627, quando l’intera gestione del complesso ospedaliero fu affidata all’ordine religioso. L’infermeria divenne un convento vero e proprio coprendo l’intero isolato. Con un impianto a croce latina, comprendeva le stanze per l’assistenza gli ammalati, le celle per i frati e un chiostro.
La fine dell’Infermeria dei Cappuccini
Questa gestione, a quanto pare positiva, durò sino al 1809 quando, per motivi presumibilmente politici, i Cappuccini furono dispensati dal loro compito, mantenendo solo il possesso del convento e dell’infermeria. Nel 1850, anche l’Ospedale Grande sarebbe stato trasferito nella casa dei Gesuiti a San Francesco Saverio e il Palazzo Sclafani trasformato in una caserma borbonica.
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866 l’infermeria fu chiusa, salvo poi essere riacquistata, in gran segreto, dai pochi frati Cappuccini rimasti in città. Fu utilizzata ancora per qualche anno, soprattutto grazie alla farmacia che si sviluppò al suo interno, mentre il convento fu destinato a Collegio per i missionari.
Nel 1943 i bombardamenti danneggiarono gravemente l’infermeria dei Cappuccini, e quando fu ricostruita pochi anni dopo, fu adibita a casa di riposo per anziani, fino alla sua chiusura definitiva insieme all’antica farmacia.
Oggi, dopo una ristrutturazione, il complesso è diventato la “Casa San Francesco” un centro sociale che offre numerosi servizi.
Samuele Schirò