I crocifissi di frate Umile da Petralia

Opere che parlano al cuore del fedele con il linguaggio dell'arte che diventa spiritualità

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Quanti sono i crocifissi realizzati da frate Umile da Petralia sparsi nelle chiese della Sicilia, del sud Italia e perfino in Spagna? Assecondando l’idea “romantica” del suo primo biografo, sarebbero stati 33, esattamente quanto gli anni di Cristo, ma ad oggi, si possono attribuire al nostro frate – scultore, con un certo grado di sicurezza, solo poco più di una ventina, ma ognuno di essi è capace di veicolare una spiritualità che arriva dritta dritta al cuore.

Chi era frate Umile da Petralia

I crocifissi di frate Umile da Petralia - busto
Busto di frate Umile da Petralia

Giovanni Francesco Pintorno nacque a Petralia Soprana, tra i monti delle Madonie, probabilmente all’inizio del 1601, da Giovanni Tommaso Pintorno e Antonia Buongiorno. Era nono di sedici figli, tuttavia la sua famiglia non versava in cattive condizioni economiche. Il padre, originario di Geraci Siculo, era un “mastro del legno” in pratica, qualcosa in più di un falegname. Sappiamo di commissioni per lavori di intaglio e riparazione dell’organo della chiesa, che era anche in grado di accordare e suonare. Di opere scultoree vere e proprie non ci sono notizie documentate con sicurezza, ma è possibile che ne eseguisse per chiese minori. 

Quando morì il padre, Francesco doveva avere circa dodici anni e probabilmente era già a Palermo “a bottega” presso scultori del legno a perfezionarsi nel mestiere. In ogni modo, la gestione dell’attività di Petralia passò al figlio ventiseienne, Vincenzo che purtroppo non aveva lo stesso spirito del padre né il talento del fratello.

Non sappiamo con certezza quando Giovanni Francesco fece ritorno a Petralia, sappiamo però che nel giugno del 1623 era già considerato “maestro scultore del legno”, dal documento che attesta il pagamento di un onza e due tarì per l’esecuzione di un crocifisso in legno per la chiesa di S. Maria della Fontana a Petralia. Di questa opera prima non è rimasta traccia, ma la fama del giovane già si faceva strada: ma con un colpo di scena!

Nel novembre di quello stesso anno, Giovanni Francesco faceva domanda per essere accolto nei francescani riformati e, dopo un anno di noviziato, tornò a Petralia, nel convento di Santa Maria di Gesù, col nome di frate Umile.

Il Convento di Santa Maria di Gesù (oggi abbandonato) a Petralia

Una vocazione maturata negli anni di permanenza a Palermo, dove certamente frequentò i conventi di Santa Maria di Gesù e sant’Antonino, ma una scelta adulta dettata da una fede autentica. Non si è trattato, come spesso capitava, di “sistemare” un ragazzino per alleggerire la famiglia numerosa, no. Francesco aveva circa 22 anni quando scelse di lasciare il mondo, la famiglia, un’attività avviata per farsi un poverello di Cristo. Una scelta di umiltà, perché il giovane entrò come frate semplice, da illetterato, e tale rimase fino alla fine: frate Umile fu davvero un nome azzeccato e appropriato.

Nei nove anni che rimase nella sua città, si specializzò sempre più nell’arte della produzione di crocifissi in legno fino al 1632, quando volle trasferirsi nel convento di Sant’Antonino a Palermo. In breve tempo, il convento fuori porta divenne un’officina d’arte sacra che attirò numerosi allievi. Tra tutti, ricordiamo frate Innocenzo da Petralia Sottana che aveva una decina d’anni meno del maestro e con lui collaborò in alcune opere. 

Frate Umile rimase a Palermo per circa sette anni, visitando molti conventi in Sicilia e nel sud Italia per realizzare in loco i suoi crocifissi.

Nel gennaio del 1639 si ammalò gravemente e morì pochi giorni dopo, il 9 febbraio a sant’Antonino, dove fu sepolto.

