Il Castello di Calatubo (FAI)

Castello di Calatubo FAINel censimento del FAI (Fondo Ambiente Italiano), il Castello di Calatubo, sito sul territorio di Alcamo, è in lizza come luogo del cuore, ovvero come sito di interesse che, in caso di vittoria, riceverebbe le attenzioni necessarie alla sua valorizzazione e alla fruizione da parte del pubblico.
A tal proposito è importante votare sul sito del FAI affinché questo importante monumento siciliano, al momento in stato di forte degrado, sia opportunamente ripreso e valorizzato.
Il link per il voto è questo: http://iluoghidelcuore.it/luoghi/trapani/alcamo/castello-di-calatubo/12847

Vi invitiamo a partecipare numerosi alla votazione e ad invitare amici e parenti a fare lo stesso.
Alleghiamo le foto ed il testo originale dal sito del FAI che racconta brevemente il monumento.

Roccaforte molto suggestiva, il Castello di Calatubo si fonda su un rilievo roccioso (m 152 ca.) da cui si dominano il golfo di Castellammare e l’entroterra fino a monte Bonifato con le relative fortificazioni. La posizione del sito, attraversato da importanti vie di comunicazione, la ricchezza del suo territorio e la presenza di uno sbocco marittimo di un entroterra tra Partinico e Segesta, spiegano la presenza di un insediamento già in età arcaica e l’importanza che esso assunse in età normanna. Il castello costituisce un complesso architettonico pluristratificato di notevoli dimensioni (circa 150 x 35 m), i cui corpi di fabbrica si snodano lungo un compatto banco di roccia calcarea, assecondandone completamente l’andamento.Il Castello di Calatubo FAI
Quando nel 1093 il Conte Ruggero definì i confini della nuova diocesi di Mazara, la fortezza di Calatubo esisteva già, venendo infatti inclusa fra i castelli nel nuovo grande vescovado. Circa sessant’anni dopo, quando il geografo musulmano Edrisi descrive la Sicilia sotto il regno di Guglielmo il Buono, Calatubo è indicato come robusta fortezza e villaggio con un vasto territorio nel quale si estraggono le pietre da mulino; notizia, quest’ultima, confermata anche dalle recenti ricerche che hanno individuato le antiche cave lungo il corso del torrente Finocchio. Dopo l’abbandono del villaggio, durante il periodo della guerra antimusulmana condotta nell’isola da Federico II, il Castello, cessata la sua funzione militare, si trasformò in masseria a controllo del vasto feudo, trasformazione documentata dalle numerose strutture che si sovrapposero all’impianto originario, come magazzini, stalle e quant’altro fosse stato utile al buon funzionamento di una vasta azienda agricola qual’era il feudo di Calatubo. Fino agli anni ’60, il Castello era ancora in buono stato di conservazione, grazie al continuo utilizzo dell’antica dimora che, con pesanti interventi di ristrutturazione aveva consentito, comunque, il mantenimento delle fabbriche. Poi l’oblio. La fortezza, ormai abbandonata, divenne un ovile. L’azione distruttiva degli animali, il terremoto del 1968 e l’assenza d’interventi condusse al crollo dei solai e infine delle murature. A ciò si aggiunse l’opera degli scavatori di frodo che s’intensificò nell’area intorno al Castello, interessati ai reperti archeologici che venivano alla luce nell’importante necropoli scoperta lungo le propaggini della rocca e che documentava la presenza di un centro antico risalente al VII secolo a.C..

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