L’Area archeologica di monte Jato: un pezzo di storia siciliana

Si trova in una zona impervia, sopra un monte che si eleva a 852 metri, sopra i due paesi di san Giuseppe Jato e san Cipirello, un luogo ricco di storia e di fascino 

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Avete mai sentito parlare dell’area archeologica di monte Jato? Dista appena una trentina di chilometri da Palermo. Trascurato per moltissimi anni, il sito immortala un pezzo di storia della Sicilia occidentale interrotta nel 1246, anno in cui l’imperatore Federico II distrusse la città che era diventata uno degli ultimi baluardi dei musulmani contro il dominio degli Svevi. 

Chi abitava in questa località? Un po’ di storia della città di “Iato”

Panoramica del monte JatoLa storia di questo luogo è davvero molto antica: più di duemila anni che hanno lasciato tracce ancora visibili nelle diverse stratificazioni conservate nel terreno.
Cominciamo dal luogo, una montagna che domina l’ampia vallata sottostante con il suo fiume Jato da cui probabilmente deriva il nome del luogo: Iaitas per i greci, Ietas per i latini e Giato nel periodo medievale. La cima del monte è un pianoro allungato sul quale si sviluppò la città, un posto ideale da difendere dominando le vallate che lo attorniano. 

I primissimi abitanti erano popolazioni indigene (elimi o sicani) che popolavano il luogo dai primi secoli del I° Millennio a.C. Pastori e contadini che conducevano una vita semplice di cui hanno lasciato pochissime tracce: cenni dei fondi delle capanne e frammenti di vasellame modellato a mano e decorata con semplici incisioni. 

La città viene edificata nel periodo greco quando, nel V o VI secolo a.C. compaiono abitanti di origine greca, che coabitano con gli indigeni già presenti. Venne costruita secondo i canoni dell’urbanistica e dell’architettura greca: con una strada principale lastricata che tagliava la città in senso Est-Ovest; gli edifici pubblici intorno alla piazza (agorà) e infine il quartiere residenziale dove non mancavano le case signorili. E per il diletto dei suoi abitanti, un magnifico teatro con vista sull’ampia vallata sottostante.

Dopo il periodo greco i margini della storia di Iato diventano sfocati. Le fonti documentarie attestano che dopo il periodo greco, la città passò sotto il dominio romano col beneplacito dei suoi abitanti. Un periodo particolarmente florido se alla fine del I° secolo a.C. “Ietas era annoverata tra le 45 città tributarie di Roma e uno dei cinquanta insediamenti urbani più importanti dell’isola” secondo lo storico romano Plinio il Vecchio.
Tuttavia, nonostante lo splendore di questo periodo, testimoniato dalle bellissime ceramiche romane e dalle anfore da trasporto che attestano il fiorente commercio con le popolazioni del Mediterraneo, l’attività edilizia sembra fermarsi ed anzi le costruzioni esistenti andare in rovina.
Il luogo pare scomparire dalla storia dopo l’incursione dei Vandali alla metà del V secolo d.C. e per tutto il periodo bizantino (di cui sono rimaste a testimonianza solo alcune monete con le effigi degli imperatori del periodo).
La città, diventata ormai Giato, torna in auge sotto la dominazione arabo-normanna e nel 1145 il viaggiatore e geografo arabo Idrisi riferisce di un castello e delle sue carceri e altrove si parla di numerosissime famiglie che abitavano ancora il luogo. Ben presto però, scoppiata la rivolta araba contro la dinastia sveva, la città dopo un lungo assedio, veniva distrutta definitivamente nel 1246 da Federico II di Svevia.  I superstiti vennero deportati a Lucera in Puglia e il luogo definitivamente abbandonato alle intemperie, ai pastori ed ai vandali che nel corso dei secoli ne hanno depredato i pochi reperti recuperati.

