Quando ho sentito parlare del curioso fenomeno acustico della Fontana dei due Dragoni, non ci credevo ed ho voluto provare. Mi sono messo al limite del muro semicircolare, dando le spalle al mio interlocutore che stava nella parte opposta della cancellata. Lui ha cominciato a parlare in modo regolare e, pazzesco!, a me arrivava la sua voce chiara e limpida come se uscisse da un amplificatore!
Si tratta di un curioso fenomeno che gli abitanti della zona conoscono molto bene, tanto che è facile vedere ragazzi, appostati ai due lati della cancellata, che sembrano parlare da soli. Il fenomeno acustico certamente non è stato voluto ma si verifica per la particolare conformazione del muro che fa da cassa di risonanza, tuttavia è così particolare che invito a provarci se passate da quelle parti.
E nel frattempo potrete ammirare la suggestiva fontana dei due Dragoni.

Le cinque Fontane in Corso Calatafimi
La Fontana dei due Dragoni, situata in Corso Calatafimi a Palermo, è l’unica superstite delle cinque fontane che originariamente adornavano “u stratuni i Mezzomurriali“, lo stradone che collegava Palermo a Monreale.
Le fece costruire nel 1630 il viceré Francesco Fernandez, VII duca di Albuquerque, per il rinfresco dei carrettieri che ogni giorno facevano la spola tra Palermo e Monreale e dei palermitani che desideravano fare una passeggiata fuori le mura, oltre Porta Nuova. Una trentina di anni prima, per lo stesso motivo il Pretore Aleramo del Carretto aveva fatto piantare un doppio filare di pioppi lungo la strada.
Purtroppo quattro di queste fontane artistiche sono andate perdute: erano opere in marmo di billiemi di un certo pregio, disegnate dall’architetto del Senato Mariano Smiriglio e realizzate dallo scultore Nunzio La Mattina. Di qualcuna è rimasto il disegno, di altre, solo la descrizione o neppure quella!
La fontana colonna o di Santa Teresa era la prima che si incontrava: si trovava proprio nel “piano” di S. Teresa” (l’odierna piazza Indipendenza). Era così chiamata perché al centro della vasca ottagonale svettava una colonna che si concludeva in una torre quadrangolare. Alla base della colonna, quattro leoni emettevano l’acqua dalle fauci, mentre quattro zampilli fuoriuscivano dalle facciate della torre.
La seconda è l’unica che si è conservata: “La fontana dei due Dragoni“, o dei Mostri o “dell’Albergo” cosìchiamata perché sorge proprio di fronte al monumentale “Albergo dei Poveri“.
Più avanti, di fronte alla chiesa di Santa Maria della Vittoria dei Padri Minimi di San Francesco di Paola (l’odierna caserma Tukory) c’era la terza fontana: la fontana ad anfiteatro. Il Mongitore la descrive come una specie di anfiteatro con tre gradini che immettono nella vasca di marmo e intorno, in pietra d’intaglio, un comodo sedile con alta spalliera. Dal disegno eseguito dallo stesso Mongitore si nota come questa fontana doveva presentarsi con un apparato scenografico particolarmente caro alla cultura barocca dell’epoca con due conche ottagonali concentriche, con l’acqua che scendeva da una all’altra vasca attraverso una serie di piccoli canali.
Pare che entrambe queste vasche, una volta dismessa la fontana, siano state acquisite dal Salinas per arredare i due cortili all’interno dell’omonimo museo: una è la Fontana del Glauco, all’ingresso del Museo Salinas.
La quarta fontana era sul lato sinistro, all’incrocio con la “strada dei Cappuccini” (odierna via Pindemonte) ed era circondata da panche e alti alberi che donavano una fresca ombra ai viandanti.
La quinta ed ultima fontana, anch’essa a sinistra dello stradone, era chiamata “fontana della Scaffa” ed anche di questa non è rimasta alcuna traccia.
La storia della Fontana dei due Dragoni
La fontana dei due Dragoni si trova, oggi, accanto all’Educandato Maria Adelaide, ex Monastero della Congregazione di S. Francesco di Sales, contornata da un piccolo emiciclo in muratura. Tuttavia, non era questa la sua collocazione originaria, qui vi era probabilmente solo un sedile in marmo progettato dallo Smiriglio, mentre la fontana era collocata di fronte, come testimoniato dalle descrizioni di chi la vide, e confermata da una incisione di Francesco Cichè dei primi anni del 1700.
Ecco la descrizione che ne fa il Mongitore:
“Camminando dunque in detta strada ci viene da man destra altro ornato di marmo pardiglio, nel cui mezzo sorge una palla che manda l’acqua dalla punta in aria che poi ricade sul fonte e nelle due punte vi è messo due grandissimi serpenti, pure di marmo pardiglio che nel fonte dalla bocca non veleni ma dolcissima acqua mandano in questa forma. In faccia di questa fonte e dalla parte sinistra della strada v’è un sedile di pietra d’intaglio della istessa fatta che quello nella passata fonte.” (A. MONGITORE, Descrizione della strada di Monreale)
Dobbiamo ricordare che quando la vide il Mongitore, non esisteva ancora l’Albergo dei Poveri i cui lavori sarebbero iniziati nel 1746 e conclusi nel XIX secolo. Fu proprio durante il corso dei lavori dell’Albergo dei Poveri, che la Fontana dei Draghi venne collocata sul fronte opposto, in linea con l’ingresso dell’Albergo.
La fontana dei due Dragoni come appare oggi

