La riserva di caccia del Re Nasone

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Ferdinando IV di BorboneI Borbone, si sa, nutrivano una speciale passione per la caccia, per la quale occupavano gran parte delle loro giornate. A tal proposito, non era raro che sotto il regno Borbonico si istituissero ampie zone dedicate alla caccia, per il divertimento del re e dei suoi ospiti.
Una zona particolare colpì l’attenzione del re Ferdinando IV, detto anche il Re Nasone, che volle farne la sua personale riserva. Si tratta del vasto bosco della Ficuzza.
A tal proposito, nel 1799, il sovrano convocò l’architetto palermitano Venanzio Marvuglia, affinché costruisse una dimora degna del suo illustre ospite, che fosse allo stesso tempo sobria ed elegante. Ne venne fuori la Real Casina di Caccia, progettata in stile tardo barocco, alla stregua di molte dimore nobiliari inglesi di quel tempo, con una struttura che ricorda molto la reggia di Caserta, con la differenza che, al posto del sontuoso giardino campano, nel retro di questa si apriva un bosco sterminato.
La struttura al suo interno presenta diversi saloni di rappresentanza, una cappella privata, stalle, magazzini e le camere da letto del re e del suo seguito. Purtroppo non si è conservata la mobilia, razziata in occasione delle rivolte ottocentesche dai cittadini di Ficuzza e dei paesi vicini. Nel 1820, oltre ad arazzi, mobiletti e quadri, furono trafugate anche le campane della chiesetta.
Anche il resto del secolo non fu generoso con l’antico splendore di questa struttura, nel 1831 l’avvento di re Ferdinando II riportò l’edificio nelle mani dei Borbone, ma prevalentemente per l’uso delle stalle. Successivamente anche la riserva subì dei rimaneggiamenti, quando parte del bosco fu abbattuta per creare nuovi latifondi, da concedere ai sostenitori della monarchia.

Pulpito del Re, FicuzzaDell’antica riserva rimane, all’interno del bosco, quello che ancora oggi viene chiamato Pulpito del Re, un grosso trono rudimentale ricavato da una roccia, su cui il re si sedeva per riposare talvolta, forse, continuando a cacciare gli animali che i servitori attiravano proprio sotto il suo formidabile “Nasone”.
Ma la caccia del re era tutt’altro che sconsiderata infatti, all’interno del bosco, nei pressi della peschiera, vi sono ancora i resti del complesso sistema di recinzioni adoperato dal sovrano, affinché alcune aree rimanessero incontaminate e consentissero il ripopolamento della fauna.

Samuele Schirò

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Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

1 COMMENTO

  1. Era IV a Napoli e III in Sicilia, poi quando unificò i due regni e creò il regno delle Due Sicilie (di fatto annettendo la Sicilia a Napoli) si intitolò I delle Due Sicilie.

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