L’orologio dell’Olivella: uno dei più antichi di Palermo

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

Al giorno d’oggi i social-media hanno implementato enormemente il genere detto smart-photography che inquadra con l’obbiettivo di uno smartphone i contesti visuali. Tra gli scorci più pittoreschi di Palermo figura il vicolo che congiunge Via Maqueda (angolo Piazza Giuseppe Verdi) con Piazza Olivella, avente come sfondo una delle due torri campanarie della chiesa di Sant’Ignazio. Proprio da quello sfondo di orologio murario sul prospetto, mutua il nome la “Via Orologio”.

Orologio dell'Olivella - Ingranaggi
Ingranaggi del”Orologio dell’Olivella

«L’orologio in questione, costruito a Monreale, porta la firma dei fratelli Giuseppe e Giorgio Lorito, oggi ricoperto come tutto il macchinario da escrementi di colombi. All’interno del campanile, in corrispondenza del quadrante esterno, ne è stato dipinto a vivaci colori un altro speculare, per agevolare l’orologiaio nello spostare correttamente le lancette» [M.B. Azzarello – G.B. Serio, Orologi ed orologiai a Palermo, Sellerio editore, p.115].

I fratelli Lo Rito furono “maestri orologiai in Monreale” nella prima metà del XIX secolo. Si ha notizia di una medaglia d’oro assegnata a Giuseppe Lo Rito in occasione di un’esposizione tenutasi a Palermo nel 1834, organizzata dal Regio Istituto di Incoraggiamento di agricoltura, arti e manifatture di Palermo. Un loro orologio si trova ancora sulla torre campanaria dell’abbazia di San Martino delle Scale, con caratteristiche strutturali molto simili a questo della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella.

I primi orologi di cui si hanno notizie documentate a Palermo furono installati nel corso del XVI secolo in edifici pubblici, sede del potere politico e religioso (Steri, Cattedrale, Municipio). Purtroppo oggi nulla è rimasto degli originari meccanismi, poiché sì preferiva rimuovere e sostituire il movimento quando questo presentava riparazioni problematiche o molto onerose; inoltre, a causa dell’alto costo dei metalli, il materiale di risulta era rifuso.

L’orologio dell’Olivella

Orologio dell'Olivella - contrappesi
I contrappesi dell’Orologio

L’orologio dell’Olivella è arrivato sino ai nostri giorni completamente integro nei suoi ingranaggi, sebbene da tempo non più funzionante. Il meccanismo girava grazie a un contrappeso ricaricato manualmente da un manutentore addetto a salire quotidianamente sul campanile, com’è per l’appunto attestato da notizie largamente precedenti i f.lli Lo Rito: «4 maggio 1651: a Maestro Pietro Amella onza 1, 7, 10 per rata di tempo da li 16 di febbraio pp. per tutto aprile pp. di suo salario di consare l’orologio di nostra Congregazione in ragione di onze 6 l’anno» [Ibidem]. Così si può dire che l’antico orologio posto durante l’edificazione (XVII sec.) della torre campanaria sinistra nella chiesa di Sant’Ignazio, sia l’ultimo esemplare rimasto a Palermo e, senza dubbio, il più antico della città.

Un funzionario della Sovrintendenza che, tempo addietro, si interessò agli orologi murari del centro storico di Palermo, dà precisa descrizione del meccanismo [A.A. Piazza, “Un percorso nel tempo. Gli orologi monumentali della città di Palermo”, Bollettino della fondazione Salvare Palermo, mag-sett (2004) 9]. Il movimento è a pendolo con scappamento a “chevilles”, i treni degli ingranaggi sono tre, accostati consecutivamente: il primo per il cammino, il secondo per i quarti ed il terzo per le ore. Dal meccanismo dell’orologio con tre ruote (dette “treni”), partivano verso l’esterno tre fili collegati ad altrettanti martelletti che suonavano due campane. La più grande rintoccava le ore, mentre la più piccola i quarti d’ora, ma con intensità variabile perché toccata da due martelletti, sicuramente alla mezz’ora.

La struttura portante è realizzata in ferro, come pure i pignoni, mentre le ruote sono in ottone. Le funi alle quali sono collegate i pesi, anticamente denominati “màzare”, sono in acciaio, mentre questi sono costituiti da cilindri in pietra. Il caricamento avviene tramite una chiave a manovella applicata al meccanismo; è verosimile, secondo una stima approssimativa dell’altezza del movimento dal piano di campagna, che la carica duri all’incirca una settimana. La ruota partitora presenta un’anomala ripartizione della sua circonferenza, che dovrebbe determinare, oltre agli usuali rintocchi da uno a dodici, una serie di altri rintocchi, forse relazionabili a particolari momenti della giornata. La traversa laterale in ferro della struttura portante del movimento reca incisa la dicitura “Giorgio e Giuseppe Lo Rito – Monreale – 184..”.

Orologio dell'Olivella  -struttura portante
La struttura dell’Orologio dell’Olivella

Dopo il lavoro di restauro al quadrante e lancette, il cantiere PNRR (2024/26) ha messo in progetto la musealizzazione dell’antico ingranaggio e l’installazione di un nuovo apparecchio (ditta Manutentori del tempo) per il ripristino dell’orologio murario, collegato con martelli per rintocchi alle due campane soprastanti.

Corrado Sedda

Imagine di copertina by Depositphotos.com

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Corrado Sedda
Corrado Sedda
Religioso della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri con sede nella chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

Vincenzo Di Bartolo: il Cristoforo Colombo palermitano

Le imprese marittime di un tempo, sono ancora oggi viste con grande ammirazione dagli storici di tutto il mondo. A tal proposito alcuni saranno...

Dalla porta di San Giorgio alla Porta Santa Rosalia

Nella piazza S. Giorgio dei Genovesi, dove si trova l’odierna via Cavour, un tempo si trovava una delle porte più antiche della città, la...

La curiosa storia del “Villino che non c’è” di Mondello

Palermo è ricca di ville e dimore nobiliari, che racchiudono migliaia di storie interessanti e che spesso ci soffermiamo a raccontare. Oggi tuttavia parleremo...

La chiesa di Sant’Antonino a Palermo

Oggi vi porto alla scoperta della chiesa di Sant'Antonio di Padova, meglio conosciuta dai palermitani come chiesa di Sant'Antonino, un luogo a me caro...

Palermo tra le due guerre: la trasformazione urbanistica durante il periodo Fascista

La trasformazione urbanistica di Palermo tra le due guerre, soprattutto durante il periodo fascista, tra il 1922 e il 1943, ha rappresentato un capitolo...

Il castello di Maredolce

Situato alle pendici del Monte Grifone, nella periferia sud di Palermo, oggi quasi nascosto alla vista dalle costruzioni che lo circondano,  il castello di...