Visita guidata al Parco archeologico dello Iato

Per apprezzare un’Area archeologica occorrono due componenti fondamentali: la conoscenza e la fantasia. Altrimenti andremo a vedere solo tracce di costruzioni abbattute, pezzi di colonne rotolate qua e là, quel che rimane del tempo che fu: macerie e cumuli di pietre.
Accompagnati dalla fantasia e dalla conoscenza potremo immergerci in un’epoca dove le case e i monumenti erano agibili e vissuti da persone vere. Esplorando i luoghi possiamo immaginare quel che facevano e come vivevano gli abitanti: un viaggio della mente nel cuore dell’arte e della storia siciliana.

L’Antiquarium, il museo Civico delle case D’Alia

Prima di visitare l’area archeologica sul Monte Jato, è preferibile fare una tappa all’Antiquarium, il museo Civico dove sono stati raccolti tutti i reperti rinvenuti in quei luoghi. Si trova nelle case Dalia, alcune centinaia di metri prima dell’imbocco per il sito archeologico, dove vi accoglierà il personale gentile e disponibile.

Area archeologica monte Jato - cariatidiNel Museo a due piani, fotografie, disegni e ricostruzioni aiutano a capire come potevano essere stati realmente i luoghi e le costruzioni che poi andrete a visitare dal vivo. Vi sono custodite quattro statue in calcare originariamente poste come cariatidi nella facciata del teatro: due femminili (menadi con la corona di edera sul capo) e due maschili (satiri con le orecchie equine ed una treccia di foglie a tracolla). Non si sa per certo la reale collocazione, ma sono alte due metri e hanno le braccia alzate a sostenere un architrave.
Dallo stesso teatro i due leoni accovacciati che ornavano la base della cavea e poi le tegole tutte marcate così come le antefisse in forma di maschera su cui si legge il bollo del fabbricante, Portax, la cui fornace pare fosse ubicata a Partinico.
Del tempio di Afrodite sono le lucerne in terracotta e alcuni vasi votivi mentre provengono dalle case civili vasellame, capitelli, coppe e altre vettovaglie di uso comune. E poi anfore per il trasporto di olio, ceramiche medievali, pentole e altri reperti che testimoniano il succedersi delle varie dominazioni fino alla fine del 1246.

Scarpe comode, borraccia con l’acqua e iniziamo il percorso

Si accede all’area archeologica dopo avere percorso quasi un chilometro in salita: non è adatto per tutti, ma la passeggiata risulta piacevole per via del bel panorama che vi circonda. Ovviamente è sconsigliato nelle ore caldi d’estate. 

Si entra nella città di Iato dall’ingresso Orientale, attraverso quel che resta del torrione e delle antiche mura. Fortificazioni verosimilmente risalenti al periodo greco, costruite con pietre di arenaria locale, come del resto la maggior parte delle costruzioni.
Una lunga strada lastricata, di cui adesso si intravedono solo pochi tratti, attraversava tutto l’impianto da est ad ovest. Qualche decina di metri verso la sommità del monte e si accede alla zona orientale della città, risalente alla fine del IV sec a.C. Si riconoscono almeno due grandi abitazioni chiamate con cortile interno circondato da colonne. Naturalmente sono rimaste in piedi solo le tracce, qualche colonna superstite, tratti di pavimentazione e un’ala a pianta circolare che doveva essere un bagno privato.

 La piazza pubblica (agorà)

Come ogni città di stampo greco, nella parte più alta è strutturata l’agorà, un ampio spazio circondato da costruzioni, templi e locali pubblici dove si svolgevano la vita civile, gli affari e il governo della città. Nell’antica Iaitas l’agorà misurava circa una cinquantina di metri per lato ed era circondata da portici.
Adesso è tutto abbattuto ma doveva essere un luogo molto suggestivo: al di là dei colonnati si ergevano diversi edifici pubblici: la sala consiliare per un piccolo gruppo di notabili della città (il boulé) con cortile e pavimentazione in mosaico bianco a forma di semicerchio. Una sala consiliare più grande (il bouleuterion) dove si potevano riunire anche 200 persone, di costruzione più tarda, forse romana, quando la popolazione era accresciuta di numero: aveva la pianta quasi quadrata e includeva 9 gradinate a semicerchio, accessibili tramite 4 scalinate.
Adiacente al colonnato esisteva un tempietto di epoca romana, forse dedicato a Giove, a cui si accedeva tramite 6 gradini. E poi altri edifici sacri con gli altari all’esterno per il culto non si bene di quali divinità. Ma guardando a sud, la vista era libera sull’ampia vallata e doveva regalare agli abitanti di allora un effetto scenico davvero notevole! 

