Girando per il centro storico di Palermo, è facile incontrare vie, cortili o vicoli le cui targhe indicano uno degli antichi mestieri che si praticavano una volta in città. Alcuni di questi mestieri li conosciamo, altri si possono intuire dal nome, benché a volte siano “falsi amici” cioè sembrano indicare un mestiere invece si tratta di tutt’altro, altri ancora sono totalmente sconosciuti.
Abbiamo già parlato di alcuni di questi antichi mestieri che si praticavano a Palermo fino a 50 e più anni addietro: alcuni si sono trasformati, altri evoluti, mentre altri ancora sono scomparsi del tutto.
Alcuni sono rimasti lì, scritti nelle strade di Palermo a testimoniare un tempo passato, quando questi lavoratori tendevano ad unirsi in corporazioni con propri Statuti, privilegi e Capitoli, abitavano nella stessa strada o almeno nello stesso quartiere.
Si sostenevano a vicenda in caso di bisogno, a volte erano imparentati tra di loro o semplicemente si consideravano amici, tanto da coltivare anche le stesse devozioni affidandosi ad un santo Patrono nel cui nome si riunivano per pregare in oratorii o piccole chiese fatte costruire con i loro sacrifici.
Talvolta questi sodalizi erano talmente forti socialmente che l’Amministrazione cittadina affidava ad alcuni di essi la vigilanza della città, mentre non era raro che le rivolte del popolo palermitano fossero capeggiate o organizzate da una delle corporazioni.
Come tali, le corporazioni delle maestranze vennero abolite ufficialmente il 3 ottobre 1821 da Re Ferdinando di Borbone perché ritenute inutili, se non addirittura dannose per la stessa economia del Regno. E così, gli artigiani con i loro mestieri continuarono la loro opera e di alcuni di questi antichi mestieri è rimasto il ricordo nei toponimi delle strade di Palermo.
In questo elenco ne ricorderò alcuni, i più famosi e i più curiosi, ed ovviamente non sarà un elenco completo, e per questo mi aspetto la collaborazione di chi ama Palermo e vorrà condividere la sua conoscenza sull’argomento.
Antichi mestieri nella toponomastica di Palermo
Argentieri
Si tratta di una maestranza strettamente collegata a quella degli Orafi e insieme a questa istituita nel 1477. I maestri erano esperti nella realizzazione di opere d’arte per le chiese, stoviglie pregiate o altri monili per le classi nobiliari insieme a piccole sculture commissionate dal popolo minuto da usare come ex-voto.
Bambinai
La maestranza dei bambinai, conosciuti come bambiniddara, non erano i babysitter di una volta. Si trattava di artigiani che modellavano le statuette del bambino Gesù e altre immagini sacre, in cera.
Cafisari
Il cafisu siciliano era un recipiente metallico adoperato per misurare l’olio e anche una unità di misura. Dall’uso di questo recipiente, furono chiamati cafisari i commercianti che vendevano olio d’oliva all’ingrosso.
Calderai
I quararara, nome siciliano dei calderai, erano gli artigiani che fabbricavano pentole, tegami e altre stoviglie in metallo utilizzate per gli alimenti (quelli in rame venivano rivestiti di una lamina di stagno protettiva dai cosiddetti stagnatari). La maestranza dei calderai è ancora attiva nell’omonima via.
Caldomai
Non ci credereste, invece quello dei caldomai è la corporazione dei venditori di quarume, cioè le interiora di vitello particolarmente apprezzati nello street food palermitano.
Calzonai
I calzonai erano sarti specializzati nella confezione e riparazione di pantaloni. La stessa via per un periodo ebbe il nome di via dei cammisari (evidentemente cambiarono specializzazione!)
Candelai
I candelai erano maestri della cera che avevano botteghe dove fabbricavano le candele per uso domestico e votivo prima dell’avvento delle fabbriche di cera.