La fontana è racchiusa tra due fronti retti in stile neoclassico, all’interno dei quali è compresa una esedra con due sedili in marmo. Anche esternamente, sui fronti retti erano collocati due sedili, oggi non più esistenti, mentre sono ancora visibili i vasotti sul lato sinistro, sopra il cornicione. Una cancellata con elementi lanceolati, sin dalla fine dell’800, racchiude l’emiciclo per proteggerla da manomissioni vandaliche.
La fontana vera e propria è realizzata in marmo di Billiemi, un materiale abbondantemente adoperato a Palermo sin da epoche antiche. Il complesso è composto da una vasca marmorea di forma ellittica ai cui lati, sopra due basamenti, poggiano due Draghi. Mostri mitologici con testa leonina e piccole ali aderenti al corpo squamato. Sul davanti, due zampe tozze e dietro, la coda attorcigliata come una conchiglia. La testa dei draghi è in posizione alzata e, dalle fauci aperte, tramite un cannello, sgorga un getto d’acqua che si riversa nella vasca.
Al centro, dalla sommità di una grande pigna poggiata su un basamento quadrangolare sorge uno zampillo d’acqua.
Simbolismo dei Dragoni

Perché i Dragoni? Non lo sappiamo con certezza. I draghi, simbolo di forza e potenza, rappresentano l’eterna lotta tra il bene e il male dal momento che in epoche diverse hanno assunto significati simbolici diversi. In epoca precristiana, avevano tendenzialmente significati positivi, come forza e saggezza, durante il Medioevo hanno rappresentato il male e le forze negative. La loro posizione opposta potrebbe dunque alludere al dualismo presente nella natura e nell’uomo stesso. Mentre la fontana, con il suo continuo fluire di acqua, simboleggerebbe la vita e la rinascita.
Valore storico e artistico
La Fontana dei due Dragoni è un importante esempio di arte barocca siciliana. Il suo valore storico è innegabile, essendo una delle poche testimonianze rimaste dell’antico splendore dello “stratuni di Mezzomorreale”. Inoltre, l’opera presenta un notevole pregio artistico, grazie alla maestria con cui lo Smiriglio ha immaginato lo scenario e La Mattina ha scolpito i draghi e gli altri dettagli della fontana.
Insomma, un importante tassello della storia e del patrimonio artistico di Palermo restituito alla città.
Saverio Schirò
Fonti:
- Rosario La duca, Le fontane di Palermo, a cura di F. Armetta, Sciascia Editore Caltanissetta-Roma 2018
- Gaetano Corselli d’Ondes, Lo stradone di Mezzomonreale e le sue fontane, in SalvarePalermo.it
- Alessandra Carrubba, Le vasche delle fontane del Museo Salinas: un caso di riuso funzionale, in SalvarePalermo.it, maggio 2017
- Antonio Muccioli, Le strade di Palermo, I vol. Newton Edizioni, Roma 1993
- Wikipedia – Fontana dei due Draghi: https://it.wikipedia.org/wiki/Fontana_dei_due_Draghi