Dalla via Alloro alla piazza Marina si snoda la via quattro aprile, si trova la chiesa di San Nicolò la Carruba, chiamata così in ricordo dell’infelice tentativo rivoluzionario del 1860. La rivolta antiborbonica sarebbe dovuta scoppiare la mattina del 4 aprile ed essere annunciata dai rintocchi della campana del convento della Gancia, dove una sessantina di rivoltosi si erano preparati per dare il via alla rivoluzione. I congiurati, a capo dei quali era un fontaniere, Francesco Riso, furono però traditi e trovarono ad accoglierli i soldati comandati dal famigerato capo della polizia, Salvatore Maniscalco. Cinque di essi furono uccisi sul posto (una lapide posta sul muro esterno della Gancia ne ricorda i nomi), due (Filippo Patti e Gaspare Bidona) riuscirono a fuggire in modo rocambolesco, mentre tredici vennero fucilati il successivo 14 aprile: Andrea Cuffaro (anni 63), Giovanni Riso (padre di Francesco, anni 58), Pietro Vassallo (anni 40), Cono Cangeri (anni 34), Nicolò Di Lorenzo (anni 32), Domenico Cucinotta (anni 31), Sebastiano Camarrone (anni 30), Liborio Vallone (anni 30), Giuseppe Teresi (anni 28), Calogero Villamanca (anni 24), Francesco Ventimiglia (anni 18), Michele Fanara (anni 15), Gaetano Calandra (anni ?). La piazza dove avvenne l’esecuzione prese il nome di piazza XIII vittime. Secondo alcuni, la Rivolta della Gancia, la sfortunata impresa fallita miseramente, accelerò la campagna garibaldina dei Mille, che sbarcò in Sicilia poco più di un mese dopo, decretando la fine del Regno delle due Sicilie
“Nella via IV Aprile, di fronte a palazzo Palagonia, ci sono i curiosi resti dell’incompiuta settecentesca CHIESA DI S.NICOLO’ LA CARRUBA DETTA ANCHE DEI GRECI.
Maggiori informazioni ci vengono fornite da Rosario La Duca in: “Questa nostra città – note e appunti sulla vecchia Palermo”: raccolta di alcune note apparse sul Giornale di Sicilia durante l’anno 1962 e nei primi mesi del 1963.
Riportiamo l’articolo apparso sul Giornale di Sicilia in data 4 marzo 1963:
“ QUA E LA’ PER LA VECCHIA PALERMO S. NICOLO’ DEI GRECI: UNA CHIESA SCONOSCIUTA
Il fascino dei vecchi quartieri di una città consiste soprattutto nella possibilità di scoprire elementi suggestivi e di notevole interesse quasi sempre ignorati…..vi intratterremo oggi su qualcosa di caratteristico che si trova nella Via del Quattro Aprile e precisamente su un elemento architettonico che molti, con ogni probabilità, avranno spesso osservato chiedendosi però cosa fosse.
Si trova quasi al termine di questa via che conduce dalla Piazza Marina al convento della Gancia in Via Alloro, proprio di fronte al Palazzo Palagonia che un tempo diede il nome a questa antica strada. L’elenco delle edifici di interesse monumentale od ambientale allegato al Piano Regolatore Generale della Città di Palermo, al n.454, classifica quanto sopra indicato come «Elementi di facciata incompiuta» senza, peraltro, fornire ulteriori notizie.
Come appare dall’unito schizzo, redatto un po’ frettolosamente, si può subito osservare come l’elemento in esame appartenga alla facciata incompiuta di un edificio religioso. Ha un notevole effetto plastico ed è molto interessante anche perché ci offre la possibilità di poter bene osservare l’antica arte, ormai quasi dimenticata, della lavorazione della pietra da intaglio, del nostro bel tufo dorato al quale il tempo conferisce una patina meravigliosa.
Abbiamo voluto ricercare il «certificato di nascita» di questo caratteristico elemento affinché esso possa finalmente perdere quell’anonimato che sinora lo ha distinto, e nella nostra ricerca siamo stati fortunati. Ci è venuto incontro, come al solito, il Villabianca col suo Palermo d’oggigiorno, miniera inesauribile di dati e notizie.
Ci dice infatti l’instancabile Marchese che nel quartiere della Kalsa fu un’antica chiesa di «gente marinaresca » di cui si ha memoria sin dal 1293. E prendendo l’avvio da questa notizia abbiamo esteso la nostra indagine presso altri autori apprendendo che in questa parte della città fu, un tempo, il borgo della gente greca e che qui esistette una antica porta «dei Greci», che venne poi demolita e rifabbricata nel 1553 nel sito dove ancora oggi si trova. I greci abitarono quindi questo quartiere e non solo diedero il nome alla Porta, ma anche alla chiesa che il Villabianca dica essere appartenuta a gente marinaresche proprio perché la principale attività dei pacifici abitanti di questa contrada fu sul mare.
La chiesa prese dapprima il nome di S. Nicolò dei Greci, e, successivamente, nel 1373, venne volgarmente appellata a S. Nicolò alla Carrubra.
Aggiunge anche il Villabianca che verso i primi anni del XVIII secolo questa chiesa «venne ricominciata a rifabbricare con moderna struttura» ma che rimase incompleta.
Maria Angela Pileri