Le nobili monache spendaccione

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

badessa monacaNella Palermo antica, come in molte altre parti d’Italia, vi era l’usanza di instradare alla vita monacale i figli non primogeniti degli aristocratici. Questa usanza era in voga per diversi motivi, principalmente economici. Innanzitutto dividere un patrimonio familiare tra due o più figli significava indebolire la ricchezza ed il potere della famiglia, in secondo luogo, nel caso di figlie femmine, concedere più di una dote nuziale sarebbe risultato gravoso anche per le tasche dei casati più facoltosi.

Per quanto impopolare tra i figli dei nobili, questo era l’uso del tempo, e diede come risultato la fondazione di molti conventi in tutta la città. Ma per quanto monaca, ad una giovane aristocratica venivano concessi svariati privilegi, tra cui quello di avere una o due cameriere, un vitalizio da parte delle famiglia (che però veniva elargito alla madre superiora) ed un confessore personale, che aveva il compito di dedicarsi esclusivamente alla sfera spirituale della nobile monaca. Quest’ultima figura era particolarmente ben vista dalle giovani monache, che erano solite usare il loro vitalizio per fare, ai loro confessori, costosi e frequenti regali. Così, oltre ai dolci tradizionali per le feste (Pupi cu l’ova, mustazzoli e biscotti di S. Martino), tali preti godevano anche di conserve, pasticcini, fazzoletti di seta ed oggetti di argento. Bisognava insomma assicurarsi che la regalia fosse molto gradita, e le servitrici che avevano il compito di procurarsi e recapitare il dono, dovevano poi tornare al convento e riferire minuziosamente la reazione dei beneficiari.
Tuttavia, dato il gran numero di monache (a volte anche più di una per famiglia), gli aristocratici palermitani si rivolsero all’arcivescovo Cusani (che era anche viceré e Capitano generale del Regno) per lamentare le ingenti somme di denaro spese dalle loro figlie per fare regali, fino a fargli emettere, nel 1755, un editto che vietava alle monache di elargire doni ed ai confessori di riceverli.
Ma le abitudini sono dure a morire, e il provvedimento fu puntualmente criticato ed eluso, tanto da costringere il re Ferdinando, pressato dalle lamentele dei nobili, ad “accollarsi” tutte le spese delle monache, che poterono così tornare a fare regali sotto il controllo del vescovo. Anche questo però durò poco ed il controllo dei superiori fu presto eluso, riportando presto la situazione allo stato iniziale.

Le “mani bucate” delle nobili suore, erano ben note alle badesse dei conventi, che talvolta cercavano di arginarle. Un esempio è recato da suor Emanuela Cordova, badessa di Santa Maria delle Vergini, che il 29 dicembre 1795, tre giorni prima della sua morte, rinunciò alla sua carica, per risparmiare al convento gli oneri di un lussuoso funerale. Tuttavia, per attaccamento alla loro reverenda madre, le monache respinsero le sue dimissioni e, alla sua morte, spesero la bellezza di 70 onze (un vero patrimonio per l’epoca), per organizzare un lussuoso funerale di tre giorni al quale presero parte le più alte cariche del clero siciliano, insomma uno sfarzo eccessivo per chi aveva vissuto un’intera vita in povertà.

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

Il Faro del Molo Nuovo di Palermo

Abbiamo già parlato del costosissimo Molo Nuovo costruito a Palermo verso il 1590, adesso non resta che completare il racconto con la storia del...

Sibilla di Acerra, la regina di Sicilia che sfidò l’imperatore Enrico VI

La regina Sibilla di Acerra, moglie del re di Sicilia Tancredi di Lecce, fu, a mio parere, una regina “intrigante” in almeno due dei...

Il mantello di Re Ruggero: da Palermo a Vienna

Chiunque osserva il mantello di Re Ruggero, può notare una strana curiosità: cosa ci fa l'iscrizione araba lungo tutto il bordo inferiore su un...

Il Real Teatro Umberto I: un bordello diventato teatro!

In un'antichissima strada dello storico quartiere della Kalsa, via Merlo, proprio di fronte alla chiesa di origine trecentesca di San Nicolò lo Reale (ricostruita...

Chi ricorda l’austerity a Palermo nel 1973?

Sono passati esattamente 50 anni dalla cosiddetta “austerity”, evento mondiale che coinvolse anche l’Italia compreso Palermo, e che cambiò radicalmente la vita quotidiana delle...

I misteriosi talismani della Palermo antica

Nella Palermo del fiorente Regno di Spagna e della temutissima Inquisizione, convivevano storie fatte di sfarzo, potere, progresso e superstizione. Di queste storie esistono...