L’arte di rappresentare il Gesù crocifisso

L’usanza di rappresentare il Cristo crocifisso si impose tardivamente nella cristianità. In principio si evitava per l’infamia di questo genere di supplizio e le poche croci non mostravano mai la figura di Gesù. Dal V secolo la figura del crocifisso cominciò a comparire, ma in una veste gloriosa, eretto e con gli occhi aperti: è crocifisso, ma è sempre il Signore “Lo vedo crocifisso e lo chiamo Re” affermava san Giovanni Crisostomo.

Dall’XI secolo, emerge una forte componente compassionevole nella cristianità e il corpo di Cristo nella croce mostra tutto il peso della sua sofferenza arcuandosi sotto lo spasmo del dolore mentre i suoi occhi si chiudono: è ormai un Cristo morto pur nella sua incorruttibile nobiltà.

L’arte del Seicento, impegnata nel trionfalismo della Controriforma cattolica, assunse il compito di diffondere le idee della chiesa in modo da raggiungere direttamente l’anima dei fedeli. Un’arte che doveva sedurre e commuovere, suscitare emozioni, pietà e devozione e quale immagine è più coinvolgente se non il Cristo crocifisso? Per questo, il Concilio di Trento (1545-1563) aveva raccomandato che la figura di Cristo venisse rappresentata “afflitta, sanguinante, trattato con disprezzo, con la pelle lacerata, ferita, deformata, pallida e sgradevole a vedersi“. 

Ecco il clima culturale in cui era immerso fra Umile di Petralia e l’animo col quale egli scolpì i suoi crocifissi.

I crocifissi di fra Umile da Petralia

Crocifisso della chiesa di san Papino a Milazzo

La fede personale e i dettati della Controriforma furono dunque le matrici che influenzarono profondamente la sua carriera. Infatti, frate Umile si distinse per la realizzazione di figure di Cristo in croce, realizzate in modo realistico e a grandezza naturale, proprio per rendere drammatico l’evento della crocifissione e coinvolgere emotivamente il fedele che si inginocchiava davanti al simulacro. 

Si è parlato a lungo dell’origine della sua ispirazione, dei tanti libri devozionali sull’argomento facilmente reperibili nelle biblioteche dei conventi che ebbe modo di frequentare. Ma non dobbiamo dimenticare che egli non sapeva leggere!
Certo, avrà assistito alle predicazioni dei confratelli, avrà sicuramente potuto vedere altre opere del genere nelle chiese palermitane, ma non basta. Opere di tale spessore emotivo non possono essere eseguite senza una “preparazione spirituale” fatta di preghiera e meditazioni personali, di silenzio e contemplazione del Mistero della croce, le stesse che furono probabilmente all’origine della sua vocazione.

E questo incrementa il valore delle sue opere: quello che vediamo scolpito nel legno rappresenta dunque quello che Umile viveva all’interno del proprio cuore. Il dolore partecipato per quell’Uomo che aveva donato la propria vita per la salvezza dell’umanità, ma che pur nella sofferenza non aveva perso la dignità del Dio incarnato. 

Ecco allora che nei crocifissi di frate Umile il dolore assume i toni drammatici del realismo della rappresentazione: ferite grondanti sangue; escoriazioni rese plausibili con artifizi tecnici che potessero simulare quello che accade in un corpo martoriato; e poi tumefazioni, segni del supplizio come le corde intorno ai polsi e alle caviglie e quella croce di spine acuminate che infieriscono, con una spina che trafigge il sopracciglio, quasi una firma del Pintorno.
L’uomo sulla croce è morto, per aderenza al Vangelo di Giovanni che sottolinea che il colpo di lancia trafigge il costato dopo la morte di Gesù, ma se si guarda da una certa prospettiva, alcuni crocifissi restituiscono un’espressione del Cristo che mostra una sorta di sorriso.

Scelta consapevole dell’autore? O come accade in certi casi, l’opera vive di vita propria e quello che esce dalle mani dell’artista supera le sue stesse intenzioni? Chi fa arte conosce questo fenomeno!

Quanti sono i crocifissi eseguiti da frate Umile da Petralia?

Una domanda senza risposta certa. Abbiamo già accennato che il suo primo biografo, Fra’ Pietro da Palermo, al secolo Pietro Tognoletto nel 1687 aveva assicurato che erano 33, come gli anni di Cristo, ma si capisce che è una forzatura.

