La Chiesa di Santa Chiara a Palermo

Un monumento che va ricordato non solo per l’aspetto architettonico, ma anche per la storia umana che lo ha caratterizzato

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Alla chiesa di santa Chiara a Palermo sono legati tanti personali ricordi d’infanzia. Quando ero ancora ragazzino frequentavo quei luoghi per via dei tornei domenicali di calcio che venivano organizzati nel campetto in cemento attiguo, ed ai quali si poteva partecipare solo dopo avere frequentato la messa domenicale in chiesa, alle 9 del mattino.
Ne avevo già accennato quando ho parlato del calcio di strada e mi fa piacere ricordarlo ancora proprio per sottolineare l’impegno sociale che questa chiesa ha esercitato per la comunità disagiata del quartiere di Ballarò, dove si trova. 

Chiesa di santa chiara - monastero
Monastero di Santa Chiara a Palermo – by panormos.es licenza CC BY-SA 4.0

Ma i tornei di calcio erano solo un piccolo aspetto, contava molto di più l’assistenza diretta offerta a chiunque avesse bisogno. Come non ricordare don Rocco Rindone che negli anni ‘70, con i suoi modi di prete anticonformista in jeans, zoccoli e maglietta, si adoperò per aiutare la povera gente dell’Albergheria e per questo ricevette la stima e l’affetto di credenti e non credenti. Dopo di lui, l’opera del Centro sociale fu continuata da don Baldassare Meli, chiamato “il parroco dei migranti” per le sue battaglie in favore della loro integrazione nella società degli anni ‘90.
Quante persone hanno ricordi personali per avere fornito anche un piccolo contributo alle attività del Centro!

Ecco, un monumento va ricordato non solo per l’aspetto architettonico che rappresenta, ma anche per la storia umana che lo ha caratterizzato: ancora di più se si tratta di un luogo sacro.

La storia del monastero di Santa Chiara: le Clarisse a Palermo

La chiesa e il monastero di santa Chiara dagli inizi del secolo scorso sono retti dai salesiani, ma in origine fu un monastero di clausura per le clarisse francescane.
Le Clarisse registrano la loro presenza in Sicilia fin dai primi decenni del 1200 ma giunsero a Palermo circa un secolo dopo.

Il monastero venne costruito dopo il 1330, nella casa che fu di Matteo di Termini, maestro giustiziere di Federico III di Sicilia. Si trovava nei pressi della porta dei Negri (in arabo Bab as‐Sudan) conosciuta a quel tempo come porta Busuldeni, all’interno delle mura puniche del Cassaro.

Quando Matteo di Termini morì non aveva eredi per cui i suoi beni andarono al figlio della sorella, Matteo Sclafani, Conte di Adernò, Chiusa Sclafani e Ciminna, già titolare di una delle maggiori rendite feudali dell’Isola.

La famiglia Sclafani possedeva una cappella gentilizia nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Palermo e per questa devozione che Matteo decise di concedere il palazzo dello zio affinché si edificasse un convento per le Clarisse, disponendo in seguito che all’interno della chiesa del monastero si doveva costruire una cappella dove sarebbe stato deposto dopo la sua morte. 

Il complesso venne popolato dalle suore francescane, prevalentemente provenienti dalla nobiltà palermitana, spesso fanciulle che avevano mandato a monte matrimoni combinati scegliendo la clausura. Ma nonostante le cospicue doti che le novizie portavano, le condizioni economiche del monastero non furono mai particolarmente floride. Tuttavia, la presenza delle suore nel quartiere fu così sentita che ben presto la contrada prese il nome di Santa Chiara.

Il convento fu completato nel 1341, la chiesa pochi anni dopo, ma di quel primo impianto è rimasto ben poco: monastero e chiesa, nel corso dei secoli, furono  soggetti a numerosi rifacimenti, revisioni, ampliamenti che ne hanno modificato le forme trecentesche. Furono acquisiti palazzi adiacenti e nel 1619, grazie al lascito di Ludovico Saladino, fu costruito un Conservatorio per le fanciulle palermitane cadute in rovina, conosciuto in seguito come monastero di S. Maria della Pietà di Saladino, benché non si trattava di un monastero. Un cavalcavia, oggi non più esistente, collegava le due strutture.
Un camminamento al di sopra delle case prossime al monastero, venne costruito nel XVIII secolo per consentire alle suore di clausura di raggiungere un terrazzino che guardava sul Cassaro in modo da poter almeno vedere il passeggio lungo la strada principale di Palermo.

