Per una lettura “estetologica” dell‘Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo (metà sec. XVII), decorato magnificamente dal genio di Procopio Serpotta, fondamentali risultano i costanti riferimenti filosofici, oltre che spirituali-iconografici, presenti patentemente nel modellato delle plastiche sculture barocche che adornano la raccolta aula liturgica.
Gli apparati decorativi che sono stati realizzati per meglio condurre al nerbo del contesto precipuo e contingente i fruitori originari del luogo, nascono proprio a partire da una precisa committenza di matrice filosofica ed estetica: per “indicare” quelli che erano i dettami, gli ideali confraternali, suggellati e dichiarati a partire dal patronato scelto, di Santa Caterina d’Alessandria, patrona dei filosofi, convertitrice di filosofi pagani.

Durante il 1600 sino al 1700, l’oratorio ha con la città un legame stretto; nel contesto urbano del quartiere, nel suo percorso, era luogo deputato alla riunione di congreghe e confraternite, riunitesi sotto l’ala del culto cattolico, sotto un patronato, e avente importante funzione cittadina, sociale, di assistenza, di attività politica e/o religiosa. Avevano ruolo attivo nella vita della città, nella sua organizzazione politica nonché gerarchica.
Un oratorio barocco si configura quale centro ideale, culturale, immaginativo per un centro abitato, una città. Ragion per cui, analizzando l’Oratorio di Santa Caterina, la scelta dei “soggetti” decorativi non è casuale: vi sono alcune delle Sante Patrone di Palermo – Agata, Lucia, Ninfa e Rosalia nei pressi dell’arco trionfale -, le varie Allegorie risolte in diadi specularmente disposte – Astrologia e Dialettica, Etica e Fisica, Geografia e Geometria, Retorica e Teologia nelle nicchie a sinistra e a destra dell’aula liturgica -, le Quattro Virtù Cardinali – Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza sulla volta -, e infine sulla controfacciata le personificazioni di Sapienza e Scienza.
L’Oratorio è luogo di adunanza, scambio, ma anche di riflessione, meditazione: gli ammessi, dovevano sostare, meditando per discutere e prendere decisioni. Era luogo deputato alla speculazione, e anche all’espletamento di varie funzioni e azioni liturgiche e religiose. La
complessità decorativa dell’Oratorio è una ricchezza compositiva, contenutistica, simbolica di grande rilevanza culturale, storica ed artistica, e dal punto di vista iconografico e dal punto di vista iconologico.

D’altronde fra le numerose riflessioni da poter fare sul periodo barocco sta proprio quella sull’horror vacui, la tensione a colmare superfici, angoli, porzioni di elementi e dettagli, e dal punto di vista speculativo, filosofico, estetico e artistico ciò è costituito da profonde e diversificate motivazioni; non dipende semplicemente dal “gusto”.
Per fare una scansione contenutistica, l’Oratorio di Santa Caterina comprende tre livelli di lettura principali: quello dato dai dipinti, con scena di martirio della vita della Santa sapiente, e con altre scene agiografiche; gli affreschi della volta; l’apparato plastico serpottiano, il più imponente e forse centrale, insieme ai bassorilievi, alle statue, agli aggetti.
L’ Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo può a ragione essere considerato un luogo della sapienza, dove chi entrava era invitato, gradualmente, ad entrare nel vivo della speculazione filosofica squisitamente e trasversalmente intesa.
Ignazio Speciale