Il Museo del Risorgimento di Palermo: la storia della “Sicilia che ha fatto l’Italia”

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Il Risorgimento italiano fu un processo complesso e articolato, in cui la Sicilia giocò un ruolo cruciale, a partire dalla rivoluzione del 1848 fino alla spedizione dei Mille che proprio sull’isola diede lo slancio decisivo. Per comprendere appieno questo periodo storico dal punto di vista siciliano, un luogo di fondamentale importanza è il Museo del Risorgimento di Palermo, annesso alla Società Siciliana per la Storia Patria. Questo museo non è solo un contenitore di reperti; è un luogo dove la storia prende forma attraverso oggetti, documenti e immagini, offrendo una prospettiva unica sugli eventi che portarono all’Unità d’Italia.

La nascita e l’evoluzione del Museo del Risorgimento

Il Museo del Risorgimento di Palermo (intitolato a Vittorio Emanuele Orlando) si trova all’interno dell’ex convento di San Domenico, in un luogo di grande suggestione. Si accede dall’omonima piazza, attraversando il chiostro trecentesco, con le sue colonnine e archetti, un luogo che trasmette pace e bellezza. La sua storia è indissolubilmente legata alla Società Siciliana per la Storia Patria che lo ha fondato a partire dal 1892 e tuttora lo gestisce. 

Chiostro di san Domenico
Il chiostro all’interno del Convento di San Domenico (foto palermoviva.it)

Le premesse per l’istituzione di un museo nacquero quando alcuni membri della “Società” allestirono una mostra di cimeli risorgimentali nell’ambito dell’Esposizione Nazionale tenutasi l’anno precedente in città.
Mentre negli anni a venire veniva allestito un archivio storico che conteneva più di centomila volumi, attraverso successive donazioni, i cimeli aumentarono fino al momento in cui Alfonso Sansone, allora presidente della Società, non inaugurò la nascita ufficiale del  Museo del Risorgimento nel 1918. Questa raccolta iniziale subì diverse riorganizzazioni negli anni seguenti, con eliminazioni, nuovi apporti e una sistemazione più razionale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’edificio e il suo materiale subirono gravi danni a causa dei bombardamenti aerei nel 1942-43. Un vano del Museo crollò, il salone fu colpito, vetrate e colonnine del chiostro andarono in frantumi, oggetti e carte furono dispersi o distrutti. Passata la guerra, si procedette alla ricostruzione e al restauro dei locali e delle opere d’arte.

Nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, ci fu una sistemazione e riorganizzazione definitiva del museo che da quel momento assunse il nome di Vittorio Emanuele Orlando, importante figura palermitana, Capo del Governo durante la Prima Guerra Mondiale e definito “Presidente della Vittoria”.

Dal 2006 è iniziata una continua serie di restauri e chiusure che purtroppo continuano fino ad oggi, stavolta per mancanza di personale, per cui il museo rimane tendenzialmente chiuso al pubblico per mancanza di fondi, ed è visitabile solo su prenotazione o in occasione di eventi speciali.

Cosa Custodisce il Museo del Risorgimento: Le esposizioni

Le collezioni esposte nel Museo del Risorgimento sono incentrate principalmente sulla rivoluzione siciliana del 1848 e sulle fasi della spedizione dei Mille avvenute in Sicilia. L’esposizione è allestita in tre sale principali: il “Grande Salone”, la “Sala Crispi” e la “Sala Meli”.

Il Grande Salone

Il grande Salone con i reperti e la scultura equestre di Garibaldi di Benedetto De Lisi (foto palermoviva.it)

Il Grande Salone è il cuore espositivo, dove sono conservati i cimeli risorgimentali. Qui troverete una vasta gamma di oggetti che testimoniano l’epoca: dipinti, divise militari, comprese le giubbe rosse dei garibaldini, fotografie, incisioni, armi, oggetti di uso comune e busti di gesso e di marmo che raffigurano i protagonisti di questo periodo storico. La datazione dei reperti copre un arco temporale significativo, partendo dai moti del 1820-1821, passando per quelli del 1836-1837 e le rivolte del 1848-1849 (con particolare attenzione alla rivoluzione siciliana del 1848), fino ad arrivare alle fasi siciliane della spedizione dei Mille. 

Tra gli artisti siciliani presenti con loro opere figurano Morello, Civiletti e De Lisi. Sono esposti busti realizzati da scultori dell’Ottocento e primo Novecento e ritratti ad olio, tra cui uno di notevole pregio artistico del Marchese di Rudinì, opera di Boldini. Nelle vetrine sono visibili anche gagliardetti, fazzoletti, elmi e armi di varie epoche, incluse spade artistiche donate a Garibaldi. Curiose le babbucce di Garibaldi, ricamate a mano, e la poltrona e le stampelle che l’Eroe dei due Mondi adoperava durante la convalescenza dopo la famosa ferita.

Tra i reperti più importanti e suggestivi conservati nel Grande Salone ricordiamo anche una delle bandiere tricolori originali appartenente al piroscafo Lombardo, una delle navi che, insieme al Piemonte, prese parte alla spedizione dei Mille. Immaginate il valore storico di un tessuto che ha sventolato durante un evento che ha cambiato il corso della storia italiana!
Un cannone originale, completo di proiettili dell’epoca, che fu utilizzato nel 1820 durante le rivolte in Sicilia. Questo pezzo testimonia i primi fermenti rivoluzionari che precedettero di decenni l’Unità.

