Nel cuore dell’Albergheria, di fronte alla facciata meridionale del medievale Palazzo Sclafani, si trova una piccola chiesa che custodisce una storia sorprendentemente ricca: San Giovanni Decollato, chiamata affettuosamente anche San Giovannuzzo.
La sua vicenda attraversa oltre quattro secoli di storia palermitana, dalle confraternite del Cinquecento alle demolizioni del Seicento, dal rinnovamento settecentesco ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fino al recupero che l’ha restituita alla città.
La nascita della chiesa di San Giovanni Decollato
La chiesa fu costruita nel 1597 con il titolo di Annunziata dello Scutino, per iniziativa di una congregazione composta da pie nobildonne palermitane. Il luogo non era casuale. Sorge ai margini dell’antico Cassaro, su una piccola altura che digrada verso l’alveo del Kemonia, uno dei fiumi che attraversavano Palermo prima di essere progressivamente coperti e incanalati. Proprio sotto l’area dell’abside scorreva quello che i palermitani chiamavano anche il «fiume del maltempo».
La zona era allora molto diversa da quella che conosciamo oggi. Il Piano del Palazzo, il Palazzo Reale, le numerose chiese e confraternite e il corso del Kemonia componevano un paesaggio urbano del quale rimangono soltanto pochi frammenti. Il destino della chiesa cambiò radicalmente nel Seicento, quando le vicende politiche e militari della città ne determinarono una nuova destinazione.
Le chiese demolite e la nuova confraternita
Dopo i moti popolari guidati da Giuseppe D’Alessi, il cardinale Teodoro Trivulzio, viceré di Sicilia, decise di rafforzare le difese del Palazzo Reale. Per realizzare i nuovi bastioni furono abbattuti alcuni edifici religiosi che sorgevano nel Piano del Palazzo: San Giovanni la Galca, Santa Barbara la Soprana e Santa Maria della Pinta.
I nuovi baluardi furono costruiti tra il 1648 e il 1649, modificando profondamente l’aspetto di quella parte della città.
La demolizione di San Giovanni la Galca ebbe una conseguenza diretta sulla nostra chiesa. Nel 1648 Trivulzio destinò infatti l’Annunziata dello Scutino alla Confraternita di San Giovanni, fondata nel 1366 e rimasta senza sede. I confrati vi trasferirono gli arredi sacri, le statue e le spoglie dei confratelli defunti, che furono collocate nella cripta sepolcrale della nuova sede. Nel 1649 la congregazione delle dame rinunciò al possesso della chiesa, che passò definitivamente alla confraternita.
Da quel momento l’edificio abbandonò progressivamente l’antica intitolazione all’Annunziata per assumere quella di San Giovanni Battista, detto anche Decollato.

Da Annunziata a San Giovanni Decollato
Il nuovo titolo si affermò progressivamente. Secondo una fonte locale, fu nel 1718, quando la confraternita di San Giovanni la Galca fu elevata al grado di Compagnia, che la chiesa assunse definitivamente la denominazione di San Giovanni Decollato. È importante, quindi, non confondere questa data con quella, molto precedente, dell’arrivo della confraternita. La nuova dedicazione era legata alla devozione per il Battista e, in particolare, al suo martirio.
Tra le opere trasferite dalla chiesa della Galca vi era una statua lignea cinquecentesca di San Giovanni Battista, collocata sull’altare maggiore e oggetto di particolare devozione. La statua non si trova più nella chiesa: nel Novecento passò attraverso la chiesa di San Cristoforo e successivamente giunse al Museo Diocesano. La sua vicenda testimonia la complessa storia delle opere d’arte appartenute alle chiese scomparse di Palermo, spesso trasferite in altri luoghi e non sempre facilmente identificabili.
Il volto settecentesco
L’aspetto attuale della chiesa risale soprattutto ai lavori del 1737, quando la confraternita la riconfigurò profondamente, conferendole le forme che, nelle linee essenziali, conserva ancora oggi.
L’ingresso è preceduto da una recinzione con un portone in ferro, sorretto da robusti pilastri in pietra. La facciata, di dimensioni contenute e caratterizzata da un andamento curvilineo, presenta un oculo centrale e due piccole strutture campanarie. Sopra l’architrave del portale si trova una nicchia incorniciata che un tempo accoglieva il simulacro del Battista.
La semplicità delle dimensioni esterne non lascia immaginare del tutto ciò che si scopre entrando nell’edificio, dove sono ancora visibili elementi architettonici e decorativi di notevole interesse.
L’interno

L’impianto è a navata unica rettangolare, senza transetto e relativamente semplice. L’aula termina con una cappella più profonda, preceduta dall’arco trionfale. Qui si concentra buona parte dell’apparato decorativo, nel quale gli stucchi settecenteschi si integrano con gli elementi architettonici.
L’altare è fiancheggiato da due colonne in pietra scura, che sostengono un’architrave sopra la quale si apre un’ampia apertura ad arco allungato.
Nella nicchia dietro l’altare, dove un tempo si trovava la statua lignea di San Giovanni Battista, è oggi collocata una pregevole Madonna con il Bambino. La scultura, che costituisce il fulcro visivo del presbiterio, si inserisce armoniosamente nell’insieme architettonico. La sua presenza arricchisce ulteriormente l’altare, anche se non sono disponibili informazioni certe sulla sua attribuzione e sulla provenienza.