Dal 1678 al 1726 la chiesa fu modificata due volte: la prima su progetto dell’architetto del Senato Paolo Amato, la seconda dopo un violento terremoto che aveva danneggiato il complesso, fu restaurata secondo canoni barocchi dall’architetto trapanese Nicolò Palma.

I bombardamenti del 1943 danneggiarono pesantemente il complesso: crollò l’ala meridionale del monastero (dove oggi c’è ancora il campetto in cemento), crollò parte della facciata e il portale con colonne tortili dell’Amato. È rimasta integra l’ala settentrionale col chiostro dove si intravede un portale cinquecentesco (murato).  
Recentemente, in corso di lavori di ristrutturazione sono emersi sotto il pavimento del teatro del Centro Santa Chiara, tratti delle antiche mura puniche del V secolo a.C. e altre strutture del primo nucleo di Palermo.

Dal 1919, la chiesa e il monastero sono affidati alla comunità salesiana che ancora oggi la regge.

La chiesa di Santa Chiara a Palermo

Chiesa di santa chiara facciata
Facciata della Chiesa di Santa Chiara by panormos.es licenza CC BY-SA 4.0

La chiesa di Santa Chiara si trova nella piazzetta omonima, appena fuori il mercato di Ballarò e merita di essere visitata.
La facciata è piuttosto semplice: un rettangolo intonacato, contornato da una cornice in pietra che racchiude uno scarno portale settecentesco sovrastato da un oculo.
Questo portale, con timpano spezzato, sostituì l’originale dell’Amato ed è stato collocato dopo i danni del 1943, riutilizzando il portale della chiesa della Madonna delle Grazie dei Macellai di Piazzetta dei Caldomai, ormai in disuso. 

L’unica nota caratteristica è il campanile in tufo grezzo, in stile barocco che si innalza su tre ordini con logge e alcuni decori nella pietra d’intaglio.

L’interno presenta una navata unica che si conclude in un ampio presbiterio. Vi si accede superando la controfacciata dove tre arcate a tutto sesto sono sostenute da quattro colonne doriche in marmo rosso: sopra si apre il coro illuminato dalla finestra rotonda.
Una volta dentro, la navata mostra tutto il suo stile barocco nel trionfo di marmi colorati, pareti riccamente adorne di stucchi, affreschi sulla cupola e sulla volta, e in fondo, il pregiato altare, progettato da Gaspare Serenario con intarsi marmorei policromi arricchite da pietre nobili e completato da un piccolo baldacchino.

Le cappelle laterali sono due per lato e sono incorniciate dalle modanature degli archi: al di sopra si vedono le logge con frontoni ricurvi, dalle quali le suore potevano partecipare alle funzioni liturgiche senza essere visibili.

Nelle cappelle a destra si trovano un dipinto di Olivio Sozzi del 1735 raffigura Santa Chiara insieme alle Clarisse e una “Crocifissione” di Gaspare Serenario del 1748.

Nelle cappelle di sinistra ci sono quadri del XX secolo che rappresentano san Giovanni Bosco e una tela dedicata alla Madonna, col titolo di “Regina Pacis“.

Completano l’arredamento artistico altre opere pittoriche, affreschi, busti in marmo di sante e stucchi settecenteschi con angioletti che reggono un drappo a baldacchino ad ornamento dell’Agnus Dei. Da ammirare sulle pareti del presbiterio due tele di Guglielmo Borremans: la Monacazione di Santa Chiara e S. Francesco che si spoglia dei beni paterni

Saverio Schirò

Fonti:

  • Patrizia Sardina, Le clarisse di Palermo in AA.VV, Quei maledetti Normanni, Tomo I, Ariano Irpino- Napoli 2016
  • Patrizia Sardina, Storie parallele: domenicane e clarisse a Palermo nei secoli XIV e XV tra ordini mendicanti e ceti nobiliari cittadini, in Clarisas y dominicas. Modelos de implantación, filiación, promoción y devoción en la Península Ibérica, Cerdeña, Nápoles y Sicilia edición de Gemma Teresa Colesanti, Blanca Garí y Núria Jornet-Benito, Firenze University Press 2017
  • Maria Antonietta Russo, Matteo Sclafani: paura della morte e desiderio di eternità, in Mediterranea. Ricerche storiche, 6, 39-68. 2006
  • Voce “Chiesa di Santa Chiara” in wikpedia.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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