Il teatro della città con vista panoramica

teatro greco monte JatoCostruito nel IV secolo a.C., il teatro di Iaitas conserva solo l’accenno delle strutture originali dell’impianto architettonico. Infatti durante la permanenza delle popolazioni musulmane, perduto ogni interesse, venne usato come cava per la costruzione delle case. Un vero peccato se pensiamo che era uno dei più grandi teatri della Sicilia!
Guardandolo da lontano e con un po’ di fantasia possiamo solo immaginare quanto doveva essere superbo. La cavea è posta sul pendio naturale sottostante la cima del Monte, e con i suoi 68 metri, suddivisi in 35 gradinate, poteva contenere fino a 4400 spettatori. Questo dà l’idea di quanti abitanti potevano vivere in questa città arroccata sul monte! 

Le gradinate erano suddivise in tre settori: tutte  andate perdute tranne le 3 inferiori (proedria), posti d’onore riservati ai magistrati, ai sacerdoti e ai notabili della comunità. Le gradinate della proedria lateralmente erano decorate da zampe di leone, e alla fine della scala un leone accovacciato che guardava in direzione della scena. Il palcoscenico nel corso dei secoli venne riadattato più volte e sollevato rispetto agli spazi dedicati all’orchestra e al coro. Completavano la costruzione i vani ed i corridoi per gli attori oggi ancora visibili, per lo meno nelle strutture generali. 

La facciata del teatro doveva essere corredato di elementi architettonici di tutto rilievo: almeno quattro sculture alte circa 2 m e raffiguranti due menadi e due satiri, seguaci di Dioniso dio del teatro, dovevano reggere un architrave o un frontone, ma sfortunatamente non abbiamo alcuna testimonianza documentaria che aiuti la ricostruzione. Ai lati del tetto, coperto di grandi tegole, erano poste le antefisse, decorazioni in terracotta col finale a forma di maschera teatrale.
Quel che resta di questi reperti è conservato nell’
Antiquarium, il museo delle case D’Alia.

A ovest quel che resta della città vecchia

Proseguendo lungo la strada verso Ovest si scorge una grande cisterna pubblica ancora esistente che probabilmente raccoglieva l’acqua piovana per i bisogni della cittadinanza. Forse era munita di una copertura per impedire che in estate l’acqua evaporasse, ma i segni delle palificazioni non sono state ancora ritrovate.
Questo percorso è privo di abitazioni, ma scavi ulteriori probabilmente ne metterebbero in luce i resti. Dopotutto tutta l’area doveva essere fittamente abitata per contenere il gran numero di abitanti di cui si parla; ed è possibili immaginare che quello che è uscito fuori dagli scavi sia riferito solo all’acropoli della città, cioè alla parte più elevata e più nobile dove le case erano grandi e belle, mentre più a valle, lungo il pendio potevano essere affollate le case della gente comune. Ma sono solo ipotesi, naturalmente.

Più avanti, infatti, incontriamo i resti riferibili ai muri di fondazione della più antica area riportata alla luce sul Monte Iato. Qui doveva dominare il Tempio di Afrodite che risale al 550 a.C. e rimase in funzione fino a circa il 50 d.C. quando cadde in disuso. Non prevedeva colonne intorno ed era piuttosto piccolo rispetto ai templi in Sicilia che conosciamo, per cui sono rimaste solo deboli tracce tra le macerie. Che fosse dedicato alla dea della bellezza lo si desume soltanto da una iscrizione su un resto di coppa rinvenuta in situ. 

Le “case a peristilio”: nobili, grandi e confortevoli

Le abitazioni trovate in questa zona dell’Area erano dimore signorili così ben fatte che ancora oggi si possono ricostruire integralmente e perfino immaginare. 