Sul lato destro della navata, nell’unica cappella laterale ancora riconoscibile, si conserva in alto una suggestiva decorazione con la colomba dello Spirito Santo, circondata da angeli e teste di cherubini. Più in basso si intravede un frammento di cornice in stucco, che testimonia la presenza di un apparato decorativo più ampio. Nonostante le lacune ed i segni del degrado, la cappella conserva ancora parte della sua antica ornamentazione.
Merita attenzione anche la copertura lignea a capriate, i cui elementi sono visibili all’interno e contribuiscono a caratterizzare l’ambiente. Il legno, insieme agli stucchi ed alle decorazioni parietali, restituisce l’immagine di una chiesa che conserva diverse testimonianze della propria storia architettonica.
Il tempo e le vicende dell’edificio hanno però lasciato segni evidenti. Gli intonaci e gli apparati decorativi presentano lacune, alterazioni e diffuse tracce di degrado. Anche le decorazioni pittoriche sono in parte compromesse, ma ciò che rimane permette ancora di apprezzare la qualità dell’antico apparato ornamentale.
La chiesa custodiva un tempo numerose opere d’arte. Tra quelle ricordate nella documentazione compare un gruppo scultoreo rinascimentale raffigurante l’Annunciazione. Lo storico Gioacchino Di Marzo, nel 1873, ricordava inoltre due belle statue marmoree cinquecentesche, raffiguranti la Vergine Annunziata e l’Arcangelo Gabriele.
La loro presenza richiamava il titolo originario dell’edificio, quello dell’Annunziata dello Scutino. Non sappiamo con sicurezza quale sia stata la sorte di queste sculture, né è possibile identificare con certezza le opere citate nei documenti.
Il cippo del 1860

Accanto alla chiesa, nella piccola piazzetta, si trova un cippo monumentale che ricorda un episodio drammatico delle giornate del Risorgimento palermitano.
Il 27 maggio 1860, durante gli scontri tra le truppe borboniche ed i garibaldini, nove cittadini furono fucilati contro il muro della chiesa. Il monumento ne conserva la memoria ed i nomi, oggi purtroppo difficilmente leggibili. È una pagina che aggiunge un’altra dimensione alla storia di San Giovanni Decollato: non più soltanto luogo di confraternite e devozione, ma anche testimone delle drammatiche vicende che accompagnarono la conquista garibaldina di Palermo.
Più di un secolo dopo, proprio questa piazza fu scelta da Luchino Visconti per alcune scene del Gattopardo, ambientate durante quei giorni del 1860.
La guerra e il restauro
La storia più dolorosa di San Giovanni Decollato appartiene al Novecento. Già nel 1940 la chiesa aveva subito danni a causa di un terremoto, tanto da essere chiusa al culto. La situazione precipitò con i bombardamenti del 30 giugno e del 3 luglio 1943, che provocarono gravi danni all’edificio.
La chiesa rimase a lungo in condizioni precarie e, nel 1947, la Confraternita di San Giovanni Decollato si trasferì nella vicina chiesa di San Cristoforo, dove riprese regolarmente le proprie attività. La sede storica dell’Albergheria, invece, rimase in stato di abbandono, esposta al progressivo deterioramento.
A peggiorare ulteriormente le condizioni dell’edificio contribuirono i terremoti del 1968 e del 2002. La chiesa perse la copertura originaria e la struttura rimase per anni completamente esposta alle intemperie.
Dopo un lungo periodo di attesa, fu finalmente avviato un importante intervento di recupero, finanziato dal Dipartimento regionale della Protezione Civile e realizzato sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Culturali. La chiesa fu riaperta il 24 giugno 2010, giorno della festa di San Giovanni Battista. Il restauro ha restituito alla città un edificio di grande interesse storico, sebbene siano ancora visibili le tracce delle devastazioni e del lungo abbandono.
La chiesa di San Giovanni Decollato oggi
Negli ultimi anni San Giovanni Decollato ha ritrovato una presenza nella vita culturale e sociale del quartiere. Ha ospitato iniziative culturali, incontri, spettacoli e attività rivolte soprattutto ai giovani e alle famiglie dell’Albergheria, anche attraverso l’Associazione Parco del Sole, che opera nella chiesa.
L’edificio, affidato alla rettoria della vicina chiesa di San Saverio, è oggi utilizzato soprattutto per attività sociali e culturali, oltre che per alcune occasioni religiose. In questa nuova funzione si può riconoscere una continuità con la sua storia: per secoli la confraternita ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità; oggi, in forme diverse, la chiesa continua a essere un luogo di incontro e di partecipazione.
Una piccola chiesa, una grande memoria
San Giovanni Decollato è molto più di una piccola chiesa dell’Albergheria. Nata come Annunziata dello Scutino nel 1597, ha accolto nel Seicento la confraternita proveniente dalla distrutta San Giovanni la Galca. Nel Settecento ha assunto l’aspetto che ancora oggi riconosciamo, ha custodito opere d’arte appartenute a una chiesa scomparsa e ha attraversato le devastazioni della guerra, l’abbandono e infine il restauro.
Intorno a lei è cambiata Palermo. Il Kemonia è scomparso sotto le strade, il Piano del Palazzo ha mutato volto e le chiese demolite per costruire le fortificazioni non esistono più. Anche molte delle opere che un tempo appartenevano alla confraternita hanno trovato collocazione altrove.
San Giovanni Decollato, invece, è ancora lì. Non conserva tutto ciò che custodiva un tempo, ma continua a raccontare, attraverso le sue mura, i suoi stucchi e le sue decorazioni, una parte importante della storia della città.
Una piccola chiesa, dunque, ma con dentro una grande memoria.
Nicola Stanzione