Poi, considerando la fama che presto raggiunse il frate di Petralia, moltissimi crocifissi gli vennero attribuiti sulla base di documentazione insufficiente, tanto per il prestigio della chiesa. Aggiungiamo che a cominciare da fra Innocenzo da Petralia, furono molti i seguaci che eseguirono opere simili. Ora, escludendo lavori approssimativi, alcune opere hanno raggiunto buoni livelli, per cui è possibile dare loro una falsa attribuzione.

Che dire allora? Diciamo che per noi semplici fedeli non occorre nessuna firma, perché stare davanti ad un crocifisso implica una partecipazione emotiva che certamente le opere di Fra Umile sanno veicolare perfettamente. Non c’è una ragione specifica, non una capacità tecnica, ma solo quella spiritualità che solo l’arte autentica sa veicolare, e se è arte sacra, ancora di più!

Saverio Schirò

Crocifissi attribuiti con un certo grado di sicurezza a Fra Umile

Mistretta, chiesa di S. Maria di Gesù
Petralia, duomo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo (prima a S. Maria di Gesù- Petralia)
Cutro (Crotone), Chiesa del SS. Crocifisso
Randazzo (Catania), basilica di S. Maria
Mojo Alcantara (Messina) Parrocchia Santa Maria delle Grazie Santuario SS. Crocifisso
Milazzo (Messina), chiesa di S. Papino Martire
Ferla (Siracusa), chiesa di S. Maria di Gesù
Aidone (Enna), chiesa di S. Anna
Collesano (Palermo), chiesa di S. Maria di Gesù
Tortosa (Catalogna), chiesa del monastero della Puríssima Concepció Victòria (firmato e datato 1635) 
Polla (Salerno), santuario di S. Antonio di Polla (firmato e datato 1636)
Bisignano (Cosenza), santuario di S. Umile da Bisignano (firmato e datato 1636)
Caltavuturo (Palermo), chiesa di S. Maria di Gesù
Caltagirone (Catania), chiesa di S. Bonaventura
Campobello di Mazara (Trapani), chiesa di Maria SS. delle Grazie
Salemi (Trapani), chiesa di S. Maria degli Angeli
Chiaramonte Gulfi (Ragusa), chiesa di S. Maria di Gesù
Messina, chiesa di S. Maria di Portosalvo
Tindari (Messina), basilica-santuario di Maria Santissima
Nicosia (Enna), chiesa di S. Michele Arcangelo
Cerami (Enna), chiesa della Madonna del Carmelo
Palermo, chiesa di S. Antonino (ultima opera di Umile, incompiuta, colorata alcuni anni dopo da Innocenzo)

Di attribuzione incerta

Mussomeli (Caltanissetta), chiesa di S. Anna e Gioacchino
Piazza Armerina (Enna), chiesa di S. Pietro
Naro (Agrigento), chiesa di S. Maria di Gesù
Agrigento, santuario di S. Calogero;
San Fratello (Messina), chiesa di Maria SS. Assunta;
Palmi (Reggio Calabria), chiesa del SS. Crocifisso;
Bolognetta (Palermo), chiesa della Madonna del Carmelo.

Fonti

  • Giuseppe Fazio, Frate Umile da Petralia Soprana «Passionis Dominicæ ardentissimo» in academia.edu
  • Riccardo Martelli – Umile da Petralia in Dizionario Biografico degli Italiani in treccani.it
  • Fra Umile da Petralia in wikipedia.org
  • Pietro Tognoletto, Paradiso serafico del fertilissimo Regno di Sicilia…, Palermo 1667-1687
  • Roberta Cruciata, Crocifissi di frate Umile e frate Innocenzo tra la Spagna e Malta, in M. C. Di Natale ED., Opere d’Arte nelle chiese francescane, Conservazione, restauro e musealizzazione, Plumelia Edizioni, Palermo 2013
  • Immagine di copertina e del crocifisso di Milazzo by Effems via wikipedia.org CC BY-SA 4.0

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

4 COMMENTI

  1. Nel Santuario SS Crocifisso di Moio Alcantara abbiamo un bellissimo Crocifisso di Frate Umile che viene venerato l’ultima domenica di settembre. Posso postare una foto.

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