Carrettieri
I carrettieri non erano i conducenti dei carretti, ma coloro che li costruivano e fra di loro qualcuno doveva essere un vero artista considerando quelli decorati per le manifestazioni.
Cartari
Il nome deriva dai fabbricanti di carte da gioco, una attività piuttosto florida a quel tempo. I Cartari avevano le loro botteghe nella zona del Capo, ma dalla seconda metà del 700 si spostarono nel cosiddetto piano dei Cartari, vicino piazza Borsa. Oggi la via e l’arco dei Cartari ne testimoniano la presenza.
Chiavettieri
Anche a quel tempo dovevano esistere i ladri! per cui era necessario il mestiere di chiavettiere che si occupava di forgiare chiavi, serrature, chiavistelli e tutto quello che era necessario per sbarrare le porte.
Coltellieri
I Coltellieri erano quei fabbri specializzati nella realizzazione di coltelli, forbici e armi bianche. Alla stessa categoria appartenevano gli Spadari che forgiavano spade, mentre i foderi venivano cuciti nella “Contrada Vaginorum”, tutti nel quartiere della Porta dei Patitelli.
Cordaro
Non esisteva una via dedicata ai fabbricatori di corde di canapa, con il loro classico incedere in “retromarcia”. Ma giacché esiste un cortile dedicato a questo artigiano, evidentemente quello a cui è dedicata la via doveva essere uno particolarmente capace.
Corrieri
I corrieri erano praticamente gli attuali postini e la correria era il loro ufficio. La sede era nel Palazzo dei Marchese che da generazioni si erano occupati della corrispondenza del Regno.
Credenzieri
Questo è un falso amico, infatti i credenzieri non costruivano affatto credenze, ma erano dei particolari servitori delle famiglie nobili che dovevano assaggiare i cibi per assicurarsi che non fossero avvelenati. Una usanza “barbara” che probabilmente non si è esaurita in alcune culture!
Crocifissari
Oggi che i crocifissi sono così contestati questa maestranza andrebbe in crisi, ma a quel tempo era molto comune tenere in casa crocifissi scolpiti in osso di cui erano specialisti questi artigiani.
Frangiai
Chi esercitava questa professione non si limitava a filare frange di cotone o di seta per orlare scialli, mantelle o tendaggi, ma probabilmente forniva tutti i prodotti della merceria. Infatti, questa strada nel quartiere della Loggia un tempo si chiamava via dei filandieri e poi dei bottonai.
Lampionelli
Da non confondere con i Lampionai che erano coloro che avevano il compito di accendere e spegnere i lampioni nelle vie principali (ma non hanno una toponomastica dedicata), i Lampionelli erano fabbri specializzati nelle costruzioni di piccole lanterne (chiamate lampionelli) che si usavano per chi doveva uscire di notte e più tardi nelle abitazioni private
Lattarini
Oggi nella zona dei Lattarini si concentrano negozi che vendono abbigliamento casual, divise militari e altri abiti inusuali, ma non è a loro che si riferisce il toponimo. L’opinione più accreditata è che in questa strada vi si organizzava un mercato di droghieri dal nome arabo, Suk-el-Attarin, nome che si ritrova in diversi mercati di città musulmane.
Maccheronai
I maccheronai erano gli artigiani che preparavano la pasta confezionata secondo una forma ed essiccata all’aria, appesa nelle canne o sistemata nelle “maidde” (cassettoni in legno). Esistevano anche degli specialisti che erano in grado di preparare formati speciali come i Vermicellari.
Maestri d’acqua
Sono i moderni fontanieri (idraulici), ma in antichità non esistevano impianti idrici privati, infatti questa corporazione era aggregata a quella dei muratori. Poi quando si sviluppò il sistema delle torri d’acqua, la maestranza ebbe un ruolo specifico e così crebbe il suo prestigio.
Materassai
Come lo stesso nome indica, erano i fabbricanti di materassi. Inizialmente dovevano essere dei sacchi riempiti di paglia, baccelli di legumi e altro materiale relativamente morbido. Per i più ricchi, si passò alle piume e alla lana ed anche l’involucro divenne più curato attraverso l’uso di tessuti pregiati e decorati.
