Il Castellaccio di Monreale, ovvero il Castello di San Benedetto

Un luogo incantato che ci parla della Sicilia medievale

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Sulla cima del monte Caputo, nei pressi di Monreale, si trova il Castello di S. Benedetto o il “Castellaccio“, come da molti conosciuto. Un antico monastero fortificato che ha l’aspetto di un castello all’esterno e che invece, al suo interno conserva ancora le fattezze di un vecchio convento.

Le origini del Castello sono piuttosto oscure

Sulla nascita e gli scopi della fondazione di questa struttura si hanno poche notizie e per giunta frammentarie.
Secondo le fonti storiche più accreditate, il Castello di San Benedetto dovrebbe risalire al XII secolo durante il governo di Guglielmo II che l’avrebbe fatto costruire a protezione del duomo di Monreale.

Le mura lato Ovest del Castello di San Benedetto
Le mura lato Ovest del Castello di San Benedetto

A favore di questa ipotesi sono la collocazione in un posto così strategico per vigilare nelle valli circostanti proprio al di sopra del prezioso duomo; la presenza di quattro grandi cisterne utili in caso di assedio da parte dei nemici; la presenza delle torri e lo spessore dei muri esterni, larghi fino ad 1 metro e 60.

Tuttavia la disposizione interna della costruzione, più che di un castello, ha tutte le caratteristiche di un monastero: chiesa, chiostro, cucine e servizi vari al piano terra sono segni inequivocabili.  

Secondo alcuni autori, per un certo periodo, il complesso potrebbe essere stato adibito ad infermeria per i monaci benedettini. Ma perché proprio in quel luogo così impervio? E soprattutto perché una struttura così grande?
In ogni modo, considerando la scarsità delle fonti scritte ed iconografiche, possiamo anche immaginare che nel corso della sua storia, il Castello di San Benedetto abbia cambiato la destinazione d’uso.

Abbiamo notizie del Castello che risalgono al 1370 quando Giovanni Chiaramonte, temendo che il sito venisse occupato dalla fazione nemica rappresentata dai Catalani, ordinò che fosse distrutto. Comando che evidentemente non andò a buon fine dal momento che una ventina d’anni dopo, i soldati di re Martino d’Aragona utilizzarono l’edificio come fortezza. Ma la sua attività era destinata a cessare.

Secondo il Mongitore, che poté visitare il castello nel 1740, già in stato di abbandono, è possibile che monaco o un converso dell’abbazia di San Martino lo avrebbe abitato fino alla fine del XVI secolo (1588 o 1589) anche se non si capisce a quale titolo e in quale forma. Dopo di allora il nulla, almeno fino al 1898 quando l’architetto Giuseppe Patricolo, che aveva già restaurato alcune delle più grandi opere della Sicilia normanna, ne curò il rinnovo, prima dell’acquisizione della struttura da parte del Club Alpino Siciliano, nel 1899.

Come era fatto il Castello di San Benedetto

Per risalire alla possibile conformazione di questo Castello-Monastero abbiamo a disposizione alcune piante disegnate a partire dal XVIII secolo fino all’ultima del Patricolo. Dalle rilevazioni effettuate si capisce come era suddiviso l’edificio durante il periodo in cui era adibito a monastero con i locali per la vita in comunità al piano terra e le celle nel piano elevato, andato completamente distrutto.

Pianta di G. Patricolo del castello di san Benedetto
da G. Patricolo, Il Castello di S. Benedetto chiamato Castellaccio sul Monte Caputo presso Monreale, Palermo 1897

La prima cosa che emerge guardando la pianta è la sua forma piuttosto anomala di quadrangolo irregolare con i lati lunghi che misurano 80 e 79 metri ed i lati corti di 30 e 28 metri. 
Ne vengono fuori la strana disposizione delle torri, quattro nel lato ovest e tre nel lato est, come quella del chiostro costruito come un parallelogramma in linea con le mura esterne. Certamente sembrano anomalie curiose se consideriamo la perfezione stilistica del duomo di Monreale! 
La conformazione del terreno potrebbe aver condizionato i progettisti del convento, ma è una motivazione sufficiente?

La struttura del Castello di San Benedetto 

L’edificio si erge proprio sulla cima del promontorio, con due porte principali nel lato nord, che servivano per accedere al monastero, ed una secondaria, che permetteva ai fedeli di accedere direttamente alla chiesa, senza violare la clausura del convento.

Come mostra il disegno, l’interno era suddiviso in numerosi locali a partire dai servizi che dovevano comprendere la sala capitolare, il refettorio, le cucine, i magazzini e le scale per accedere nel piano superiore.

Resti della chiesa all’interno del Castellaccio

Procedendo verso il lato sud, attraversati i resti di antichi locali (alcuni dei quali oggi restaurati) si entra nel chiostro quadrangolare immerso nel fresco di superstiti piante. Da qui, attraverso due porte si può accedere alla chiesa.
Al suo interno si riconosce facilmente l’impianto a tre navate che si concludevano nelle absidi di differente altezza. Gli spazi erano suddivisi da due file di otto colonne che probabilmente erano realizzate con mattoni. Della morfologia dei tetti con archi e volte probabilmente a crociera ne rimangono vaghi accenni.

Da una scala adiacente al chiostro si può accedere ad un piccolo terrazzo superiore dal quale osservare una visione dall’alto della chiesa e dei resti della mura, oltre che una prospettiva molto suggestiva delle valli intorno al monte.

Come raggiungere il castello di San Benedetto

Vale la pena visitare il Castello di San Benedetto? Certamente sì, ma non è facile per tutti. Infatti per raggiungere il sito occorre tenere presente che bisogna fare un tratto a piedi, seguendo il percorso principale la cui strada non è percorribile da tutti i mezzi; oppure dal versante a ovest salendo un’erta non proprio agevole.
Il percorso classico inizia da Portella San Martino (vedi su Google Maps) e sale per circa un Km superando un dislivello piuttosto ripido di circa 200m. Utile indossare scarpe adatte ad inerpicarsi sul percorso.

Chi fosse interessato farà bene a verificare attraverso i canali del CAS (Centro alpino Siciliano) che il sito sia aperto e infine che il clima meteorologico sia accettabile. 

Dopo la fatica, però, si rimane ripagati perché il luogo è molto suggestivo, ed magico verificare come la storia millenaria sia rimasta così cristallizzata in un monumento. E infine, ma non ultimo, per il fascino di vedere da vicino questo rudere che abbiamo sempre visto dal basso come una sentinella silenziosa e misteriosa.

Saverio Schirò

Recapiti del CAS (Club Alpino Siciliano): tel 091 581323 – Sito web clubalpinosiciliano.it – pagina facebook

video by Andrea Schimmenti

Foto di copertina: KSchreiberCC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

1 COMMENTO

  1. È sempre bello vederlo li, misterioso, mentre scruta Palermo dall’alto. Da piccola mi minacciavano di portarmi lì in collegio quando mi comportavo male.

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