Casa a peristilio monte JatoDue di queste vengono chiamate “a peristilio” perché rispecchiano l’uso architettonico delle case greche costruite intorno a un cortile interno lastricato circondato da colonne, con spazi distinti per uomini e donne. Questi edifici erano a due piani, costruiti con muri a secco che si sono conservati in alcune parti fino all’altezza di quasi 5 metri!
Il cortile interno, o peristilio, formava un porticato con due ordini di colonne: dorico al piano inferiore e ionico al piano superiore, come la maggior parte delle costruzioni greche e romane a più piani. La galleria del piano superiore, costruita su un soppalco in cocciopesto (un insieme di sabbia, calce e terracotta triturata a formare disegni e decorazioni) tenuto insieme da un sistema di travi, era delimitata da balaustre.

Bagno casa peristilio monte JatoErano previsti approvvigionamenti idrici garantiti da cisterne autonome ed avevano persino una sala da bagno magnificamente conservata: le pareti elegantemente rivestite di intonaci bianchi e rossi, un lavandino recentemente trafugato, munito di gocciolatoio con una splendida testa leonina; la vasca da bagno in muratura. Una comodità piuttosto inconsueta nelle case private del periodo, questa sala da bagno aveva perfino la comodità dell’acqua calda per la vasca, ottenuta con un mantice collocato nella sala di servizio retrostante dove ancora si vede il camino per il fuoco.

I numerosi vani, che affacciavano tutti nel cortile, erano distinti in sale di rappresentanza camere da letto e vani con ingressi autonomi. In basso leggermente distaccati, i locali di servizio, adibiti forse a botteghe subaffittate o come lavanderie e tintorie dove si lavavano e coloravano tessuti nuovi ed usati. Sulla una soglia di uno di questi ambienti si può ancora leggere una frase in greco e purtroppo incompleta rivolta agli ospiti che stavano lasciando la casa: Salve…ora te ne andrai ilare).

Tra le due case a peristilio sono evidenti i resti di una grande costruzione probabilmente più antica iniziata ma mai finita, denominata casa tardo-arcaica più antica ma altrettanto nobile e bene attrezzata!
Tra i resti delle case sono stati trovati numerosi reperti legati alla vita domestica: vasi per mescere il vino, coppe per bere, di cui alcune di lusso con figure rosse dove è rappresentata una giovane donna nuda nell’atto di lavarsi.

Della città medievale solo resti

Degli ultimi decenni della vita di Giato, quando la città era diventata l’ultimo rifugio dei musulmani, rimane ben poco. La città era piuttosto impoverita e le case erano state erette probabilmente con pietre prelevate dai muri antichi, dai blocchi presi dalle gradinate del teatro e spesso costruite in modo approssimativo. Avevano tetti di tegole e pavimenti di terra battuta ed erano per lo più disposte intorno ad un cortile lastricato: un ripiano di pietre, dove porre un giaciglio e un muro curvo per riporre le provviste.
Per questo non è rimasto nulla o quasi di questo periodo, della vita di questi abitanti, della loro vita ordinaria. 

Adesso non resta che vedere con i propri occhi e immergersi con l’immaginazione dentro questo pezzo di storia.

Come visitare e raggiungere l’Area archeologica del monte Jato

Dista da Palermo circa 30 Km
Percorrendo la Strada Provinciale 624 “Scorrimento Veloce Palermo-Sciacca” si esce allo svincolo di San Cipirello. Seguire la Strada Provinciale 102 bis, tramite la segnaletica si arriva alla diramazione per l’accesso all’area archeologica.
N.B. Alcune centinaia di metri prima, lo svincolo per l’Antiquarium delle Case D’Alia

Orari e prezzi
L’area archeologica è visitabile dal martedì al sabato dalle 9:00 alle 18:00
domenica dalle 9:00 alle 13,30
lunedì chiuso

Costo: momentaneamente gratuito.
Sempre gratis la prima domenica del mese.
info: 091 8577943

Fonte: H.P. ISLER – F. SPATAFORA, Monte Jato – guida breve, 2004

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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