Musici
Ai musici è dedicata una via, o meglio la breve scalinata che da piazza Pretoria raggiunge il Cassaro (oggi il toponimo è stato assorbito dalla stessa piazza Pretoria). I musici erano strumentisti stipendiati dal Senato palermitano che li utilizzava per accompagnare i senatori ed i nobili durante le sfilate solenni in giro per la città, in occasione di feste civili o religiose. Da quella scala “calavano” cioè scendevano nel corso principale.
Nassaioli
La nassa è la cesta di vimini usata per pescare, ed i nassaioli erano coloro che le costruivano ma anche che le usavano, dunque questa corporazione era assimilata a quella dei pescatori.
Pirriaturi
I pirriaturi erano i cosiddetti tagliapietre, quegli operai che estraevano le pietre dalle cave (pirrere in siciliano). Un lavoro durissimo che non aveva una rinomanza particolare, anche se qualcuno di questi operai era piuttosto abile nello scolpire ed intagliare le pietre che ancora oggi troviamo nelle preziose decorazioni di Chiese e Palazzi nobiliari.
Sanguinazzai
Benché oggi non siano più comuni, una volta era tipico mangiare i sanguinacci, cioè le salsicce ripiene di sangue di maiale. I sanguinazzai erano solitamente i chianchieri (macellai, dal nome del tagliere realizzato con un ceppo d’albero chiamata in siciliano chianca) specializzati nella preparazione di questa specialità.
Schioppettieri
Erano gli artigiani che vendevano armi da fuoco. Si trattò in realtà di una evoluzione di questa maestranza, infatti anticamente la strada si chiamava un tempo via dei Balestrieri e poi degli Archibusieri: insomma sempre artigiani di armi.
Scopari
Le scope di una volta erano realizzate con la saggina (ddisa in siciliano), una erba particolarmente resistente che veniva seccata e poi legata e stretta in fasci ad un bastone. Esistevano scope più grezze, formate da rametti d’albero legati insieme ed adoperati prevalentemente per la pulizia delle pubbliche vie.
Sedie volanti
Il nome accende le fantasie di sedie che volano per magia o per qualche sciarra in famiglia (litigi piuttosto accesi). In realtà si trattava di mezzi di trasporto che qui, numerosi artigiani specializzati, realizzavano: appunto le sedie volanti, ovvero le portantine.
Seggettieri
I seggettieri erano coloro che portavano le sedie volanti, cioè le portantine, caricandole a spalla con le robuste assi di legno. Potevano essere alle dipendenze dei nobili, ma c’erano quelli che lavoravano in proprio trasportando i clienti per brevi tragitti in città, ovviamente a pagamento.
Zimmillari
Quello dei Zimmillari è un dei tanti antichi mestieri che nel tempo è andato perduto. Erano artigiani specializzati nella realizzazione di grandi ceste dette zimmili, fondamentali nell’antico sistema di trasporto delle merci, a dorso di mulo o sui carretti.
Zingari
La contrada degli zingari nel quartiere dell’Albergheria indicò per molti secoli una zona malfamata dove probabilmente si erano insediate colonie di zingari. Nel tempo queste comunità ormai integrate si specializzarono nei lavori in ferro e specialmente nella fattura di chiodi e catene.
Conclusione
Ovviamente esistevano tantissimi altri antichi mestieri che non sono ricordati nella toponomastica della città. Alcuni perché si trattava di lavoratori distribuiti in tutta la città, molte strade invece hanno cambiato nome perché quei mestieri sono cambiati o si sono estinti, come gli spadari che costruivano spade, gli stazzonari che facevano vasi e stoviglie di terracotta, i Zagarellai che confezionavano nastri di seta e, l’elenco sarebbe ancora lungo… magari per un altro articolo
Saverio Schirò
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