E poi le copie da studio a grandezza naturale dei lavori artistici eseguiti dagli scultori dell’epoca e poi realizzate e collocate nelle piazze dove sono tuttora collocate: Francesco Crispi, Ruggiero Settimo e Ignazio Florio. Senza dimenticare il magnifico monumento equestre di Garibaldi, opera eseguita da Benedetto De Lisi per la villa Falcone – Morvillo ( ex villa Garibaldi), rifiutato dalla commissione che preferì l’opera dello scultore Vincenzo Ragusa.

La sala Crispi

La Sala Crispi, situata sulla parte orientale del chiostro, è dedicata a Francesco Crispi, grande statista siciliano. Qui è stato ricomposto il suo studio e il suo scranno parlamentare. La sala conserva vari oggetti a lui appartenuti, busti e ritratti di Crispi, oltre a fotografie con dediche autografe di personalità storiche e culturali del calibro di Garibaldi, Verdi, Carducci, Pilo, Mazzini, Gustavo Modena, Mameli, della Famiglia Cairoli, di Bismarck e di Gladstone. Gran parte dei ricordi presenti in questa sala furono donati dalla figlia di Crispi, Principessa di Linguaglossa.

La sala Meli

La sala Meli che con i mobili dello studio del poeta siciliano

La Sala Meli, infine, ospita lo studio e i cimeli di proprietà di Giovanni Meli che offrono uno sguardo intimo sulla vita di questa figura legata al periodo storico.

Altre aree dell’edificio

L’edificio della Società stessa, che ospita il museo, conserva al suo interno altri elementi di interesse storico e artistico. Il vestibolo, ad esempio, dove sono esposti i busti marmorei dei principali attori della rivoluzione del 1848-49 ed i ritratti dei Mille. Il grande scalone immette alle sale dedicate a Michele Amari e altri personaggi storici fino al grande salone per le conferenze (ex refettorio del convento), con uno splendido tetto a cassettoni, affreschi dei primi anni del Novecento e luminose vetrate colorate.

La biblioteca, annessa al museo, che iniziò a costituirsi fin dal 1873 grazie ad acquisti e donazioni di illustri personaggi siciliani, oggi conserva un patrimonio librario di circa 101.500 volumi e 1500 periodici, oltre a fondi archivistici e manoscritti. Sebbene la visita al museo si concentri sulle sale espositive, essere consapevoli che si trova all’interno di un edificio che è esso stesso un luogo storico, sede di una prestigiosa istituzione culturale, arricchisce l’esperienza.

La Società Siciliana per la Storia Patria: custode delle memorie dell’Isola

Cosa è una Società di Storia Patria?  Nato il Regno d’Italia nel 1861, bisognava, in qualche modo, dare una “identità italiana” alla popolazione: per questo, nel XIX secolo si sono sviluppate queste istituzioni, con lo scopo di promuovere studi storici relativi ai territori degli Stati italiani preunitari. La prima fu fondata nel 1833 a Torino dal re Carlo Alberto, con il nome di “Regia Deputazione sopra gli studi di Storia Patria”. Successivamente, con l’unità d’Italia, furono istituite altre deputazioni in diverse regioni, spesso trasformando preesistenti società storiche.

Queste società hanno avuto un ruolo fondamentale nella conservazione e nella diffusione della memoria storica locale, continuando ancora oggi a operare, pubblicando studi e documenti storici.

La Società Siciliana per la Storia Patria fu istituita a Palermo sulla scia di precedenti esperienze come un’Assemblea di Storia Patria riunita nella casa dello studioso e collezionista Agostino Gallo, nel 1863.

La sua creazione fu sollecitata dal Prefetto di Palermo, su indicazione del Ministro della Pubblica Istruzione, per seguire l’esempio di altre importanti città del Regno d’Italia. Il sindaco dell’epoca, Domenico Peranni, nell’aprile del 1873 convocò alcuni illustri studiosi per promuovere lo studio della storia e delle tradizioni siciliane e pubblicare documenti pertinenti.

Inizialmente, la Società non aveva una sede propria e teneva le sue riunioni alternativamente nel Palazzo di Città, nella Biblioteca Comunale o presso l’Archivio di Stato. Un passo fondamentale fu compiuto il 22 settembre 1886, quando il Presidente Vincenzo Fardella, marchese di Torrearsa, assegnò alla Società Siciliana per la Storia Patria i locali dell’ex Convento di S. Domenico.
Questi locali furono adattati grazie a generose donazioni e all’opera dell’architetto Giuseppe Patricolo, cosicché nel 1890, la Società fissò definitivamente la sua sede in questi locali e nel 1892 fu eretta in Ente morale.

Visitare il Museo del Risorgimento di Palermo

Il Museo del Risorgimento, parte integrante della Società Siciliana per la Storia Patria, è un tesoro di memorie che racconta la storia della Sicilia e il suo contributo fondamentale al Risorgimento italiano. Dalle prime rivolte ai momenti cruciali della Spedizione dei Mille. Visitare il Museo è un’opportunità straordinaria per connettersi direttamente con la storia, vedendo così da vicino quegli oggetti che hanno attraversato gli eventi e che abbiamo studiato sui libri.

Saverio Schirò


Come visitare il Museo del Risorgimento

Purtroppo, non è facile ottenere una visita, tuttavia si spera in cambiamenti e nel frattempo si può chiedere una prenotazione ai contatti seguenti:

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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